mercoledì 11 febbraio 2009

Premio Dardos



Ieri ho ricevuto da:
Noidue2004:
http://amoresenzaconfini.splinder.com/
Il premio Dardos per l'impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari, umani e personali



A loro, va il mio ringraziamento per avermi onorato con questo premio e per la loro assidua pesenza nel mio blog con i loro commenti:

GRAZIE


Il regolamento è il seguente: accettare e comunicare il regolamento, promuovere 15 blog meritevoli dello stesso premio,linkare il blog che ti ha premiato.
A mia volta dono questo premio a:

Carloesse75: http://didivinpoesia.splinder.com/
Fabiocogolato:
http://sognidipoeta.splinder.com/
Fogliadivite:
http://fogliadivite.splinder.com/
Soriana:
http://rossiorizzonti.splinder.com/
Anna Teresa:
http://cerbiatta64.splinder.com/
Miri:
http://lozibaldonedimiri.splinder.com/
NeLLa’s:
http://ripartodazerooo.blogspot.com/
Riyueren:
http://innerland.splinder.com/
SorayaSrena:
http://perennequilibrio.splinder.com/
Renzo Montagnoli:
http://armoniadelleparole.splinder.com/
Cristina Bove:
http://cristinabove.splinder.com/
Margherita:
http://ghostdaisy.splinder.com/
Glodalessandro:
http://glodalessandro.splinder.com/
Anileda:
http://ladyeagle.splinder.com/
Natàlia:
http://frammentipoetici.splinder.com/

lunedì 9 febbraio 2009

L'Alpino del '900


(foto daweb)

Chi non ha mai sentito parlare degli “Alpini”, queste figure quasi mitiche delle montagne. Arrampicati sulle rocce o per i sentieri, ad aiutare e soccorrere dove nessuno sarebbe in grado di arrivare. Essi, sono parte della montagna, sono i “figli delle rupi” e delle montagne ne hanno l’essenza.
La vera montagna, non è luogo fisico ma un luogo arcano nascosto alla vista dei più distratti, di quelli che non sanno né vedere né ascoltare con l’anima.
Molti anni fa (e purtroppo anche oggi), delle persone che detenevano il potere, non seppero ascoltare quelle voci. E, queste mitiche creature la quale vera patria era la montagna si trovarono gli uni contro gli altri.

L’alpino del ‘900

Tu oh prode Alpino del novecento,
milite ignaro di tanto sgomento,
che per quei monti orgoglioso salivi
e i tuoi fratelli montani aiutavi.

Ignaro allora di tanta sventura
che su quei monti la sorte attendeva,
per l’ingordigia di umani potenti
morto ti vollero sopra quei monti.

Quei tuoi fratelli che prima aiutavi
ora nemici tu li nomavi,
perché i potenti tavean così detto
che non ve un uomo dentro l’elmetto.

Senza paura del combattimento
eri tu folgore nel vento,
che contro il nemico tuo destinato
della tua furia veniva investito.

Ma nel guardare quel elmo morente
in tutto a te rassomigliante,
scrutando sotto quel grigio mantello
lì scorgevi il tuo caro fratello,
che per tua mano come Caino
fosti tu fato del suo destino.


Ti domandavi con sommo stupore
perché son attore di sì tanto orrore,
in questo teatro sì insanguinato
che il Dio sì bello ci aveva donato,
quale cagione si possa invocare
perché questa guerra continuare.

Chi ha mai voluto l’inizio figliare
di sì immane assurdo furore,
che vedean i figli di quei monti belli
uccidersi ignari d’esser fratelli.

Tu invocavi il Dio degli umani
per far cessare quelle guerre immani,
e pei monti orgoglioso ancora salire
e tuoi fratelli oltre aiutare.

Ridargli il senno Dio degli umani,
a quei potenti si tanto stolti ,
perché ancor vivere sopra quei monti
possano in pace le umane genti.

Caro il mio alpino del novecento
al pari tuo è il mio sgomento,
dopo cent’anni di guerre immani
ancora stanchi non siamo gli umani,
che di Caino portiamo il fardello
e ancora uccidiamo il nostro fratello.

Gaetano GULISANO

sabato 7 febbraio 2009

Fingere di vivere

(foto da web)



Fingere di vivere

Fingere d’amare la vita
vivendo obliandosi di vivere,
negandosi il sorriso
della vita stessa per
paura della vita.

Immaginarsi l’amore
senza riuscire ad amare,
per paura di amarsi amando
oboli d’esistenza.

Credere d’aver vissuto
una terrena realtà,
per poi scoprirsi
a guardare l’accogliente
ventre di una mamma,
sicuro che si ama realmente
solo donando la vita.

Gaetano GULISANO

venerdì 6 febbraio 2009

Il primo appuntamento

L'amico Massimo ( Castor et Pollux) nel suo blog http://castorepolluce.blogspot.com/
propone una rassegna di racconti e poesie sul tema "il primo appuntamento".
Il limite delle battute è di 5500.
C’è anche la mia poesia "L'
attesa".
L'indirizzo cui mandare il materiale è: castor_et_pollux@libero.it

giovedì 5 febbraio 2009

Quassù

(La Marmolada fotografata dal rifugio Lagazuoi 2752 mt.)

Dopo una bella chiacchierata con l'amico poeta e scrittore Renzo Montagnoli sulla bellezza e l'armonia delle montagne (passione che ci accomuna), ricevo una mail con una sua bellissima poesia...



