lunedì 8 marzo 2010

Festa della donna

(foto da web)

Per tutte quelle donne che questa sera (spero poche) affolleranno i locali di strip man, credendo di sentirsi libere, non sapendo di essere schiave del peggiore aguzzino... Loro stesse.
Io, non sono un moralista, anzi credo di essere tutt'altro, ma ci sono ben dodici mesi all'anno per affollare certi locali.

(fonte wikipedia)

 http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_Internazionale_della_Donna




Giornata Internazionale della Donna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La mimosa, simbolo italiano della Festa della donna.

La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, è una giornata commemorativa celebrata l'8 marzo di ogni anno, che intende ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Nel corso degli anni la ricorrenza sta perdendo in molti paesi l'originario significato di lotta e di protesta per assumere una connotazione di mero carattere commerciale.



Clara Zetkin

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti socialisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès - vennero discusse tesi sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonianismo e anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alla donne.

Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.

Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909.

La Conferenza di Copenaghen (1910)

Aleksandra Kollontaj

Il lunghissimo sciopero, che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, fu considerato, nel Woman's Day tenuto a New York il successivo 27 febbraio, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decisero pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 - due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista - di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione». Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in Europa la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne».

Non fu però celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania fu tenuta per la prima volta l'8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi, il 9 marzo 1914.

L'8 marzo 1917

Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima Guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 - il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia - le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton, a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 operaie, in gran parte emigrate italiane; altre versioni citavano la repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, e altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York.[1]

Compare la mimosa

Manifestazione femminista

Nel settembre del 1944 si costituì a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce [2] , Rita Montagnana e di Teresa Mattei.[3]

Negli anni Cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere «Noi Donne», il mensile dell’UDI, divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico».[4] Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista.

Il femminismo

La polizia carica un corteo femminista

L'8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice americana Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fosse «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarorono intollerabili, perché la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti.[5]

Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite e l'8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell'anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell'8 marzo la giornata dedicata alla donna.

Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell'anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.


(foto da web)

Auguri a tutte le donne, quelle vere, quelle libere.

lunedì 1 marzo 2010

Aspetto il silenzio

(foto da web)


Aspetto il silenzio

Inerte aspetto il silenzio
dopo aver lottato contro la vita stessa,
sfidando onde verde smeraldo
che mi squassavano l’anima
come cruente carezze.

Non temo più il peggio
sapendo che il peggio non
potrà mai arrivare,
resto solo sulla mia nave
aspettando che i flutti
dei miei pensieri la ingoino 
e cancellino l’ultima sofferenza.

Scricchiola il legno
sotto le sferzate dei sensi,
le urla della ciurma ormai lontana
giungono ovattate
e si confondono al frastuono
che dolcemente diventa musica,
mentre aspetto il silenzio.

Gaetano Gulisano

venerdì 19 febbraio 2010

I tuoi occhi

















I tuoi occhi

Guardo i tuoi occhi
con gli occhi dei miei anni
e rivedo i miei occhi
non ancora colmi
delle lacrime
di conoscenza.

Guardo il tuo viso
liscio di speranza
impaziente d’esser solcato
dalla vita
e rivedo le mie rughe
solcate dalle esperienze
che ti accingerai a vivere.

Gaetano Gulisano

sabato 30 gennaio 2010

Tutto tace

(Quadro del pittore contemporaneo Sandro Arrigoni)


Tutto tace

Mi guardo attorno e tutto tace:
le onde non fanno rumore mentre
s’infrangono sullo scoglio
irrorandomi le pupille di bianca spuma.

Mi guardo attorno e tutto tace:
il cielo s’ingrigisce,
i lampi s'intrecciano tra le nubi,
ma non sento la loro foga.

Mi guardo attorno e tutto tace:
scuri doppiopetti, attillati abiti da sera
scompaiono con assordante silenzio
come fantasmi nella nebbia.

Mi guardo attorno e tutto tace:
vorrei sentire il rumore della vita
ansimare lungo le strade del centro,
urla rimbombare dai muri
dei vecchi palazzi in disuso.

Ma sento solo la mia anima
che urla,si ribella,picchia forte
contro le pareti della sua prigione,
mentre attorno tutto tace.

Gaetano Gulisano



mercoledì 20 gennaio 2010

Un giorno ancora


(foto da web)


Un giorno ancora

Ancora un altro giorno oggi
aspettando domani,
sperando che il sole risorga
dietro vette di speranza.

