Vittima
Vittima,
chi si prenderà cura di te
se non la tua solitudine,
se non il tuo dolore,
se non la tua rabbia?
Vittima,
chi difenderà le tue ragioni
se non il tuo orgoglio
calpestato e affogato
nella più putrida
e nera fanghiglia?
Vittima,
ti chiameranno
bugiarda provocatrice,
metteranno in dubbio persino
il tuo esser vittima
e tu stessa dubiterai
d’esser vittima, perché
i tuoi difensori ti guarderanno
con lo stesso sguardo
dei tuoi vili aguzzini
e ti tacceranno come rea
e tu, allora crederai d’esserlo.
Vittima,
cessa il sentirti rea,
riprenditi il tuo orgoglio
e nettalo nella vera ragione,
esci dalla prigione della solitudine,
tramuta il dolore in forza
e riprendi la tua vita
a chi voleva togliertela.
Gaetano GULISANO
martedì 14 aprile 2009
Vittima
giovedì 9 aprile 2009
Sciacalli

Inoltre, orde di… Non so come o cosa definirli, vengono comunemente chiamati “Sciacalli”. Ma perché oltraggiare questi animali che fanno quello che fanno per loro natura e per sfamarsi? Li chiamerò “bipedi” per il semplice fatto che si muovono su due “zampe”; non voglio dire gambe per non associarli al genere umano.
Dunque, questi (per fortuna pochissimi) “cosi”, si aggirano fra le macerie depredando quello che trovano.
Di questo ho veramente ORRORE.
Ma per fortuna, sono solo pochissimi e la maggioranza è composta da quei pompieri e esseri umani tutti che, con le lacrime agli occhi gioiscono per aver salvato una vita, che senza sosta scavano con le mani e con i denti.
Arrivano schivi, correndo follemente
con la rabbiosa bava che gli riga la bocca,
digrignando i denti marci
del putridume della loro anima.
Da lì a poco azzanneranno e si azzanneranno
dove la morte non può più provocare dolore,
dove la morte prova pietà per l’immane sofferenza,
dove la morte terrorizzata dalla loro presenza
abbandonerà il passo all’atroce saccheggio,
dove la morte con tutto il suo grande dolore
non potrà mai uguagliare l’orrore de:
Gaetano GULISANO
sabato 4 aprile 2009
Mandorli in fiore
Mandorli in fiore
Aliti di nuova vita,
rinascita nei mandorli in fiore
che inebriano l’aria
di rinnovato profumo,
che estasiano i sensi
con i loro candidi colori.
Sciolta la neve
tramuta in limpida essenza
metamorfosi dell’essere,
come d’Ovidio il poema
specchiata nella chiara rinascita,
non come Narciso perito
al suo delirio,
ma gaia al mutamento.
Cinguettio delizioso
ed assordante del risveglio,
ronzio fragoroso e armonico
del dolce tuo nettare,
nitidi fiori carichi di polline
frutti gustosi dei mandorli in fiore.
Gaetano GULISANO
giovedì 2 aprile 2009
La nera signora
La nera signora
Nera signora dalle scure vesti,
che negli animi più arditi
paurosi tormenti desti.
Tetra sovrana di tenebrosi mondi,
che con la tua lucente falce
tanto tormento infondi.
Perché or non m’appari
che da pari a pari,
con te cupa signora
parlare io vogli’ora.
Ella come in un sogno
nella sua nera veste
che svolazzava come
le vele alle tempeste,
m’apparve dunque lesta
e senz’esitare,
in un eterno attimo
incominciò a parlare.
Perché or tu mi invochi
con sì veemente ardore,
se ancor di questo di luogo
son tante le tue ore?
Morte io qui ti invoco
perché vo' in conoscenza,
qual è la tua cagione per
tanta sofferenza.
Oh quale ardir tu osi umano
al mio cospetto,
che a me ti volgi
senza mostrar alcun rispetto.
Senza la morte oh stolto
alla vita voi umani,
altro non dareste che
sofferenze immani.
Pensa a quei tanti anziani
che mi tendon le mani,
e che con supplice voce
invocano la pace.
Pensai in quell’istante quale fu
la cagione per fare
inconsapevole di me un istrione.
Riflettei allora svelto al
mio tormento,
quel saggio favellare mi
fu d’insegnamento.