Quassù
di Renzo Montagnoli

C’è un’aria di vita quassù
in questi boschi ombrosi
in queste piane soleggiate
nessun rumore in quota
solo il lento incedere del vento.
Come le cime silenziose
le mani si protendono al cielo
tanto è vicino
che par di toccarlo
di poter sfiorare con le dita
le poche candide nubi
che sonnecchiano nel meriggio.
Io e questa terra
io e questa amica natura
nessun altro a romper l’idillio
chiudo gli occhi
e ascolto la voce del creato
mille brusii di vita
timide voci di un mondo
che sfugge alla civiltà.
E’ un cuore pulsante
un’energia infinita
a cui lasciarsi andare
cullato dai pensieri
che rapidi s’involano
silenziosi e assorti
in un muto dialogo
con l’eternità.

lunedì 2 febbraio 2009

Metamorfosi

(foto da web)

Metamorfosi

Guardo
la neve che senza
opporre resistenza
lenta sotto un possente sole
cede il posto alla sua metamorfosi,
trasformandosi in fluida acqua,
abbandonando quel suo
solido candore.

Osservo
il bruco strisciante
mentre voracemente si nutre
per mutarsi in una
leggiadra e variopinta
farfalla.

Scruto
il cielo che brulica di rondini
mentre si inseguono in una
frenetica e gioiosa danza
e immagino le loro uova
che si tramuteranno
in pigolanti ed affamati pulcini.

Mi specchio in una limpida pozza
e notando le mie prime rughe,
come crisalide, mi ritrovo a gioire
per la mia metamorfosi.

Gaetano GULISANO

venerdì 30 gennaio 2009

Memoria


Il giorno della memoria è già passato, ma che memoria sarebbe se ce ne fossimo già dimenticati?


Memoria

Lunghi sentieri di filo spinato
che come viali alberati
ombreggiano la luce
dei ricordi,
folti tappeti di anime
arrugginite dal tempo
calpestati dagli affanni
delle memorie.

Vicoli bui dove scorgere
una marmorea luce,
inseguendola in una smania
di reclusa libertà,
per poi scorgervi una
bruna verità.

Uomini che non vogliono
più percorrere i sentieri
del senno
camminando per le vie
dell’oblio.

Uomini che rifiutano l’umanità
ripudiando la memoria
nascondendosi alle memorie.

Gaetano GULISANO

lunedì 26 gennaio 2009

Paludi

(Foto da web)


Paludi

Annaspando
fra i paludosi acquitrini
dei miei pensieri,
dove s’intrecciano
alle terse memorie,
nauseabonde porcilaie:
dove sono i miei ricordi?

Barcollando
muovo lenti i passi
provando ad uscire
un piede e poi l’altro,
un viscido appiglio
e scivolo nell’abisso:
dové la mia anima?

Vacillando
ancora nel buio
bramando la luce,
smaniando un sorriso,
anelando la vita;
trovo la tua forza:
Amore mio!

Gaetano GULISANO

sabato 24 gennaio 2009

A ZIO GAETANO



Qualche giorno fa, aprendo le mail, ho avuto una piacevolissima e commovente sorpresa. I miei due nipotini: Matteo e Noemi rispettivamente di 10 anni Matteo e di 5 Noemi, mi hanno scritto e dedicato una poesia con la complicità della madre che, non li molla mai per un attimo (anche se il contenuto è da attribuirsi esclusivamente alle due stelline).
Inutile dirvi la mia soddisfazione e commozione nel leggerla.




A ZIO GAETANO

Zio Gaetano
è uno zio un po' strano,
è uno zio giocherellone
con un grosso bel pancione.

Di dieta non ne vuol sapere,
ma solo di mangiare e bere.
Gli piacciono le olive ascolane
patatine, pop corn e il salame.

In montagna noi sappiamo
che da “Fruzz” ci porterà
e attenzione: là il pastin ordinerà.

Gli piace la tecnologia
e se la porta sempre via
computer blog e e-mail
fanno della sua vita un remake.

Con noi gioca a uno, domino e all'oca
per farci sentire la vita meno vuota,
con noi scala la montagna
come un palo di cuccagna,
con noi ride e scherza
fino ad avere il mal di testa.

Facciamo la guerra dei cuscini,
ma non può vincere con noi bambini.
Ci vuole sempre accontentare
anche a costo di sbagliare.

Questa è la nostra conclusione:

“ABBIAMO PROPRIO UN BEL
GRANDE ZIONE”.

MATTEO e NOEMI

venerdì 23 gennaio 2009

Ringraziamenti

Ringrazio Renzo Montagnoli per aver pubblicato nel suo sito Arteinsieme la mia poesia "Vite Rubate".
Inutile dire che oltre ad esserne felice ne sono onorato.

GRAZIE

giovedì 22 gennaio 2009

S.O.S. Affetto.


Ciao a tutti cari amici blogger, mi domandavo: che emozioni vi suscita quest'immagine?
Se vi suscita qualche emozione, (qualunque essa sia) vi consiglio di andare a leggere il post di "Miri83" segnalatomi da http://briciola-vitadacane.blogspot.com/. Chissà se a volte noi esseri umani riusciamo a comportarci come tali.
E' peggio maltrattare un animale riempiendolo di bastonate e altro, per poi dire che lui è l'animale che non conosce il senso della pietà, mentre noi esseri umani sì o abbandonarlo al suo destino atroce che sia, lasciandolo morire di stenti, lavandoci la coscienza con l'acqua tanto sporca da renderla ancora più lurida?
Questo, non è un giocattolo, che si compra e quando ci si stufa si butta via!

martedì 20 gennaio 2009

Il Tormento

(Foto da web)

Il Tormento

Mi abbandono
ai mostri della mia anima
che come orribili draghi
mi tormentano con lingue di fuoco,
disarmandomi della mia spada
disarcionandomi dalla mia
cavalcatura.

