giovedì 13 maggio 2010

Il santo Tafferuglio


(fofo da web)

Qualche anno fa, rovistando nei cassetti che non si aprono quasi mai, trovai una vecchia poesia/racconto in dialetto siciliano, scritta da una mia zia circa agli inizi degli anni 30’, ormai trapassata da diversi anni.
Quella poesia/racconto, mi portava alla memoria gli anni della mia fanciullezza, quando, viaggiando con mio padre per il suo lavoro per le campagne della piana di Catania, nella sua vecchia fiat 500 sprovvista di autoradio era solito recitarmi quei versi in dialetto che avevo anch’io imparato. E, nulla mi sembrava più bello ed emozionante.
Quel racconto mi aveva sempre affascinato, in quanto narrava di una ipotetica lite tra San Pietro e Pio IX alle porte del paradiso per causa del Generale dei bersaglieri La Marmora, il quale con l’aiuto del sovrano d’Italia Vittorio Emanuele II, era riuscito a convincere il santo che Pio IX non era del tutto degno di albergare in paradiso, mentre lo erano a pieno titolo il duo di “anticlericali.”
La storia, si intersecava e proseguiva con colpi di scena per finire con una sua morale.
Quel giorno che l’ebbi fra la mani, ero ancora sulla mia sedia a rotelle (che per fortuna ho da tempo abbandonato), leggendola con commozione, trovai che quella storia irreale si sarebbe potuta adattare ad un palcoscenico di un teatro e quindi, decisi di far parlare i personaggi con dei monologhi e dialoghi, ma non volevo comunque togliere le rime che ne avevano contraddistinto l’essenza della poesia stessa, dunque , prima di far entrare i personaggi in scena ho voluto creare la figura di un narratore che in rime all’inizio di ogni atto, racconta quello che sarebbe accaduto e come i personaggi si sarebbero comportati di volta in volta.
Un’altro ostacolo sarebbe stato il dialetto siciliano incomprensibile per molti, dunque ho cercato di cambiare alcune sfumature senza stravolgere la storia cercando di raccontare il tutto in rima.
Questa poesia/racconto/(commedia teatrale) è stata il vero motivo perché oggi è aperto questo blog e perché continuo a scrivere cercando di trasmettere le mie emozioni.
Questa una breve introduzione della commedia.


“Il santo tafferuglio”

Narratore:

Scusatemi,
se non mi sono ancora presentato
è perché non son poeta titolato,
ma raccontar vi voglio col sorriso,
di ciò che accadde un tempo in paradiso.

Nel regno degli angeli e dei santi,
con lo stupore di tutti i defunti,
colui che ai beati apre le porte
al papa Pio IX lì prese a botte.

Se i due Papi si trovaron a litigare,
la colpa è di uno stolto generale,
bersagliere di medaglie decorato
che ormai a miglior vita era passato.

Il milite marciava impaziente,
cercando il paradiso impenitente,
marciava come fosse un centurione
sin che non avvistò il santo Portone;
appena fu vicino qualche metro,
gridò: “vittoria” ed uscì San Pietro.

San Pietro, nel sentire il militare
che continuava ancora ad esultare,
con l’uniforme a festa decorato,
disse: “silenzio un poco screanzato.
Or dimmi senza più farmi aspettare,
con quale nome tu ti fai chiamare.”

Il militare senza più indugiare,
disse: “La Marmora son io il Generale
col copricapo con le piume nere,
che dopo aver pugnato con coraggio
e aver difeso chi subiva oltraggio,
io come eroe e liberatore
il paradiso agogno con onore.

San Pietro, nel sentirlo delirare
dato che calmo egli volea restare,
gli disse: “valoroso generale,
in questo luogo tu non puoi entrare,
ma ti consiglio d’affrettar l’cammino
la dove Dante trovò il conte Ugolino.

La Marmora, all’udir quelle parole
sentendosi oltraggiato nell’onore,
rispose: “all’inferno vacci tu,
se cristo in croce martire è stato
è perché anch’io da lui venga salvato;
e se negar mi vuoi questo diritto
io leggere vorrei il sacro scritto.

San Pietro, nel sentir l’impertinente
e per rispetto di quel luogo sacro,
con calma replicava gentilmente,
dicendo: “caro bersagliere
questo non è un luogo militare
dove tutti ti dovevano ubbidire,
perciò di nuovo, ti invito ad andare
dove Caronte ti possa traghettare.”

Stupito nell’udir quelle parole
pronunciate dal sommo clericale,
con l’ira che s’addice al condottiero
infierì dicendo il generale:
“tu sei portiere di questo santo loco
e così parli perché son disarmato,
eppure, s’io non fossi trapassato
e da chiunque sarei cosi oltraggiato,
la mia sciabola o prete assaggeresti
che il tuo vecchio martirio agogneresti.