Ancora un altro giorno oggi
polvere e detriti ad offuscare
sguardi persi nel buio,
occhi rossi senza più lacrime
da dove sgorga rabbia di sangue.

Ancora un altro giorno oggi
un giorno di sole che non scalda,
un giorno di acqua che non disseta
un giorno di terra che sprofonda.
Un giorno che non aspetta più domani.

Gaetano Gulisano





sabato 26 dicembre 2009

Oltre il Natale


-Il mio presepe-



Oltre il Natale

Gelido vento soffia
su tetti imbiancati
alitando inverno.

Comignoli percossi
da candidi fiocchi
attenuano il grigiore
dei tiepidi salotti.

Pacchetti avvolti
da nastri dorati,
attendono
il loro destino.

Intermittenze di colori
illuminano una grotta
irradiata da vera luce.

Gaetano Gulisano

lunedì 21 dicembre 2009

Aspettando Natale





A
Spet
tando
Natale

Un
Lettino
di paglia
vuoto attende
i vagiti d'un bimbo.

Mentre
un popolo fissa il
giaciglio scaldato solo
dall'amore della
gente

quella stessa
gente affannata ad odiarsi.

Gaetano Gulisano

BUON NATALE A TUTTI COLORO
CHE SI TROVERANNO A
PASSARE IN QUESTO
MONDO VIRTUALE

venerdì 18 dicembre 2009

Dopo la nevicata





Dopo la nevicata

Parole tramutate in vapore
danno tepore alla gelida neve,
scoppiettante legna
imporpora il camino
alitando fumo dai candidi tetti.

Niveo è il manto
che copre il non più verde
crine dell’alte cime,
gioielli di ghiaccio
sopra attempate signore.

Giochi di luce, accecanti bagliori,
nuvole giocose in soffice spasmo.
Gelida neve riscaldami ancora.

Gaetano Gulisano.

martedì 24 novembre 2009

Virtuo-sismi



(foto da web)



Virtuo-sismi

Strumenti si accordano
in un tremore di suoni,
note corrono all’impazzata
cercando una “direzione”.


Senza una guida
tentano di sfuggire
al tiranno
che le vuole schiave
dentro teatri friabili.


Inizia il concerto,
il sipario si alza:
“virtuo-sismi”.


Gaetano Gulisano.


lunedì 9 novembre 2009

L'Ombra


(foto da web)


L’ombra

Cammina al mio fianco ombra,
tienimi il passo,
non superarmi
perché non ti inseguirò,
non esitare
perché non ti aspetterò.


Cammina al mio fianco ombra,
non curarti delle luci che ti allungano
dandoti parvenze mostruose e lente
o di quelle che ti accorciano
rendendoti goffa ed affannosa.


Cammina al mio fianco ombra,
resta soltanto la mia parte scura,
guarda la mia spalla ma non appoggiarti,
non cercare di darmi consigli
indugiando dentro i miei occhi.

Gaetano Gulisano.

venerdì 30 ottobre 2009

Rosa rossa


(foto da web)



“Quando si cessa d’essere
quell’essere che noi crediamo assoluto
allora si diventa
l’essenza dell’assolutezza.”


Rosa Rossa

Rosso fiore
stretto da mani
fragili di dolore,
forti d’emozioni.

Petali vellutati
di vermiglio
accarezzano
dolcemente l’anima.

Aguzze spine
piantate in palmi grondanti
di spasmo scarlatto
che indugiano la presa.

Esangue il viso
in una smorfia d’amore
abbandona le palpebre,
l’iride si nasconde,
resta una rosa
grondante di poesia.

Gaetano Gulisano.

lunedì 26 ottobre 2009

L'armadio

(foto da web)



L’armadio

Pensieri nascosti
nel solaio dell’anima
dentro un armadio
con le ante rivolte al muro.

Guardo il soffitto
nel buio dei miei segreti
e non riesco ad ignorare
quell’armadio.
Vorrei dimenticare,
mi specchio nei miei ricordi,
non vedo alcuna immagine.

La mia mente non vorrebbe
ma i mie passi volgono al solaio,
i miei occhi ignari
indugiano sull’armadio,
guardo le mie mani
e le vedo intrise di vita.

Le ante aperte
non più rivolte al muro,
il solaio non ha più soffitto,
i miei ricordi
sono il mio presente
la mia immagine nitida
svela i miei pensieri.