Io cavaliere errante
senza spada e senza onore,
senza un cavallo e senza
un regno da conquistare,
senza un castello dalle alte torri e
senza una principessa da salvare.

Il drago,
soffia solfurei aliti di terrore
ma non mi ucciderebbe
perché è conscio che non potrebbe
mai esistere senza il mio tormento
come io non potrei mai vivere
senza i miei mostri.

Gaetano GULISANO

domenica 18 gennaio 2009

Avviso importante

Cari amici blogger, vi invito a leggere il post di Doridori, postato nel suo blog http://ilmondodidori.splinder.com/ il 17/01/2009.

"MOLTO IMPORTANTE"

venerdì 16 gennaio 2009

Battaglie

(foto da web)


Battaglie

Esultanti grida di vittoria
dei trionfatori,
agonizzanti urla di terrore
dei vinti,
sguardi assenti
di chi più non implora
umanità.

Occhi tremendi di chi sa
che non ve nessuna vittoria
nel sopprimere,
occhi di paura di chi sa
che non ve nessuna sconfitta
nel perire,
occhi pietosi di chi ancora
vorrebbe chiedere
pietà.

Si può mai vincere in guerra
uccidendo, assassinando
la propria umanità?
Si puoi mai perdere in guerra
lasciandosi uccidere
per non assassinare
la propria umanità?
Ci saranno mai vinti
in guerra?
Ci saranno mai vincitori
in guerra?
Ci saranno mai risposte
in guerra?

Quante domande
e nessuna risposta,
solo il fumo acre
della morte
e il pestilenziale
morbo della violenza
che come un
potente tosco
ammorba le anime
delle genti.


Gaetano GULISANO

mercoledì 14 gennaio 2009

Sono Tornato





Cari Amici blogger, non ero sparito, ma ero soltanto in ospedale a farmi togliere l’impalcatura dalla gamba. Adesso, sono ritornato senza (impalcatura) e con tanta voglia di comunicare emozioni emozionandomi. Fra le mille cose, la poesia è anche: emozionarsi emozionando. E, quale emozione è più intensa se non quella che dopo anni (3 anni ½ ) si inizia a guarire. Anche, se non posso fare a meno di pensare a quelli meno fortunati di me (ai quali va un caloroso abbraccio), che non hanno avuto l’opportunità di guarire e quelli che non hanno avuto l’opportunità di essere curati.
Nelle corsie degli ospedali, in questi anni di assidua frequentazione, ho visto tanta sofferenza abbinata a tanta forza, che non avrei mai creduto che potesse realmente esistere.


giovedì 8 gennaio 2009

Viva lo Sballo

(Foto da web)
Pubblico questo mio racconto, postato qualche tempo fa sul blog di: Barbara Garlaschelli , sulla scia di una poesia di: Fabio Cogolato "No Droga" .
Voglio scusarmi: innanzitutto per il turpiloquio presente in alcune fasi del racconto (che non è mio solito adoperare), ma credo, che la situazione del racconto lo richieda.
I personaggi del racconto, sono pura opera della fantasia dell'autore ed ogni riferimento a persone, luoghi o fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale.




VIVA LO SBALLO



-Gloria, hai trovato le pasticche?- dice Marco. E’ a bordo della sua BMW in compagnia di due suoi amici.
-Cosa cazzo ci servono le pasticche?- replica la ragazza, ferma sul marciapiede.
-Ma sei proprio fusa… Mi vuoi far credere che vuoi entrare in discoteca senza impasticcarti? Ah, capisco, hai tirato prima di uscire di casa. Eppure, non si direbbe dagli occhi.
-Marco, guarda che non ho toccato né coca né pasticche e non ho intenzione di farlo.
-Seee, seeee… Dai, monta in macchina- dice Marco guardandola con sospetto.
-Ma non possiamo fare a meno di quella merda?
-Sentite questa stronza: la chiama merda. Ma chi cazzo ti ha messo queste stronzate nella testa?- Dicono i tre ragazzi, quasi in coro.
-Ieri, mi sono sentita male e non ho intenzione di prendere più quella merda. Anzi, me ne torno a casa e fatti fottere tu e tuoi amici.
Gloria si allontana senza salutare.
I due amici, seduti nei sedili posteriori, scendono dalla macchina, sbattendo violentemente le portiere.
-Lasciala perdere quella stronza, che vada a fare in culo.
-Avete ragione. – Si sporge dal finestrino e le urla:- VAFFANCULO!
Gloria, già lontana, non risponde.
- Andate da Mustafà che ha la roba buona, che stasera ci sconvolgiamo alla grande. Chi ci ammazza a noi? – dice Marco.
-Si, hai ragione Chi ci ammazza?- E ridendo, i due ragazzi si allontanarono a piedi.