San Pietro, sentendosi insultato
serrò i pugni e disse: “in guardia gallo spennato.”
La Marmora con furia gli si avventa
ma ancora prima San Pietro lo agguanta,
con rabbia gli da uno spintone,
lo buttò fuori e chiuse il portone.

Sconfitto e solo, il prode bersagliere,
cercò una strategia da allevare,
ma non avendo forza militare,
capì che solo si doveva rassegnare;
pensò: San Pietro è dunque vittorioso
ed io perdo l’eterno riposo.

Lasciò quel luogo abitato dai santi,
sconfitto e con l’ira che gli serrava i denti,
pensando adesso mi ritiro afflitto,
ma quanto prima torno in questo luogo
e il paradiso metto a ferro e fuoco...

Gaetano Gulisano.

lunedì 26 aprile 2010

Terra

(foto da web)



Terra

Nell’aria
il profumo di nuova vita
è già intenso,
la terra scaldata dal sole
freme e geme,
spingono incessanti ed impetuosi
nuovi germogli.

Eppure è la stessa terra
che ha conosciuto l’inverno,
nascosta e intirizzita dalle gelate,
la stessa terra che ha ospitato dolore.

Apro le nari al tuo profumo,
godo del tuo fremente ardore.
Un bocciolo di rosa
lacrimando rugiada
saluta la vita.

Gaetano Gulisano.

giovedì 1 aprile 2010

versi e rime sulle cime


Versi e rime sulle cime

di Gaetano Gulisano
Introduzione di Renzo Montagnoli
Edizioni Il Foglio Letterario
http://www.ilfoglioletterario.it/
ilfoglio@infol.it
Poesia e narrativa
Pagg. 103
ISBN: 978-88-7606-228-5
Prezzo: € 10,00


(poesia tratta dal mio libro “Versi e rime sulle cime”)


L’ALPINISTA


Osservo la tua ruvida cute
coperta da irta boscaglia,
ma dentro la mia anima
sei dolce velluto.

Cammino lungo
i tuoi scoscesi sentieri,
ma nei miei sensi
sono agevoli e limpide vie.

Mi inerpico lungo i tuoi
impervi e irti fianchi,
ma vedo solo sinuose
e soavi forme.

Mi abbandono alla tua essenza,
trovando in te possente monte
l’anelata pace
nella tua somma vetta.


Gaetano Gulisano

sabato 27 marzo 2010

Forte(mente)

(foto da web)


Forte(mente)

Mi specchio
nelle acque immacolate
di pensieri non ancora concepiti,
odo il vocio di locuzioni incomprensibili,
corro inseguito da parole,
incespico in concetti pleonastici.

Aguzzine
le frasi mi raggiungono,
mi bloccano i polsi,
mi percuotono
con idee artefatte
appannandomi i sensi
e tutto diventa torbido.

Da lontano
un bagliore appare
la presa ai polsi si allenta,
cessano le percosse,
non odo più nulla
ritorni viva
Forte(mente).

Gaetano Gulisano.

sabato 20 marzo 2010

Primavera

(foto da web)


Primavera

Ora che la terra
si schiude a nuova vita,
lasciando il gelo
per un nuovo tepore
profumando
di rinnovato colore.

Ora che il cielo
chiuse le cateratte gementi,
sorride in squarci d’azzurro
mostrando bianchi
denti di nuvole.

Ora che i sensi turbinano
in spasmo di rinnovamento,
fecondi pensieri volano
fino ad intrecciarsi alle rondini.

Ora ti aspetto,
seduto accanto alla mia anima
mentre incantato ammiro
la primavera.

Gaetano Gulisano.

lunedì 15 marzo 2010

Volo

(foto da web)



Volo

Ali di carta agitate al vento
in spasmo d’esistenza,
lotta imperitura
contro aliti di calma apparente.

Cielo azzurro
di pace insidiosa,
mare cobalto
di tempestosa calma.

Minuto è il corpo
che volteggia nell’aria
sfidando il suo stesso esistere,
come l’anima
imprigionata in un corpo
che si ostina a non vivere.

Gaetano Gulisano.

mercoledì 10 marzo 2010

Democrazia?

(foto da web)

Democrazia


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.

Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un'unica concreta traduzione, ma può trovare ed ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate per altro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.