Se nella fredda terra
ora tu madre giaci,
e provo gran dolenza
per la tua mancanza,
ora ne son sicuro
che la tua cruda sorte
adesso è alleviata nelle
braccia della morte.
(A mia madre e a tutti quei malati terminali di incurabili morbi, che nella morte trovano la giusta pace)
Gaetano GULISANO
martedì 31 marzo 2009
La zattera del mio tempo

Scorrono lenti i miei pensieri
passeggeri clandestini
sopra la zattera della mia età,
trasportati dal nocchiero
senza tempo, pagato
con oboli d’esistenza.
rollo sui flutti
dell’impetuoso fiume dei ricordi,
che senza pietà
percuote il misero natante,
fa sussultare il flebile gondoliere
e mi trovo solo, timoniere
nella zattera del mio tempo.
In balia delle mie inseparabili
ed inevitabili Moire,
arcane tessitrici che filano
lo spago della mia essenza.
Scruto l’orizzonte,
sperando di non vedere
la temuta e inevitabile Atropo,
che corrucciata nella sua scura veste
apre le lame delle sue affilate cesoie
che attende il mio fato.
Gaetano GULISANO
venerdì 27 marzo 2009
Pensieri
Pensieri confusi
tra i spinosi rovi della mente,
che invadono il sentiero
intricato della vita
che feriscono l’anima
nell’arrampicata
alla vetta dei sensi.
Sempre alla ricerca d’una
ristoratrice oasi nel deserto
infuocato delle nostre idee,
martellati dalla cocente canicola
delle nostre ossessioni,
accecati dalle tempeste della
fine sabbia dei nostri stolti dubbi.
Questuanti di pace,
mentre belligeranti
ai nostri stessi pensieri,
ai nostri stessi sensi,
alla nostra stessa anima:
abbandoniamo l’agevole sentiero
dal mite clima che
dolcemente ci conduce
alla nostra coscienza.
Gaetano GULISANO
martedì 24 marzo 2009
La Gondola
(foto da web)Lo sciabordio dell’acqua
nei canali di Venezia,
antiche mura cinte
da un fluido abbraccio,
due cuori lenti passano
come una musica romantica,
la scia dei sogni di due innamorati
che si tengono per l’anima
galleggia sulle calme acque
della laguna.
Antico legno scricchiolante
che confondi i tuoi cigolii
con le soavi ed eteree
note della laguna,
accompagnata dalla voga
fai fremere la forcola
ad ogni tuo sussulto
e un dolce canto
si sprigiona nell’aria.
Sogno d’incanto
interrotto dall’afono e stonato
canto della sgraziata modernità,
una vogata e poi un’altra
e mi cullo ancora nell’oblio
di un’antica e leggera gondola.
Gaetano GULISANO
sabato 21 marzo 2009
Bucaneve
(foto da web)Bucaneve
Indomabile vigore
d’inevitabile fato,
delicato urlo
d'irresistibile gioia,
tenue essenza
d'un inerme seme.
Sotto una coltre
di gelida e candida neve,
inflessibile con inaspettata
veemenza, spingi il tuo esile
stelo come un’orda
d’inferociti guerrieri.
Vincendo la gelida morsa
a favore d'un flebile tepore,
diventando ardente fuoco
per generare rinascita,
spandendo profumo
per inebriare la vita.
Gaetano GULISANO
giovedì 19 marzo 2009
Ai miei papà

Ai miei papà
Quanta sicurezza mi davano
le tue forti braccia,
quanta fiducia mi davano
i tuoi calmi discorsi,
quanta gioia mi davano
i tuoi favolosi racconti.
Quanti inutili regali ogni
19 marzo:
dopobarba
che non avresti mai usato,
sigarette
che non avresti mai fumato.
Quanta rabbia ho provavo
quando mi hai lasciato
per quel mondo ultraterreno
che ti avrebbe reso la pace,
ti avrebbe tolto gli affanni
di quel terribile morbo
che oltraggiava il tuo
essere uomo.
Quanta gioia ho provato
nel ritrovarti nel mio amato
suocero,
quanto rimpianto ancora provo
per non averlo mai chiamato
papà.
Simile a te per l’ingegno,
per l’arte,
per l’inventiva
e per il suo amore.
Quanto dolore ho provato
quando anche questi
mi ha lasciato,
per cessare gli affanni
di altro atroce morbo.