Erano le cinque del mattino e Gloria non riusciva a prendere sonno. Accese la TV. Al telegiornale locale stavano dando una notizia: una BMV con a bordo tre ragazzi e una ragazza, era uscita fuori strada al rientro dalla discoteca. La giornalista continuò dicendo che i ragazzi, al momento dell’incidente, erano sotto l’effetto di alcol e droghe. Subito dopo, passarono le loro foto.
Gloria urlò:-Cosa cazzo dice quella stronza! Io, sono rimasta a casa, non sono andata in discoteca con quei tre sfigati.- E mentre pronunciava quelle parole, la sua le cominciò a diventare estranea. Non riconosceva più i mobili, le pareti rosse e gialle, il poster degli U2. Tutto era di un bianco accecante. La TV, era diventata un monitor su cui c’era l’animazione irregolare di un elettrocardiogramma. Gloria aveva gli occhi chiusi.
Dopo qualche istante, i suoni si stabilizzarono in un unico fischio continuo, interrotto solo dal trambusto di medici e infermieri e dal pianto di sua madre.

Gaetano GULISANO

martedì 6 gennaio 2009

Avvisi importanti

Chi fosse interessato a dare e ricevere amore, clicchi su questo link. Aiutare un cane ci farà sentire meno "cani".
http://ilmondodidori.splinder.com/post/19490311/adozioni

lunedì 5 gennaio 2009

Chi è buono? Chi è cattivo?



Io, ho sempre creduto che Uomini e Donne si mettessero a pregare attorno ad un Dio (qualunque esso sia), per chiede pace e amore e, che questo, fosse rappresentato come un simbolo di pace e di prosperità.
Vi prego, ditemi che quel gruppo di uomini attorno a quel mitra non stanno pregando.

So che i leoni, che noi esseri “intelligenti” definiamo bestie feroci, delimitano il territorio con l’urina e, se questo non viene rispettato, il capo branco e solo quello si batte con il capo branco “dell’invasore” fino ad un accordo che verrà suggellato con la fuga o con la morte di uno dei contendenti e, so che questo verrà rispettato.
Noi esseri umani, intelligenti e civili, dunque non bestie feroci cosa facciamo?
Delimitiamo il territorio con bombe di ogni genere che procurano sofferenze atroci e, quando questo viene “invaso” o si ha questa presunzione, mandiamo tutto il branco a morire lasciando ben comodi in poltrona il capi branco.
Il capo branco, ci dice che e giusto fare ciò che facciamo, ma a volte ci fa orrore a noi stessi; allora, il capo branco ci dice che è Dio che lo vuole e così ci siamo lavati la coscienza.

LE GUERRE NON SONO MAI SANTE:

SONO SEMPRE BLASFEME!!





Chi è buono? Chi è cattivo?

Io sono buono
perché oggi
ho spedito un euro
con un sms.

Io sono buono
perché ho implorato
che in medio oriente
cessasse la guerra.

Io sono buono
perché ho pianto
e pregato per
te che non hai
di che sfamarti.

Io non sarò mai buono
sino a quando
crederò che tu sei
CATTIVO!

(Non voglio dire che non esistono i cattivi, ma che a volte i buoni sono cattivi senza sapere di esserlo e i cattivi potrebbero essere buoni con un piccolo sforzo)

Gaetano GULISANO

giovedì 1 gennaio 2009

Angeli sporcati




Angeli sporcati

Angeli sporcati dalla
terrena fanghiglia,
visi tumefatti dalla
ponderata malvagità,
ali appesantite da
piogge acide,
sana follia
il voler ancora
librarsi
in un tetro cielo
bruno,
carceriere
e incarcerato
nella mortale
prigione.

Vorrei
poter lavare
quegli atterriti visi
per regalarmi ancora
un lindo sorriso,
vorrei alleggerire
quelle insudiciate ali,
restituendogli il loro
primitivo candore,
vorrei vedere
ancora librare Angeli
nell’azzurro cielo
ed aprire le grate
delle brune galere.

Volano
adesso Angeli
non più sporchi
incontro a candide
nuvole,
sorridenti
e con le chiome
ondeggianti al vento,
baciati
dai dorati raggi
del sole,
non più prigionieri
del bruno cielo
della mortale
galera.

Gaetano GULISANO

lunedì 29 dicembre 2008

Sognare la realtà



Sognare la realtà

Sognare
di vivere
un reale sogno
per vivere
sognando la vita,
quale vera vita
può essere
più fantasiosa
della realtà?
Mentre
l’assurdità della
concretezza
è vivere sognando.

Svegliarsi
nell’angoscia
di aver sognato
la vita
e smaniare
di addormentarsi
per continuare
a vivere nel sogno,
addormentarsi
alla vita
bramando
un verace sogno,
vivendo il sogno
sperando
che questo
sia la vera vita.

Gaetano GULISANO

martedì 23 dicembre 2008

Vorrei






Vorrei

Vorrei farti vedere il mondo
affacciato dalle finestre
dei miei occhi
per darti i miei ricordi,
per donarti i miei pensieri,
per offrirti la mia anima.

Vorrei portarti
sulle spalle del mio tempo,
farti viaggiare in prima classe
sul treno della vita
nascondendoti dalle grinfie
del temibile e inevitabile kronos.

Vorrei darti il mio sapere,
farti conoscere ciò ancora non sai,
regalandoti quel ch’io so,
scoprendomi ad avere
ancora tanto da imparare.

Ma mi odieresti
per averti troppo amato,
mi rifiuteresti
per averti troppo desiderato,
e mi abbandoneresti
abbandonandoti alla vita.

Allora aspetterò appoggiato
ai davanzali dei miei occhi,
per poter guardare il mondo
attraverso le finestre della tua anima.

Gaetano GULISANO

domenica 21 dicembre 2008

L'ISTANTE


L’ISTANTE

Trattenere
un istante quanto basta
per spiare un fiore
che sboccia il suo candore
nel venire alla vita,

oppure un ranocchio
che gracida nello stagno

incurante dell’uomo
che l’osserva.