« La vita di un popolo non consiste nel diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma nell'invogliarli, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno le leggi proposte. Nei grandi Stati moderni, l'associazione deve supplire all'esercizio impossibile di quel diritto. L'opinione del Paese dovrebbe legalmente, normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più. »

(Aurelio Saffi)


« Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. »

(Walt Whitman, Prospettive democratiche) […] continua a leggere




Io non amo parlare di politica, proprio perché non amo la politica, potrei dilungarmi nello spiegarne il motivo, ma non lo farò almeno in questo post, forse lo farò più in la.
Ma di una cosa non potrei fare a meno nella vita: la “DEMOCRAZIA” ma di quella vera non di quella millantata ed oltraggiata ogni giorno nei e dai media e da chi se ne fa paladino.
Se dovessi perdere la democrazia, (per me) la vita non avrebbe alcun senso se non quello di riacquistarla.
Ora, non riesco a capire perché fare votare una parte di Italiani, sarebbe antidemocratico, mentre è alta democrazia vietarglielo.
Certamente le regole sono regole, non si sono rispettati dei tempi ed in campo ci sarà una sola squadra. Bene, un fastidio in meno non occorrerà andare a votare, perché andarci non avrebbe senso, dato che a tavolino si è già espulso l’avversario (anche se per colpa di quest’ultimo).
Naturalmente, ammettere l’avversario, nonostante quest’irregolarità sarebbe stata una prova di sportività e di superiorità di consenso, sempre sbandierata nelle varie trasmissione televisive; mentre invece sembra un’evidente consapevolezza di inferiorità di consenso nazionale.
Dunque, se si può squalificare l’avversario prima di farlo arrivare in campo tanto meglio.
Pertanto, auspicherei, che si cambiasse la dicitura da elezioni regionali a “Primarie” del PD, dato che si andrà alle urne ( per chi ci andrà) senza avversari.
Difatti, è come guardare una partita di calcio giocata ore prima del quale si conosce benissimo il risultato.


Ma tutto questo cosa ha a che fare con la democrazia?

lunedì 8 marzo 2010

Festa della donna

(foto da web)

Per tutte quelle donne che questa sera (spero poche) affolleranno i locali di strip man, credendo di sentirsi libere, non sapendo di essere schiave del peggiore aguzzino... Loro stesse.
Io, non sono un moralista, anzi credo di essere tutt'altro, ma ci sono ben dodici mesi all'anno per affollare certi locali.

(fonte wikipedia)

 http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_Internazionale_della_Donna




Giornata Internazionale della Donna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La mimosa, simbolo italiano della Festa della donna.

La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, è una giornata commemorativa celebrata l'8 marzo di ogni anno, che intende ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Nel corso degli anni la ricorrenza sta perdendo in molti paesi l'originario significato di lotta e di protesta per assumere una connotazione di mero carattere commerciale.



Clara Zetkin

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti socialisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès - vennero discusse tesi sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonianismo e anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alla donne.

Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.

Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909.

La Conferenza di Copenaghen (1910)

Aleksandra Kollontaj

Il lunghissimo sciopero, che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909, fu considerato, nel Woman's Day tenuto a New York il successivo 27 febbraio, come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decisero pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 - due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista - di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione». Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in Europa la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne».

Non fu però celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania fu tenuta per la prima volta l'8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi, il 9 marzo 1914.

L'8 marzo 1917

Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima Guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 - il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia - le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton, a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 operaie, in gran parte emigrate italiane; altre versioni citavano la repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, e altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York.[1]

Compare la mimosa

Manifestazione femminista

Nel settembre del 1944 si costituì a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce [2] , Rita Montagnana e di Teresa Mattei.[3]

Negli anni Cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere «Noi Donne», il mensile dell’UDI, divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico».[4] Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista.

Il femminismo

La polizia carica un corteo femminista

L'8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice americana Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fosse «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarorono intollerabili, perché la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti.[5]

Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite e l'8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell'anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell'8 marzo la giornata dedicata alla donna.

Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell'anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.


(foto da web)

Auguri a tutte le donne, quelle vere, quelle libere.

lunedì 1 marzo 2010

Aspetto il silenzio

(foto da web)


Aspetto il silenzio

Inerte aspetto il silenzio
dopo aver lottato contro la vita stessa,
sfidando onde verde smeraldo
che mi squassavano l’anima
come cruente carezze.

Non temo più il peggio
sapendo che il peggio non
potrà mai arrivare,
resto solo sulla mia nave
aspettando che i flutti
dei miei pensieri la ingoino 
e cancellino l’ultima sofferenza.

Scricchiola il legno
sotto le sferzate dei sensi,
le urla della ciurma ormai lontana
giungono ovattate
e si confondono al frastuono
che dolcemente diventa musica,
mentre aspetto il silenzio.