Gaetano Gulisano.


lunedì 19 ottobre 2009

Giardino d'ottobre

(foto da web)


Giardino d’ottobre.

Armonie di fiori
ancora sbocciano
sotto un sole d’ottobre,
pergolati vivono
in foglie madide
di fresca rugiada.

Ancora l’ ocra
indugia nel palesarsi,
le fronde aggrappate
alla vana speranza
d’un altro istante di vita
agognano la non morte,
mentre al suolo
la sorte le attende.

Luna di chiaro pallore,
melanconico sguardo
indugiato allo spasmo,
giardino d’ottobre
continua a fiorire.

Gaetano Gulisano

mercoledì 14 ottobre 2009

Colombe sporcate

(foto da web)



Colombe sporcate

Colombe non più volano
nei cieli della memoria,
piume prive di candore,
sudice di menzogne
rovinano al suolo
con il peso del piombo.

Rami d’ulivo
rinsecchiti e spogli,
utopie di tempi antichi,
tanto vicini
ma troppo lontani
dall’umano sentire.

Arcobaleni privi dell’indaco,
defraudati del giallo,
spogliati dei loro colori
ormai cancellati da
un velenoso “fungo”
di chiaro bagliore.

Gaetano Gulisano

sabato 3 ottobre 2009

Pen-Ombra

(foto da web)



Pen-Ombra

Celato dietro un soffice lino
bramo d’esser visto;
con discreta timidezza
mostro i miei pensieri in mezza luce
per non invadere il tuoi sensi.

Fioco barlume
per non offendere i tuoi occhi
semichiusi dagli affanni del tempo;
anime si rispecchiano
in pozze di chiaroscuri.

Sento affannoso il tuo respiro
avvicinarsi al mio,
la tua mano scoprire il velo,
vedo la luce sconfiggere
la pen-ombra.

Gaetano Gulisano


lunedì 14 settembre 2009

Settembre

(foto da web)


Settembre

Cieli marmorei
colmi di lacrime settembrine
ansando fuggono i venti,
voli d’uccelli in stridere d’ali
sfiorano nubi che cingono pensieri.

Vitigni carichi d’ansie succose
bramano liete metamorfosi;
paurose attese, inquiete nubi,
temuta grandine.

Selene stanca nel suo pallore sorride
mentre novizie perle di bianca rugiada
indugiano alla calma notte.

D’oro il caldo disco colora la terra,
ceste di vimini s’adornano
d’inebriante settembre.

Gaetano Gulisano


giovedì 10 settembre 2009

Speranza

(foto da web)




Speranza

Aspetterò
che il cielo della tua anima
si colori ancora d’azzurro
mentre grigie nubi
solcano ancora
la volta dei tuoi pensieri.

Soffierò
più forte di zefiro
contrapponendo
il suo alito al mio,
annullando
la sua imponenza
per allontanare
cupi presagi
che agitano sensi.

Vedrò
il burrascoso mare
placarsi
alla mia risolutezza,
flutti tramutare
veemenza in carezze,
nubi cedere il posto
all’indaco e al rosso
dell’arcobaleno.
Ora la mia speranza
sarà la tua forza.

Gaetano Gulisano

venerdì 3 luglio 2009

A chi interessano i telefilm?

A qualcuno interessano i telefilm?
Qualcuno è interessato a scambiare opinioni sulle serie di telefilm vecchi o attuali?
Allora visitate questo blog:
http://telefilmsnet.blogspot.com

giovedì 2 luglio 2009

I ricordi che non posso


Cari amici blogger, dal 04 luglio alla fine di agosto, non sarò più in rete o almeno ci sarò di rado, dato che vado nei luoghi, dove la mia silloge "versi e rime sulle cime" è nata.
Quindi, anche se vi porterò con me nelle mie purtroppo brevi passeggiate, considerata la mia gamba che nonostante sia passato parecchio tempo, continua a fare i capricci, non potrò tempestivamente rispondere ai vostri commenti.
Un arrivederci a Settembre.






I ricordi che non posso

Cosa ricorderanno di voi i miei occhi:
Il vostro volto marmoreo
avvolto nel pallore della morte?
l’immagine di pace,
il mio tormento?
Ricorderò forse lacrime,
visi di dolore?
Rammenterò la lenta litania
dell’ultimo viaggio?

Vorrei ricordare
ciò che non posso rammentare:
la tua gioia per il tuo dolore o madre,
la felicità per i tuoi spasmi;
vorrei ricordare il tuo viso padre
l’ansia per l’attesa,
le tue lacrime di felicità.