Un istante
per guardare ammirati

un arcobaleno dalle mille sfumature,
per poi scrutare nel cielo un sole
il quale fa capolino tra le nuvole.

Toglierci
del tempo che scorre inesorabile

per ricercare quella innocenza persa,
quando i nostri occhi si stupivano
dinanzi a queste bellezze del creato.

Un istante!

Tanto dura l’innocenza
negli occhi di un bimbo

il cui mondo colora tutto di rosa.

Anna Teresa.

giovedì 18 dicembre 2008

Libero




Libero

Libero
dagli affanni della realtà
sento librarsi nei cieli dei sogni
la non più oppressa anima mia.

Esistenza
schiava della tangibile
ponderatezza dell’essere,
mentre potrebbe levarsi felice
volteggiando per i sentieri
della saggia insania.

Sogno
recluso nelle crude galere
della concretezza,
fredde celle chiuse con le grate
della ragione, dove le fittizie verità
sono i catenacci che negano la vita.

Gaetano GULISANO

martedì 16 dicembre 2008

Inverno



Inverno

Alberi carichi di candida coltre
piegano i rami al loro destino,
cullati dall’insinuante nenia
del gelido vento, stanchi riposano
nella loro immobile inquietudine.

Come un anziano sovrano appesantito
dagli affanni del tempo, il canuto signore
con lento passo avanza:
dispensando sentenze,
infliggendo condanne, propinando assoluzioni.

Temuto dalla vita che si rifugia
nei caldi giacigli dei ricordi,
nascondendosi all’essenza dell’esistere
ignara di nascere a nuove esistenze.

Solitario si lecca le proprie ferite,
provocate dall’orda delle fameliche belve
serve di Kronos che a nugoli, impietose
lo azzannano, nascosto nella fitta boscaglia
dell’età, braccato dallo spietato ed inevitabile
cacciatore dell’incalzante fiorente stagione.


Gaetano GULISANO

lunedì 15 dicembre 2008

Un istante d'amore
















Un istante d’amore

Labbra convulse mai paghe di emozioni,
sensi ansiosi, trepidanti di inerpicarsi
per i sentieri sconosciuti dell’amore.

Mani mai stanche, plasmano le dolci
ed eteree forme dell’anima,
incuranti delle vesciche
che ad esse questa procura,
con sapiente caparbietà
ignorando il dolore,
asciugandosi dal sangue,
continuano il loro impegno.

Occhi lacrimosi non per il dolore,
ma commossi e appagati
per avere vissuto la dolce visione
di un interminabile istante d’amore.


Gaetano GULISANO

venerdì 12 dicembre 2008

L'agonia di Gea

























L’agonia di Gea

Rantolanti giganti,
candidi signori dell’eterno freddo,
stretti in un soffocante abbraccio
per un fugace tepore di liquida agonia,
fuso tormento per l’umana stoltezza.

Aria cupa, appestata dal fittizio progresso,
dal convulso esistere della non esistenza,
dalla terribile smania di distruzione.

Acque ammorbate dall’immane dolore,
dove imputridisce ogni aspettativa di vita,
dove si decompongono i sogni, perdendosi
in evanescenti miraggi d’esistenza.

Deserti si estendono sin dentro l’anima,
minuscoli granelli di sabbia rovente opprimono
l’affannoso respiro, la canicola snervante toglie ogni lume di ragione.

Uomini stolti,
indifferenti ascoltano i rantoli di chi li nutre, respirano il morbo della loro stessa stoltezza,
si dissetano della loro stessa peste,
ignari vivono della loro stesa fine.


Gaetano GULISANO

giovedì 11 dicembre 2008

Uomini o Bestie?

Cari amici blogger, quante volte vi sarà capitato di aver pensato o di aver detto:
"MI VERGOGNO DI APPARTENERE AL GENERE UMANO?"
Mai?
Bene, a me qualche volta è capitato, anzi più di qualche volta. Ho detto quella frase, l'ho detta anche ieri, guardando Striscia la Notizia, mentre mandava un servizio su dei maltrattamenti all'interno di un canile, che non pubblico per il rispetto che nutro nei vostri confronti e per rispetto a quei poveri cani, ma, se volete, potete vederlo cliccando qui (vi avverto io non ho finito di guardarlo per la crudezza delle immagini!).
Qualche tempo fa, avevo scritto e pubblicato nel blog una poesia contro l'abbandono degli animali "Martiri dell'estate" . Per mettere in evidenza la malvagità gratuita del genere umano.
Io, non spero neppure che queste persone si pentano, perché per pentirsi bisognerebbe avere una coscienza, ma spero che le autorità competenti una volta accertate le responsabilità, li possano punire come meritano.

Segnalazioni

Cari amici blogger, vi volevo segnalare una bella poesia di:
Già dal titolo, si può evincere il tema della poesia. Mi sono domandato: leggerla potrà cambiare il destino di quei bambini? La risposta più naturale potrebbe essere "NO!"
Ma l'indifferenza, voltarsi dall'altra parte non ci renderebbe uguali a chi ha armato quei bambini?
Credo di sapere la risposta...
Io, faccio comunque i complimenti a Fabio per aver affrontato questo tema.

mercoledì 10 dicembre 2008

Sculture





Sculture

Chiaro scuri di vita in basso rilievi
sulla pietra dell’esistenza
scolpiti da scalpelli della realtà,
sapientemente sagomati
in eteree forme con i volti
contorti nei ricordi.