Quale triste gioia
nel sapervi entrambi
a dibattere dei vostri ingegni.
in gioiosi ed arcani mondi.
Papà Francesco
e papà Paolo
buon 19 marzo.
Gaetano GULISANO
sabato 14 marzo 2009
Parole
(foto da web)Parole
Parole,
viaggiano trasportate
dall’aereo dei sensi, nel cielo
della mia mente
andando a collidere
sulla catena montuosa
della mia anima.
Parole,
superstiti al disastro aereo:
cannibali per sopravvivenza
affamati di sapere,
assetati di conoscenza,
bramanti di sognata vita.
Parole,
sopravvissute all’indifferenza
dell’essere solo parole,
dell’essere solo fiato,
partorite da sterili pensieri
senza pensieri.
Parole,
generate dalla feconda anima
accoppiatasi col prolifero cuore,
partite per un lungo viaggio
finito in un bianco foglio
dove inizia:
“POESIA”.
Gaetano GULISANO
martedì 10 marzo 2009
L'attesa

Domani,
quanto sei lontano domani?
Se ancora nei miei pensieri
ammiro le tue dolci e soavi
fattezze toccandoti nel sogno
come se fossi ancora adesso,
accarezzandoti nel mio senno
come se fossi già futuro,
baciandoti le labbra
agognando il nostro primo
incontro, mentre attendo
l’irraggiungibile domani.
Generale domani,
cavalca con il tuo crudele esercito,
con la tua orda di spietati guerrieri.
Generale domani, non aver pietà
delle armate del generale oggi
che con coraggioso ardore
oppongono ferrea resistenza,
perché il loro nome
non è più domani?
Ma adesso è già: ieri.
Perché
ancora non sento
il trombettiere suonare
la ritirata dello sconfitto
generale ieri?
Perché
non odo le grida dei vinti
che implorano pietà
alle armate di domani,
che imperterriti avanzano
per farmi incontrare
le sue dolci labbra
alle mie frementi?
Domani,
quanto lontano sei
ancora domani.
Tu, dolce creatura
dimmi che gemi
alla stessa mia maniera,
nella sì tanto crudele attesa
per gli innamorati.
Svegliati,
pagano e divino Febo,
cocchiere dell’arcano carro
che porta il sole,
frusta gli ultraterreni destrieri
che galoppino veloci nella notte,
e che il generale domani trionfi
per fami trionfare domani
sulle sue dolci labbra.
Gaetano GULISANO
domenica 8 marzo 2009
Festa della Donna
(foto da web)giovedì 5 marzo 2009
Venezia
(foto da web)Venezia
Fluido senso salmastro
che in un perpetuo abbraccio
cingi secoli d’arte
nell’arcano andirivieni
di lente maree.
Muri bruni di invecchiati palazzi
che nel loro sgretolarsi
hanno fermato lo scorrere
di remote epoche.
Fondamenta inverdite
dalle avvinghiate alghe
che resistendo ai flutti
del tempo,
rammentano le nozze
con l’amata laguna.
Laguna,
fida sposa che non demordi
dall’imperituro amplesso,
mai sazia dei baci
dell’amato tuo sposo
che in quelle brune
mura trova il riparo.
Donata dal mare
nel tuo dolce incanto
in un galleggiante talamo
di calmi flutti,
bianca strenna
è l’argentea luna
che stende un calmo vello,
ammantandoti
in un casto sembiante,
mentre come un’orchestra
di dotti musici:
lo sciabordio delle onde suona
la dolce la nenia dell’amore.
Gaetano GULISANO
lunedì 2 marzo 2009
Mare Audiopoesia (esperimento)
Ho voluto provare ad interpretare una mia poesia, leggendola, aggiungendo musica e immagini, così come io la sento. Naturalmente, non sono né un attore né un interprete. Dunque, posto ugualmente di seguito la poesia, in maniera tale da poterla leggere.
Mare
Ascolto
il lento sciabordio delle onde
che dolcemente
accarezza lo scoglio,
cingendolo in un
amoroso abbraccio
offrendogli la chiara spuma.
Sento
il salso tepore
arrivarmi alle nari
pungendomi i sensi
in un groviglio
di turbinose emozioni,
che agitano i miei pensieri
fra i flutti impetuosi
dell’anima.