Mi tormento la mente:
avido attaccato al tuo capezzolo genitrice
mentre guardavo il tuo viso candido,
le tue sanguigne gote, il tuo sorriso,
i tuoi capelli non ancora offesi dagli anni.

Vorrei sentire i tuoi versi genitore
confondersi con i miei da infante,
le tue smorfie unirsi in un’unica faccia,
ilare delle mie stesse risa,
angosciato per i miei pianti.

Perché tormentarmi ora
dei vostri cessati affanni?
Perché se chiudo gli occhi
la prima immagine è una fredda lapide?
Perché non ricordare solo riso e carezze?

Gaetano Gulisano

martedì 30 giugno 2009

L'istante

(foto da web)


L’istante

Interminabile momento
l’infrangersi dell’onda sulla rena.
Tempo procede a rilento e snerva
la rocciosa pazienza dello scoglio
che aspetta il salso abbraccio,
prorompente impeto
mette fine all’attesa.

Eterno è l’istante
di una frazione di secondo,
quanti pensieri s’aggrovigliano
per le vie della mente
in una Babele d’emozioni.

Un senso urta l’altro,
un’emozione s’affanna e l’orologio
segna ancora quell’istante.
Eppure, è solo un batter di ciglia.

Fugace è l’attimo nei meandri dell’anima
che non potrà mai fluire.
Ore, giorni, mesi, anni
l’eternità sfuma nel lasso d’un attimo.

Gaetano Gulisano

venerdì 26 giugno 2009

Rogo

(foto da web)

Prima la Campania adesso la Sicilia!



ROGO

Come se il fantasma di “Nerone”
imperversasse sulla città
roghi nella notte ardono,
incolpando di stoltezza
i nuovi cosiddetti
“Cristiani”
per poi poterli dare in pasto
alle belve nell’arena.

Costruire sulle ceneri
una nuova città,
una città pulita,
che non emani il fetore
della finta pulizia ostentata,
che non produca il fetore
che emana chi si tappa le nari,
chi si chiude gli occhi,
chi si serra le orecchie.

Ma oggi non è Nerone
a dare alle fiamme la città
ma i nuovi cristiani
stanchi dell’indifferenza,
sapendo che la vera puzza
non viene dalla
MONNEZZA.

Gaetano GULISANO

lunedì 22 giugno 2009

Combattere

(foto da web)



Combattere

Eserciti
armati di metastasi infette
ardiscono l’annientarti,
letti colmi di dolore
non provano più spasmo
assuefatti alla speranza
si tormentano.

Vene lacerate,
un buco e ancora un altro,
l’ematoma
si diffonde lungo il braccio
prima il destro poi il sinistro,
accogli l’essenza
di “dolce” morte.

Ti dicono:
dopo starai meglio
non lottare,
non pregare,
non sperare,
abbandonati
e il coraggio
defluisce sconfitto.

Perché non hai più lottato,
perché non hai più pregato,
perché non hai più sperato,
lotta ancora, strappa aghi
e la tua vittoria sarà vivere.

Gaetano Gulisano

sabato 20 giugno 2009

Versi e rime sulle cime


Oggi sono presente nel blog di Renzo Montagnoli con la mia silloge "Versi e rime sulle cime". Cliccando sul'immagine, potete leggere la recensione a cura di Renzo Montagnoli che ne consiglia la lettura.
"GRAZIE RENZO"

giovedì 18 giugno 2009

Dal Mare

(foto da web)



Dal mare

Spruzzi di acque lontane
affliggono lo scoglio,
insultano le spiagge arse dal dolore;
l’acqua non lenisce la canicola
come acido brucia,
scioglie le speranze.

Il sale si ravviva e offende le ferite
che più non pulsano di dolore,
uno schizzo scioglie i nodi nei capelli
per poi rattrappirli ancora
nell’aspra illusione.

Non fa più paura la sera,
anime più non temono l’attesa
galleggiano per sereni lidi,
i marosi più non li oltraggiano
insperato ritorno, partenza incerta
arrivare mai.

Gaetano Gulisano


domenica 14 giugno 2009

Giovane stelo




Giovane stelo

Ho strappato la gramigna
che ti cresceva attorno
ancora giovane stelo,
avvolgendoti con le mie mani
madide di vesciche.

Ho innaffiato la tua terra
con acqua di fonte
nata nei pascoli alpestri.