Altalenate scultore
su un’impalcatura di sogni
vacillante percuote il suo marmo,
lacrimando ad ogni frammento
che rovina nell’abisso del senno.

Quando infine scende dalla
sua impalcatura
ammirando la sua opera,
si contorce nello spasimo
raccogliendo schegge di vita.


Gaetano GULISANO

lunedì 8 dicembre 2008

Ancora Natale



Ancora Natale

Sentieri indomiti,
brulicanti di festose malinconie
nel cupo luccicare d’oscuri
e d’appariscenti ornamenti.

Dolente allegrezza d’anime perse
in una fitta boscaglia bruma,
nella vorace ricerca
di un po’ d’avido
e fittizio affetto.

Barricati dietro alibi di false bontà,
inseguendo scusanti per veri misfatti,
incolpando altri della noncuranza.

Armati di un telecomando per
cambiare canale:
per non vedere gli occhi inquisitori
della misera povertà,
scegliendo l’ agiatezza di
facoltosi miserabili,
guardando ancora Natale.

Gaetano GULISANO

venerdì 5 dicembre 2008

Notte


Notte

Notte luccicante
d’arcani eventi,
fugace tessitrice
di folli pensieri.

Correa luna,
impietrita spettatrice
di dolci visioni,
cullata dal cielo,
galleggiando
su un fiume stelle.

Nemica dell’ alba
che ne richiede l’essenza,
combattuta dal sole
che ne reclama il luogo,
temuta dal tramonto
che ne prevede l’avvento,
amata dal poeta
che ne riscuote l’essenza.

Gaetano GULISANO

martedì 2 dicembre 2008

Vite rubate












Vite rubate

Guerresca vita
di immane violenza,
condita con il pane
dell’atroce morte
è il nutrimento
della ponderata follia.

Bambini mai stati bimbi,
abbracciati ad un feroce
“ giocattolo”
dove piangere accoccolati
le lacrime dell’altrui sangue,
aggrappati al fertile seno
dell’oblio
poppando il veleno
del tenebroso silenzio.

Uomini non più uomini,
persone nate e mai vissute,
appestati dall’orrendo morbo
della violenza,
pestilenziale alito di morte,
carnefici e vittime
della loro stessa insania.

Umanità reclusa
nella spietata prigione
dell’indifferenza,
società soggiogata
alle catene della noncuranza,
popoli ignari,
correi dei ladri di vite.

Gaetano GULISANO

sabato 29 novembre 2008

Passeggero















Passeggero

Inconsapevole passeggero
sul treno senza porte,
dai finestrini sempre chiusi,
attraverso i quali la vita
inesorabile scorre.

Vedo sfilare paesaggi di vita
oltre le lastre appannate
dall’alito dei ricordi,
così vicini da poterli afferrare,
ma così lontani nei miei pensieri.

Più mi allontano da quei ricordi
più follemente li inseguo,
più li vedo allontanarsi
e più limpidi si delineano
nella mia mente.

Non ho chiesto io
di salire su questo treno,
non ho chiesto io
di incontrare i miei ricordi,
ma ti chiedo solo
di viaggiarmi a fianco.

Gaetano GULISANO

giovedì 27 novembre 2008

Volare nel sogno



















Volare nel sogno

Seduto a cavalcioni dell’anima
percorro i sentieri dell’amore,
sfiorando flebili pensieri
animandoli con l’alito di un sogno.

Navigando nei mari dell’odio
sul veliero della sofferenza,
vedo gementi naufraghi
dell’umana disumanità.

Volando fuori dal mio essere,
attraverso i mondi devastati
da un tremendo e pestilenziale
morbo: “la paura di saper amare.”

Mi fermo sul ciglio del sogno,
per l’orrore d'aver paura,
cercando nell’intimo baratro
la forza d’aver coraggio,
scorgendo nel profondo abisso
mondi di vera pace.


Gaetano GULISANO

lunedì 24 novembre 2008

Inno per la Pace


Ho avuto molti tentennamenti prima di pubblicare questo post con delle mie riflessioni, ricordando frasi celebri di altrettanti celebri e meno celebri personaggi del pacifismo. Ma infine, ho deciso di pubblicarlo, perché credo che la pace non possa fare distinzioni di correnti di pensiero diversi o su religioni diverse. Perché chi non vuole la pace, non vuole che altri possano pensare e, religioni che perseguono la violenza, non sono tali. Come può essere coniata una frase che recita:"Guerra Santa" La guerra, non può mai essere santa, ma è solo e sempre blasfema. Come si può dirsi pacifisti ed augurasi che altre dieci, cento, mille persone, vengano uccise.(comunque la si pensi e a qual si voglia categoria appartengano questi dieci cento mille persone).


Inno per la pace

Ricordo che un uomo molti anni fa aveva detto:
Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere*” ma i suoi simili oggi come ieri riescono a trovare solo i motivi per uccidere, morendo e facendo morire altri uomini uccidendo le speranze di pace.

Ricordo che un uomo molti anni fa aveva detto:
Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.**” ma ancora oggi come ieri in tutto il mondo dittatori negano la facoltà di parola, di pensiero, negando e negandosi la vita.
Come può vivere chi nega agli uomini d’essere uomini?
Come si può essere uomini senza pensare d’essere liberi, come si può essere uomini senza esprimere il proprio pensiero?