Marinaio
sulla zattera dei desideri
squassata dai marosi
della tua inquietudine,
naufrago nel ventre
del tuo orgoglio,
approdo nelle tue
dorate spiagge
madide ancora
del tuo calmo fragore.
Gaetano GULISANO
giovedì 26 febbraio 2009
Amarti
Amarti:
mentre il sole
con il suo caldo abbraccio
cinge il cielo in un
vermiglio manto,
colorando di nuovo il mondo,
togliendomi il respiro,
respirandomi di te
intanto che lento
mi abbandono al suo volere.
Amarti:
quando “Febo” ormai lontano
si inabissa con i suoi destrieri
nella purpurea calma del
cocente mare,
finché lasciato il posto
alla sua pallida sorella “Selene”,
ti rischiara in una scura notte
illuminando la tua essenza
dove dolcemente mi perdo.
Amarti:
dove la notte finisce
finendomi nei tuoi fluidi sguardi,
conducendoti all’oblio
per non obliarti con oboli d’amore,
dove il soave abbraccio dell’aurora
ci troverà abbracciati
ad aspettare,
il fragoroso scalpitare
dei nervosi destrieri
del divino “Febo”.
Gaetano GULISANO
(A mia moglie Annabella)
lunedì 23 febbraio 2009
Amico
Quante e quante cose si potrebbero dire sull'amicizia... Così tante che potrebbero quasi risultare tutte banali, proprio per il fatto che non lo sono per niente.
Amico
Amico,
che dentro un sorriso
spegni ogni mia pena,
lenendomi dai miei pensieri,
dandomi l’oblio nell’ilarità
della tua amicizia.
Amico,
che hai pianto sulla mia spalla
versando le mie stesse lacrime,
ridendo al mio essere istrione
appropriandoti dei miei sorrisi,
sperando le mie stesse speranze
realizzandole in reali sogni.
Amico,
moltitudine d’emozioni
che come gli impetuosi flutti
nella tempestosa notte
cingono le scogliere,
così la tua amicizia
nell’anima mia s’avvinghia
in un affettuoso abbraccio.
Gaetano GULISANO
Premio Brilante

GRAZIE MIRI
giovedì 19 febbraio 2009
Lacrima
(foto da web)Lacrima
Lacrima
che ascendi dall’anima
e ti palesi nei miei occhi,
quando i miei sensi
non reggono alle emozioni:
baciami le guance.
Lacrima,
liquido senso di gioia,
svelami le mie passioni
che si celano nelle recondite
regioni del mio cuore,
velandomi lo sguardo
facendomi vedere la verità.
Lacrima,
non arrestare il tuo viaggio
anche quando è il dolore
a richiedere la tua essenza,
fa che sgorghi tutto lo spasmo
come limpide cascate alpestri
e che dentro una lacrima
dimori gaiezza.
Gaetano GULISANO
lunedì 16 febbraio 2009
Nuovo giorno
(foto da web)Nuovo giorno
Lento passeggio
per i sentieri dell’anima
mentre claudicante
il giorno passa lieve
affannandosi.
Ancora non sento la sua agonia
che nel meriggio ha il preludio,
ma come nugoli di frecce che
scagliate a parabola
in un purpureo cielo
dopo l’inaspettato sibilo
trafiggono il guerriero,
così il giorno si avvia
imperterrito verso il suo
inevitabile fato.
La sera,
dove sciami di pensieri
mi avvolgeranno il senno
torturandomi in un turbinio
di emozioni.
La notte,
con il suo possente scudo
mi proteggerà da quel nugolo
d'aguzze frecce,
con il suo oblio mi avvolgerà
in un calmo abbraccio
e sarò allora pronto
ad ascoltare il vagito di
un nuovo giorno.
Gaetano GULISANO
domenica 15 febbraio 2009
Premio amicizia
Ho ricevuto dalla cara amica poetessa Marina questo premio amicizia. La cosa mi ha molto lusingato. Per regolamento, avrei dovuto scegliere, almeno sette blog meritevoli del premio; ma io, lo dono a tutti i blog della mia lista.Grazie ancora Marina .
Nel sito di Renzo Montagnoli

Sono stato intervistato anch'io, se volete potete leggere l'intervista e vedere il mio faccione cliccando qui .
giovedì 12 febbraio 2009
Nocchiero
Nocchiero
Sola
con i tuoi pensieri
navighi sulle onde
del tempo,
obliata da un sole
di ricordi.