Ho vegliato insonne perché
i corvi non pungessero i tuoi frutti
lasciando che beccassero
i miei occhi.

Ora giovane quercia
il vento del nord
non può più smuovere le tue radici,
la pioggia del sud
non può offendere le tue foglie,
i corvi rispettano i tuoi rami
e non pungono i tuoi frutti.

Gaetano Gulisano

giovedì 11 giugno 2009

Estate

(foto da web)



Estate

Fioriere colme di boccioli
lungo i viali.
Profumi convulsi,
polline ormai traghettato dal vento,
vita, cinguettio d’anime,
api ronzanti.

Nubi colme di sorrisi
placate da zefiro ormai desto
dall’oro del mattino
amante e amato
nell’imperituro amplesso.

Volteggio di sensi ad ali di rondine,
planate in assetto di riposo al volgere
la quiete.
Vermiglio il manto della sera,
sinfonie di luna.

Gaetano Gulisano


lunedì 8 giugno 2009

Mani aperte

(Giovanni Domenico Cerrini, Il ratto d'Europa foto da web)


Mani aperte

Palmi aperti ondeggiano
in un mare d’incertezza,
squassato da false verità.
Il nocchiero ride e saluta.

Pugni chiusi resistono all’onda
di acque in tempesta.
Divelte le dita,
mani in cerca d’appigli
scogli aguzzi li feriscono
stille di vermiglio, urla.

No, non è un passato
dimenticato
No, non è un presente
cieco di memoria,
ma un futuro
che non vorrà ricordi.

Gaetano Gulisano

venerdì 5 giugno 2009

Anima sospesa

(foto da web)



Anima sospesa

Appeso ad asciugare
ai fili d’esistenze tese a spasmo,
fissato con mollette di plumbei pensieri
l’anima grondante fa pantano intorno.

No, non pulire le stille che restino a memoria;
aspetto l’alito di vento di lontani mondi
che asciughi la lordura che mi sento addosso.

Puzzo attaccatomi da troppa indifferenza,
olezzo che non offende più le nari della folla
ardisco lavare ancora e ancora lavo,
l’anima ormai asciutta resta appesa.

Gaetano Gulisano


martedì 2 giugno 2009

Dis-Armonia

(foto da web)



Dis-Armonia

Violini non ancora accordati,
afoni gorgheggi,
vocalizzi senza accenti,
stecche.
Tutto il pubblico s’alza in piedi
applausi.

Il coro perso nel leggio annaspa,
inciampa e si rialza per inciampare ancora
cerca appiglio nel pentagramma
una minima una semicroma,
l’intonazione è persa.

Il direttore agita la bacchetta
l’orchestra stona,
il pubblico applaude ancora.

Gaetano Gulisano

venerdì 29 maggio 2009

"Versi e rime sulle cime" perché è nata?


Cliccando sull'immagine si può leggere la recensione di Renzo Montagnoli



Finalmente è arrivata, qualche giorno fa ha suonato il corriere e mi ha consegnato due scatole contenenti le mie copie della silloge “Versi e rime sulle cime”. Vi lascio immaginare l’emozione. Sono sicuro che la maggior parte di voi che leggeranno questo post, ben comprenderanno quello che ho provato e che provo.
La guardo, la sfoglio, sento il fruscio dei fogli, l’aria mi invade il viso, leggo il titolo e il mio nome in cima e mi sembra quasi impossibile che tutto questo si sia realizzato.
Un percorso iniziato quando ancora non ero consapevole d’averlo cominciato.
Inizierò dicendovi, quando è perché ho iniziato a scrivere poesie (o presunte tali).
Nel 2005, sono rimasto vittima di un incidente stradale che mi ha costretto per molti mesi a letto e successivamente, inchiodato ad una sedia; le mie giornate passavano con l’amore di mia moglie e dei miei cari, con il computer, questo bizzarro aggeggio che io usavo per fare solitari e giochini strani.
Non contento, mi sono fatto istallare un collegamento internet trovandomi così in rete.
Quasi per caso, qualche periodo dopo, mi è venuta tra le mani una “poesia-filastrocca” o meglio un racconto in rime in dialetto siciliano che aveva scritto una mia vecchia zia negli anni ‘30 e, che mio padre era solito recitarmi quasi per divertimento. Avendo tanto tempo libero e stufo dei soliti giochini al PC, ho iniziato a tradurla in italiano, cercando di metterla in rime per renderla più musicale e scorrevole possibile.
Da lì, nella mia mente, si è insinuata l’idea di scrivere poesie (o presunte tali.)
Ma la poesia, è soprattutto emozione, lo scarabocchio che l’anima del poeta lascia sul foglio. Dunque, cosa mi ha dato e continua a darmi forti emozioni? A questa domanda senza esitazioni mi sono risposto: “la montagna e come l’ho conosciuta.”