Gaetano Gulisano

venerdì 19 febbraio 2010

I tuoi occhi

















I tuoi occhi

Guardo i tuoi occhi
con gli occhi dei miei anni
e rivedo i miei occhi
non ancora colmi
delle lacrime
di conoscenza.

Guardo il tuo viso
liscio di speranza
impaziente d’esser solcato
dalla vita
e rivedo le mie rughe
solcate dalle esperienze
che ti accingerai a vivere.

Gaetano Gulisano

sabato 30 gennaio 2010

Tutto tace

(Quadro del pittore contemporaneo Sandro Arrigoni)


Tutto tace

Mi guardo attorno e tutto tace:
le onde non fanno rumore mentre
s’infrangono sullo scoglio
irrorandomi le pupille di bianca spuma.

Mi guardo attorno e tutto tace:
il cielo s’ingrigisce,
i lampi s'intrecciano tra le nubi,
ma non sento la loro foga.

Mi guardo attorno e tutto tace:
scuri doppiopetti, attillati abiti da sera
scompaiono con assordante silenzio
come fantasmi nella nebbia.

Mi guardo attorno e tutto tace:
vorrei sentire il rumore della vita
ansimare lungo le strade del centro,
urla rimbombare dai muri
dei vecchi palazzi in disuso.

Ma sento solo la mia anima
che urla,si ribella,picchia forte
contro le pareti della sua prigione,
mentre attorno tutto tace.

Gaetano Gulisano



mercoledì 20 gennaio 2010

Un giorno ancora


(foto da web)


Un giorno ancora

Ancora un altro giorno oggi
aspettando domani,
sperando che il sole risorga
dietro vette di speranza.

Ancora un altro giorno oggi
polvere e detriti ad offuscare
sguardi persi nel buio,
occhi rossi senza più lacrime
da dove sgorga rabbia di sangue.

Ancora un altro giorno oggi
un giorno di sole che non scalda,
un giorno di acqua che non disseta
un giorno di terra che sprofonda.
Un giorno che non aspetta più domani.

Gaetano Gulisano





sabato 26 dicembre 2009

Oltre il Natale


-Il mio presepe-



Oltre il Natale

Gelido vento soffia
su tetti imbiancati
alitando inverno.

Comignoli percossi
da candidi fiocchi
attenuano il grigiore
dei tiepidi salotti.

Pacchetti avvolti
da nastri dorati,
attendono
il loro destino.

Intermittenze di colori
illuminano una grotta
irradiata da vera luce.

Gaetano Gulisano

lunedì 21 dicembre 2009

Aspettando Natale





A
Spet
tando
Natale

Un
Lettino
di paglia
vuoto attende
i vagiti d'un bimbo.

Mentre
un popolo fissa il
giaciglio scaldato solo
dall'amore della
gente

quella stessa
gente affannata ad odiarsi.

Gaetano Gulisano

BUON NATALE A TUTTI COLORO
CHE SI TROVERANNO A
PASSARE IN QUESTO
MONDO VIRTUALE

venerdì 18 dicembre 2009

Dopo la nevicata





Dopo la nevicata

Parole tramutate in vapore
danno tepore alla gelida neve,
scoppiettante legna
imporpora il camino
alitando fumo dai candidi tetti.

Niveo è il manto
che copre il non più verde
crine dell’alte cime,
gioielli di ghiaccio
sopra attempate signore.

Giochi di luce, accecanti bagliori,
nuvole giocose in soffice spasmo.
Gelida neve riscaldami ancora.

Gaetano Gulisano.

martedì 24 novembre 2009

Virtuo-sismi



(foto da web)



Virtuo-sismi

Strumenti si accordano
in un tremore di suoni,
note corrono all’impazzata
cercando una “direzione”.


Senza una guida
tentano di sfuggire
al tiranno
che le vuole schiave
dentro teatri friabili.


Inizia il concerto,
il sipario si alza:
“virtuo-sismi”.


Gaetano Gulisano.


lunedì 9 novembre 2009

L'Ombra


(foto da web)


L’ombra

Cammina al mio fianco ombra,
tienimi il passo,
non superarmi
perché non ti inseguirò,
non esitare
perché non ti aspetterò.


Cammina al mio fianco ombra,
non curarti delle luci che ti allungano
dandoti parvenze mostruose e lente
o di quelle che ti accorciano
rendendoti goffa ed affannosa.


Cammina al mio fianco ombra,
resta soltanto la mia parte scura,
guarda la mia spalla ma non appoggiarti,
non cercare di darmi consigli
indugiando dentro i miei occhi.

Gaetano Gulisano.
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