Timoniera inesperta
su una nave
di cartapesta,
con la prua ai marosi
eventi,
segui la rotta
della vita.
Tempestoso
e scuro mare
di flutti impetuosi
e avversi:
è il tuo senno
pervaso dal pensiero
di antiche memorie.
Nocchiero,
soccorrila nella sua
traversata,
guida la sua prora
al tuo molo,
ormeggia la sua nave
alle tue calme rive:
e che non senta più
l’affannoso rollio
dei travolgenti flutti.
Gaetano GULISANO
mercoledì 11 febbraio 2009
Premio Dardos
Ieri ho ricevuto da:
Noidue2004: http://amoresenzaconfini.splinder.com/
Il premio Dardos per l'impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari, umani e personali
A loro, va il mio ringraziamento per avermi onorato con questo premio e per la loro assidua pesenza nel mio blog con i loro commenti:
GRAZIE
Il regolamento è il seguente: accettare e comunicare il regolamento, promuovere 15 blog meritevoli dello stesso premio,linkare il blog che ti ha premiato.
A mia volta dono questo premio a:
Carloesse75: http://didivinpoesia.splinder.com/
Fabiocogolato: http://sognidipoeta.splinder.com/
Fogliadivite: http://fogliadivite.splinder.com/
Soriana: http://rossiorizzonti.splinder.com/
Anna Teresa: http://cerbiatta64.splinder.com/
Miri: http://lozibaldonedimiri.splinder.com/
NeLLa’s: http://ripartodazerooo.blogspot.com/
Riyueren: http://innerland.splinder.com/
SorayaSrena: http://perennequilibrio.splinder.com/
Renzo Montagnoli: http://armoniadelleparole.splinder.com/
Cristina Bove: http://cristinabove.splinder.com/
Margherita: http://ghostdaisy.splinder.com/
Glodalessandro: http://glodalessandro.splinder.com/
Anileda: http://ladyeagle.splinder.com/
Natàlia: http://frammentipoetici.splinder.com/
lunedì 9 febbraio 2009
L'Alpino del '900


L’alpino del ‘900
Tu oh prode Alpino del novecento,
milite ignaro di tanto sgomento,
che per quei monti orgoglioso salivi
e i tuoi fratelli montani aiutavi.
Ignaro allora di tanta sventura
che su quei monti la sorte attendeva,
per l’ingordigia di umani potenti
morto ti vollero sopra quei monti.
Quei tuoi fratelli che prima aiutavi
ora nemici tu li nomavi,
perché i potenti tavean così detto
che non ve un uomo dentro l’elmetto.
Senza paura del combattimento
eri tu folgore nel vento,
che contro il nemico tuo destinato
della tua furia veniva investito.
Ma nel guardare quel elmo morente
in tutto a te rassomigliante,
scrutando sotto quel grigio mantello
lì scorgevi il tuo caro fratello,
che per tua mano come Caino
fosti tu fato del suo destino.
Ti domandavi con sommo stupore
perché son attore di sì tanto orrore,
in questo teatro sì insanguinato
che il Dio sì bello ci aveva donato,
quale cagione si possa invocare
perché questa guerra continuare.
Chi ha mai voluto l’inizio figliare
di sì immane assurdo furore,
che vedean i figli di quei monti belli
uccidersi ignari d’esser fratelli.
Tu invocavi il Dio degli umani
per far cessare quelle guerre immani,
e pei monti orgoglioso ancora salire
e tuoi fratelli oltre aiutare.
Ridargli il senno Dio degli umani,
a quei potenti si tanto stolti ,
perché ancor vivere sopra quei monti
possano in pace le umane genti.
Caro il mio alpino del novecento
al pari tuo è il mio sgomento,
dopo cent’anni di guerre immani
ancora stanchi non siamo gli umani,
che di Caino portiamo il fardello
e ancora uccidiamo il nostro fratello.
Gaetano GULISANO
sabato 7 febbraio 2009
Fingere di vivere
(foto da web)Fingere di vivere
Fingere d’amare la vita
vivendo obliandosi di vivere,
negandosi il sorriso
della vita stessa per
paura della vita.
Immaginarsi l’amore
senza riuscire ad amare,
per paura di amarsi amando
oboli d’esistenza.