Nel 1997, mi trovavo a Venezia e conobbi una ragazza molto dolce e carina, (colei che è successivamente sarebbe diventata mia moglie) dopo una breve frequentazione, quello stesso anno, mi invitò a trascorrere una giornata in montagna, precisamente a Canale d’Agordo ( in origine il nome era: Forno di Canale) , un paese in provincia di Belluno.
Appena arrivati, lo spettacolo era mozzafiato, lei cominciò a raccontarmi delle vacanze che aveva trascorso in quel paese durante la sua infanzia, ogni angolo, ogni vicolo le ricordava qualcosa, ogni pietra, ogni tabjà (costruzioni in legno utilizzati per il ricovero di attrezzi e animali) erano fonte d’emozioni.
Allora, ancora non capivo, ma iniziavo ad avvertire un emozione nuova, strana ma gradevole. Più guardavo quelle rocce e più mi sentivo avvolto da quella natura, non riuscivo a capire perché un senso incontrollabile di commozione mi prendeva ogni qualvolta guardavo quei monti. In seguito, capii che la montagna, non è luogo fisico, dove si può andare o venir via; la vera montagna: è una filosofia di vita, un pianeta misterioso di immane bellezza, un universo parallelo che si palesa solo a chi chiudendo i sensi che comunemente si usano come: udito, vista, tatto e olfatto e aprendo l’anima, per sentire odori, per vedere splendori, per toccare la vera essenza dei monti e per sentire la voce della natura, riesce a percepire la vera montagna.

Queste sensazioni, le avevo provate, quando ancora non avevo pensato di sedermi davanti a un PC per scriverle, ma l’incidente e la “poesia-filastrocca” della mia vecchia zia, mi hanno fatto riflettere e durante una vacanza estiva in Canale d’Agordo, ancora costretto tra sedia e stampelle, con il mio fido portatile sempre al seguito, ho deciso di imprimerle in questa silloge di racconti e poesie ispirate e ispiratemi da quell’universo parallelo che solitamente le persone chiamano Montagna.
Naturalmente, senza l’aiuto di Renzo Montagnoli, che ne ha curato l’introduzione, Gordiano Lupi l’editore della casa editrice “Ilfoglioletterario” e Fabrizio Manini, responsabile della casa editrice per gli Autori contemporanei di Poesie, sarebbero rimaste solo emozioni che avrei condiviso con la mia amata moglie e gli amici che giornalmente mi stanno vicini.
Questo è il motivo per il quale è nata questa raccolta, che vuole essere più un condividere emozioni che altro.



Chi fosse intenzionato all'acquisto, può inviare una mail al mio idirizzo di posta elettronica: gaetano.gu@gmail.com
oppure direttamente nel sito dell'editore:
www.ilfoglioletterario.it

domenica 24 maggio 2009

Versi e rime sulle cime



E' imminente l'uscita del mio primo (e spero non ultimo) libro.
Una raccolta di racconti e poesie ispirate ed ispiratemi dalle meravigliose montagne venete.
Per saperne di più, cliccate sull'immagine.
Non l'ho ancora ricevuto, quando lo riceverò dall'editore, condividerò con voi le mie emozioni raccontandovi cosa mi ha spinto a scriverlo.


Potete leggere qualcosa sulla mia silloge anche Qui


Oppure cliccando Qui

sabato 23 maggio 2009

Cassetti chiusi

(foto da web)


Cassetti chiusi

Ho aperto cassetti grippati dal tempo,
non li avevo lubrificati e l’odore
del legno bruciato sfregando
mi ha punto l’anima
senza offendermi le nari.

Memorie arrugginite
si scrostano dalla salsedine che opprime
la mia mente, lasciando respirare i miei
sensi, abbandonandomi alla visione della mia vita.

Non chiuderò più quei cassetti,
non serberò più ricordi per dimenticarli,
non amerò il disprezzo di antichi rancori e non
disprezzerò l’amore delle nuove gioie
nascoste nell’ombra di cassetti chiusi.

Gaetano GULISANO
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