Ricordo che una donna dopo che gli avevano ucciso il marito a Nassyria, con le lacrime agli occhi e con il vangelo nel cuore aveva detto:
Se amate quelli che vi amano che merito avete? Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori***
ma ancora oggi, sotto una bandiera della pace, giovani urlano: “dieci cento mille Nassyria”, con la speranza che ci siano altri dieci cento mille stragi.

Ricordo che un uomo molti anni fa aveva detto:
Quando tornate a casa fate una carezza ai vostri bambini e dite loro: che questa è la carezza del Papa****
ma ancora oggi più di ieri nel mondo i bambini non ricevono nessuna carezza, ma selvagge percosse da chi dovrebbe dargli carezze, vili violenze da chi dovrebbe accudirli e, come “giocattolo” un freddo fucile, uccidendogli l’anima, strappandogli il sorriso accecandoli con la violenza, per uccidere altri bambini uccidendosi.

Io ricordo queste parole e allo stesso modo ricordo come queste oggi più di ieri siano eluse.
Ricordo, ma soprattutto voglio ricordarlo a chi come me, a chi come voi non le ha dimenticate, e mai le dimenticherà.
Voglio ricordarle per insegnarle a chi non le ha mai sentite solo perché non le ha mai ascoltate.
Fratellanza, amore, libertà, gioia vita, in una sola parola vi voglio ricordare e mi voglio ricordare la Pace.

Gaetano Gulisano.


*Mahatma Gandhi
** Voltaire
***Margherita Coletta
****Papa giovanni XXIII.

mercoledì 19 novembre 2008

3 maggio 2005 L'inferno II parte

(3 maggio 2005 l'inferno I parte)

3 Maggio 2005
L’inferno
(II parte)


…Gaetano, era immobile con il tridente di Lucifero infilzato nella gamba destra che gli procurava tremendi dolori. Lucifero, lo guardava con l’espressione adirata, dei suoi occhi verdi e rossi da rettile, senza pronunciare alcunché.
Gaetano,era stupito, si aspettava il rituale interrogatorio, al quale aveva assistito per tutti quelli che lo avevano preceduto e con le successive atroci sentenze.
Quando all’improvviso, il demone, sempre fissandolo con la solita espressione, esordì dicendo:
-Cosa aspetti? Non è questo il tuo luogo e non è questo il momento, vai adesso non ho tempo da perdere.-
A quelle parole, senza dire nulla, cercò di sfilarsi il tridente ancora conficcato nella gamba destra, al ché Lucifero, con un balzo scese dal suo pulpito e fermandosi davanti a Gaetano, impugnò il manico del forcone e glielo conficcò ancora più in profondità, facendolo gemere ulteriormente. Gaetano, continuò ad urlare più forte per il dolore che quei ferri gli procuravano.
-Ascoltami bene- cominciò il demone, mentre perseverava in quell’atroce tortura, -Ho detto: che non è né il tuo luogo né il tuo momento, ma questo mio “regalo”, dovrai portarlo sino a quando non verrà il momento di toglierlo e, adesso non lo è.
-È quando verrà quel momento?- Replico Gaetano, contorcendo il viso in una smorfia di dolore, ma non ebbe nessuna risposta.
Gaetano, si allontanò inerpicandosi lungo un sentiero scosceso, seguendo una fioca luce bianca, con la gamba che ad ogni passo lo faceva sussultare dal dolore. Appena fu a suo parere abbastanza distante, si fermò distendendosi supino cercando di sfilarsi quel forcone ma, questo sembrava ormai fusosi con la carne e le ossa della sua gamba , continuando a dargli atroci tormenti, facendolo urlare come un ossesso.
Mentre urlava, vide un ombra che gli si avvicinava, la luce prima fioca, iniziò a diventare sempre più vivida fino a quando riuscì a distinguere quell’ombra misteriosa.
-Ecco l’antidolorifico- quella voce sussurrò.
Gaetano guardandosi intorno si rese conto che si trovava nel letto della sala di terapia intensiva, di un ospedale e quell’ombra, altro non era che l’infermiera.
Guardò subito sotto le lenzuola per vedere se aveva infilzato il forcone di Lucifero, dato che il dolore a differenza del paesaggio era rimasto immutato e notò che al posto del forcone, vi era un fissatore esterno composto da una serie di tondini di ferro che gli trapassavano la gamba da parte a parte, da appena sotto l’inguine all’inizio della tibia.
Gaetano, appena resosi conto di dove si trovasse, chiese notizie all’infermiera sulle condizioni del suo amico Massimiliano.
Questa, pur con un muso lungo e con solennità disse che si trovava in coma farmacologico, ma che le condizioni non destavano particolari preoccupazioni.
Gaetano, girò la testa sul cuscino e si addormentò con un dubbio, aveva sognato Lucifero o aveva sognato l’infermiera?

Gaetano, aprì gli occhi e non vide più la pulita sala della terapia intensiva dell’ospedale, ma soltanto freddi sassi sui quali giaceva supino e il dolore alla gamba riprese più intenso di prima. Guardò la gamba e il forcone era ancora al suo posto, mentre cercava di sfilarlo accompagnato da tremende urla, vide in piedi al suo fianco un canuto signore con la barba candida, che indossava un bianca tunica. Subito gli chiese di aiutarlo ma questi con aria solenne gli disse:
-Come posso io aiutarti se tu per primo continui ad infliggerti indicibili pene? Lascia stare quel forcone che non uscirà mai in quella maniera dalla tua gamba, uscirà a tempo debito e con i giusti modi.- E come era apparso l’uomo scomparve, lasciando Gaetano nello sconforto che si abbandonò su quei e ruvidi freddi sassi.