Credere d’aver vissuto
una terrena realtà,
per poi scoprirsi
a guardare l’accogliente
ventre di una mamma,
sicuro che si ama realmente
solo donando la vita.
Gaetano GULISANO
venerdì 6 febbraio 2009
Il primo appuntamento
propone una rassegna di racconti e poesie sul tema "il primo appuntamento".
Il limite delle battute è di 5500.
C’è anche la mia poesia "L'attesa".
L'indirizzo cui mandare il materiale è: castor_et_pollux@libero.it
giovedì 5 febbraio 2009
Quassù
Dopo una bella chiacchierata con l'amico poeta e scrittore Renzo Montagnoli sulla bellezza e l'armonia delle montagne (passione che ci accomuna), ricevo una mail con una sua bellissima poesia...
Quassù
di Renzo Montagnoli
C’è un’aria di vita quassù
in questi boschi ombrosi
in queste piane soleggiate
nessun rumore in quota
solo il lento incedere del vento.
Come le cime silenziose
le mani si protendono al cielo
tanto è vicino
che par di toccarlo
di poter sfiorare con le dita
le poche candide nubi
che sonnecchiano nel meriggio.
Io e questa terra
io e questa amica natura
nessun altro a romper l’idillio
chiudo gli occhi
e ascolto la voce del creato
mille brusii di vita
timide voci di un mondo
che sfugge alla civiltà.
E’ un cuore pulsante
un’energia infinita
a cui lasciarsi andare
cullato dai pensieri
che rapidi s’involano
silenziosi e assorti
in un muto dialogo
con l’eternità.
lunedì 2 febbraio 2009
Metamorfosi
(foto da web)Guardo
la neve che senza
opporre resistenza
lenta sotto un possente sole
cede il posto alla sua metamorfosi,
trasformandosi in fluida acqua,
abbandonando quel suo
solido candore.
Osservo
il bruco strisciante
mentre voracemente si nutre
per mutarsi in una
leggiadra e variopinta
farfalla.
Scruto
il cielo che brulica di rondini
mentre si inseguono in una
frenetica e gioiosa danza
e immagino le loro uova
che si tramuteranno
in pigolanti ed affamati pulcini.
Mi specchio in una limpida pozza
e notando le mie prime rughe,
come crisalide, mi ritrovo a gioire
per la mia metamorfosi.
Gaetano GULISANO
venerdì 30 gennaio 2009
Memoria

Il giorno della memoria è già passato, ma che memoria sarebbe se ce ne fossimo già dimenticati?
Memoria
Lunghi sentieri di filo spinato
che come viali alberati
ombreggiano la luce
dei ricordi,
folti tappeti di anime
arrugginite dal tempo
calpestati dagli affanni
delle memorie.
Vicoli bui dove scorgere
una marmorea luce,
inseguendola in una smania
di reclusa libertà,
per poi scorgervi una
bruna verità.
Uomini che non vogliono
più percorrere i sentieri
del senno
camminando per le vie
dell’oblio.
Uomini che rifiutano l’umanità
ripudiando la memoria
nascondendosi alle memorie.
Gaetano GULISANO
lunedì 26 gennaio 2009
Paludi
Paludi
Annaspando
fra i paludosi acquitrini
dei miei pensieri,
dove s’intrecciano
alle terse memorie,
nauseabonde porcilaie:
dove sono i miei ricordi?
Barcollando
muovo lenti i passi
provando ad uscire
un piede e poi l’altro,
un viscido appiglio
e scivolo nell’abisso:
dové la mia anima?
Vacillando
ancora nel buio
bramando la luce,
smaniando un sorriso,
anelando la vita;
trovo la tua forza:
Amore mio!
Gaetano GULISANO
sabato 24 gennaio 2009
A ZIO GAETANO

Qualche giorno fa, aprendo le mail, ho avuto una piacevolissima e commovente sorpresa. I miei due nipotini: Matteo e Noemi rispettivamente di 10 anni Matteo e di 5 Noemi, mi hanno scritto e dedicato una poesia con la complicità della madre che, non li molla mai per un attimo (anche se il contenuto è da attribuirsi esclusivamente alle due stelline).
Inutile dirvi la mia soddisfazione e commozione nel leggerla.
A ZIO GAETANO
Zio Gaetano
è uno zio un po' strano,
è uno zio giocherellone
con un grosso bel pancione.
Di dieta non ne vuol sapere,
ma solo di mangiare e bere.
Gli piacciono le olive ascolane
patatine, pop corn e il salame.
In montagna noi sappiamo
che da “Fruzz” ci porterà
e attenzione: là il pastin ordinerà.
Gli piace la tecnologia
e se la porta sempre via
computer blog e e-mail
fanno della sua vita un remake.
Con noi gioca a uno, domino e all'oca
per farci sentire la vita meno vuota,
con noi scala la montagna
come un palo di cuccagna,
con noi ride e scherza
fino ad avere il mal di testa.
Facciamo la guerra dei cuscini,
ma non può vincere con noi bambini.
Ci vuole sempre accontentare
anche a costo di sbagliare.
Questa è la nostra conclusione:
“ABBIAMO PROPRIO UN BEL
GRANDE ZIONE”.
MATTEO e NOEMI
venerdì 23 gennaio 2009
Ringraziamenti
GRAZIE
giovedì 22 gennaio 2009
S.O.S. Affetto.
martedì 20 gennaio 2009
Il Tormento
Il Tormento
Mi abbandono
ai mostri della mia anima
che come orribili draghi
mi tormentano con lingue di fuoco,
disarmandomi della mia spada
disarcionandomi dalla mia
Io cavaliere errante
senza spada e senza onore,
senza un cavallo e senza
un regno da conquistare,
senza un castello dalle alte torri e
senza una principessa da salvare.
Il drago,
soffia solfurei aliti di terrore
ma non mi ucciderebbe
perché è conscio che non potrebbe
mai esistere senza il mio tormento
come io non potrei mai vivere
Gaetano GULISANO
domenica 18 gennaio 2009
Avviso importante
venerdì 16 gennaio 2009
Battaglie
(foto da web)Esultanti grida di vittoria
dei trionfatori,
agonizzanti urla di terrore
dei vinti,
sguardi assenti
di chi più non implora
umanità.
Occhi tremendi di chi sa
che non ve nessuna vittoria
nel sopprimere,
occhi di paura di chi sa
che non ve nessuna sconfitta
nel perire,
occhi pietosi di chi ancora
vorrebbe chiedere
pietà.
Si può mai vincere in guerra
uccidendo, assassinando
la propria umanità?
Si puoi mai perdere in guerra
lasciandosi uccidere
per non assassinare
la propria umanità?
Ci saranno mai vinti
in guerra?
Ci saranno mai vincitori
in guerra?
Ci saranno mai risposte
in guerra?
Quante domande
e nessuna risposta,
solo il fumo acre
della morte
e il pestilenziale
morbo della violenza
che come un
potente tosco
ammorba le anime
delle genti.
Gaetano GULISANO
mercoledì 14 gennaio 2009
Sono Tornato

Cari Amici blogger, non ero sparito, ma ero soltanto in ospedale a farmi togliere l’impalcatura dalla gamba. Adesso, sono ritornato senza (impalcatura) e con tanta voglia di comunicare emozioni emozionandomi. Fra le mille cose, la poesia è anche: emozionarsi emozionando. E, quale emozione è più intensa se non quella che dopo anni (3 anni ½ ) si inizia a guarire. Anche, se non posso fare a meno di pensare a quelli meno fortunati di me (ai quali va un caloroso abbraccio), che non hanno avuto l’opportunità di guarire e quelli che non hanno avuto l’opportunità di essere curati.
Nelle corsie degli ospedali, in questi anni di assidua frequentazione, ho visto tanta sofferenza abbinata a tanta forza, che non avrei mai creduto che potesse realmente esistere.
giovedì 8 gennaio 2009
Viva lo Sballo
VIVA LO SBALLO
-Gloria, hai trovato le pasticche?- dice Marco. E’ a bordo della sua BMW in compagnia di due suoi amici.
-Cosa cazzo ci servono le pasticche?- replica la ragazza, ferma sul marciapiede.
-Ma sei proprio fusa… Mi vuoi far credere che vuoi entrare in discoteca senza impasticcarti? Ah, capisco, hai tirato prima di uscire di casa. Eppure, non si direbbe dagli occhi.
-Marco, guarda che non ho toccato né coca né pasticche e non ho intenzione di farlo.
-Seee, seeee… Dai, monta in macchina- dice Marco guardandola con sospetto.
-Ma non possiamo fare a meno di quella merda?