-E’ l’ora dell’antibiotico.- Quella frase lo svegliò, si guardò attorno e non riconobbe la stanza di prima, infatti era stato trasferito dalla sala di terapia intensiva al reparto.
Nonostante si trovasse coricato nel letto, gli sembrava di stare ancora disteso sui sassi. Il dolore alla gamba, non accennava ad attenuarsi, anzi aumentava freneticamente; in quello stato trascorse una settimana tra il torpore degli antidolorifici, alternato ai i tremendi dolori alla gamba. Ogni qualvolta tentava di toccare il fissatore, i dolori continuavano in maniera feroce e, non poteva fare a meno di pensare alle parole che aveva udito da quel canuto signore durante quello strano sogno. Gaetano, non sapeva bene se ad impersonare quell’arcana creatura della sua fantasia fosse Catone in Purgatorio o Dio in Paradiso.
Finalmente, alla fine della seconda settimana, si trovò a fianco il suo compagno di sventura, visibilmente provato, con un collare per la frattura delle vertebre del collo, un gesso al braccio destro e una fasciatura alla gamba destra che andava da sotto il ginocchio sino alla tibia il tutto tenuto fermo da un fissatore esterno simile al suo .
Il trauma più grande, Gaetano lo ebbe la mattina successiva, quando i medici per la rituale medicazione, liberarono dalle fasce la gamba di Massimiliano e, riuscì a vedere lo squarcio nella carne che lasciava scoperti sia la tibia che il perone; ed un altro medico con un bisturi asportava pezzi di carne e di osso, che non essendo vascolarizzati, (dato che nell’incidente si era recisa una vena e i chirurghi l’avevano repentinamente chiusa.)
Ma, le spiacevoli sorprese, non erano ancora finite, difatti la settimana successiva, dopo le rituali medicazioni, i medici con estrema solennità, comunicarono a Massimiliano che avrebbero dovuto amputargli la gamba.
Amputare le gamba ad un ragazzo non ancora trentenne, uno sportivo, che passava parte del tempo libero tra palestre e campi di pallavolo, il classico ragazzo sempre ben curato il “figo” della situazione per intendersi. Dovevano amputargli la gamba, Gaetano non riusciva a pensare ad altro, ma non voleva neppure guardare quel suo amico disteso immobile con lo sguardo vitreo e fisso sul soffitto, aveva paura di scrutargli dentro l’anima, nei suoi pensieri.
Dovevano amputargli la gamba, quale atroce tortura, pensò subito al sogno e, rivedeva Lucifero che dava atroci torture ed il canuto signore che dispensava parole di conforto.
-Massimiliano ascoltami- cominciò Gaetano,
-sono sicuro che troveremo la giusta soluzione- ma Massimiliano rassegnato non rispondeva.
Passarono ancora alcuni giorni, fino a quando arrivò la notizia che un chirurgo di un istituto ortopedico di Bologna, dopo averlo visitato era disposto a dargli una flebile speranza e che avrebbe tentato di salvargli la gamba.
Successivamente, arrivò la notizia che anche Gaetano sarebbe stato accolto nello stesso istituto.
Gaetano si addormentò e rivide il canuto signore che sorridendogli gli sfilò il forcone dalla gamba.



Gaetano GULISANO

martedì 18 novembre 2008

Terapia intensiva




Terapia intensiva

fiacco pulsare
di un cuore stanco,
flebile alito
di fioca vita,
immane affanno
di vita vitale.

interminabili istanti
di scorsa vita,
lampi eterni
di futuri sogni,
folle consapevolezza
di cruenta lotta.

Furbeschi artifizi
per una fittizia vita,
sincere menzogne
per un reale riposo,
Interminabili attese
per l’agognata speranza.

Gaetano GULISANO

sabato 15 novembre 2008

Anime




Anime

Anime vacue,
intrappolate
in un terreno limbo
di angosce.

Alito di vita,
in un terreno inferno,
li tiene legate
a fredde e flebili canne.

Fittizie gioie,
false allegrezze,
veraci sensi
di sommo dolore.

Illuminati
dalla vivida luce
dell’insania,
lievi anime fluttuano
nella mia confusa mente

Gaetano GULISANO

giovedì 13 novembre 2008

Il Lupo o l'Uomo?













IL LUPO O L’UOMO?


Quanta ferocia in un lupo
mentre sbrana, dilania
e divora la sua misera preda.

Quanta ferocia in un uomo
mentre combatte, oltraggia
e uccide il suo fratello
chiamandolo nemico.

Quanto terrore nella preda
mentre invano si dibatte
cercando di sfuggire ai morsi del lupo.

Quanto orrore nell’uomo
che per mano di un altro uomo
viene oltraggiato, combattuto
e ucciso.

Se il lupo non uccide e
non si nutre a sua volta
morrà.

Ma l’uomo che uccide
non si nutre del suo nemico.

Allora chi è la bestia
il lupo o l’uomo?


Gaetano GULISANO

lunedì 10 novembre 2008

Il Fiume



IL FIUME

Il lento e perpetuo scorrere del fiume,
con paziente sapienza
modella acuminati sassi
offrendo dolci lisce e soavi forme.

Lenta e troppo fugace eternità
dai senso alla vita, al suo inizio,
al suo scorrere, alla sua fine.

Vigorosa e flebile speranza logora
il dolore che corrode l’attesa
rendendola atroce disperazione.

fiume trasporta le speranze,
fiume affoga i dolori,
fiume fammi navigare
fino al mare.


Gaetano GULISANO

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