-Sentite questa stronza: la chiama merda. Ma chi cazzo ti ha messo queste stronzate nella testa?- Dicono i tre ragazzi, quasi in coro.
-Ieri, mi sono sentita male e non ho intenzione di prendere più quella merda. Anzi, me ne torno a casa e fatti fottere tu e tuoi amici.
Gloria si allontana senza salutare.
I due amici, seduti nei sedili posteriori, scendono dalla macchina, sbattendo violentemente le portiere.
-Lasciala perdere quella stronza, che vada a fare in culo.
-Avete ragione. – Si sporge dal finestrino e le urla:- VAFFANCULO!
Gloria, già lontana, non risponde.
- Andate da Mustafà che ha la roba buona, che stasera ci sconvolgiamo alla grande. Chi ci ammazza a noi? – dice Marco.
-Si, hai ragione Chi ci ammazza?- E ridendo, i due ragazzi si allontanarono a piedi.
Erano le cinque del mattino e Gloria non riusciva a prendere sonno. Accese la TV. Al telegiornale locale stavano dando una notizia: una BMV con a bordo tre ragazzi e una ragazza, era uscita fuori strada al rientro dalla discoteca. La giornalista continuò dicendo che i ragazzi, al momento dell’incidente, erano sotto l’effetto di alcol e droghe. Subito dopo, passarono le loro foto.
Gloria urlò:-Cosa cazzo dice quella stronza! Io, sono rimasta a casa, non sono andata in discoteca con quei tre sfigati.- E mentre pronunciava quelle parole, la sua le cominciò a diventare estranea. Non riconosceva più i mobili, le pareti rosse e gialle, il poster degli U2. Tutto era di un bianco accecante. La TV, era diventata un monitor su cui c’era l’animazione irregolare di un elettrocardiogramma. Gloria aveva gli occhi chiusi.
Dopo qualche istante, i suoni si stabilizzarono in un unico fischio continuo, interrotto solo dal trambusto di medici e infermieri e dal pianto di sua madre.
Gaetano GULISANO
martedì 6 gennaio 2009
Avvisi importanti
http://ilmondodidori.splinder.com/post/19490311/adozioni
lunedì 5 gennaio 2009
Chi è buono? Chi è cattivo?


Vi prego, ditemi che quel gruppo di uomini attorno a quel mitra non stanno pregando.
So che i leoni, che noi esseri “intelligenti” definiamo bestie feroci, delimitano il territorio con l’urina e, se questo non viene rispettato, il capo branco e solo quello si batte con il capo branco “dell’invasore” fino ad un accordo che verrà suggellato con la fuga o con la morte di uno dei contendenti e, so che questo verrà rispettato.
Noi esseri umani, intelligenti e civili, dunque non bestie feroci cosa facciamo?
Delimitiamo il territorio con bombe di ogni genere che procurano sofferenze atroci e, quando questo viene “invaso” o si ha questa presunzione, mandiamo tutto il branco a morire lasciando ben comodi in poltrona il capi branco.
Il capo branco, ci dice che e giusto fare ciò che facciamo, ma a volte ci fa orrore a noi stessi; allora, il capo branco ci dice che è Dio che lo vuole e così ci siamo lavati la coscienza.
LE GUERRE NON SONO MAI SANTE:
SONO SEMPRE BLASFEME!!
Io sono buono
perché oggi
ho spedito un euro
con un sms.
Io sono buono
perché ho implorato
che in medio oriente
cessasse la guerra.
Io sono buono
perché ho pianto
e pregato per
te che non hai
di che sfamarti.
Io non sarò mai buono
sino a quando
crederò che tu sei
CATTIVO!
(Non voglio dire che non esistono i cattivi, ma che a volte i buoni sono cattivi senza sapere di esserlo e i cattivi potrebbero essere buoni con un piccolo sforzo)
Gaetano GULISANO
giovedì 1 gennaio 2009
Angeli sporcati

Angeli sporcati
Angeli sporcati dalla
visi tumefatti dalla
ali appesantite da
sana follia
e incarcerato
Vorrei
per regalarmi ancora
vorrei alleggerire
restituendogli il loro
vorrei vedere
nell’azzurro cielo
delle brune galere.
Volano
incontro a candide nuvole,
sorridenti
baciati
non più prigionieri
della mortale
Gaetano GULISANO













