sabato 25 ottobre 2008

ASSENZA FORZATA

Cari amici poeti e blogger, da qualche tempo ho problemi con il mio PC. Dunque non sarò in rete sino a quando l'assistenza non me lo restituirà. Scusatemi se non rispondo ai commenti.
Un caro saluto e a presto.
cercherò di connettermi saltuariamente da qualche internet point.
Gaetano GULISANO

lunedì 13 ottobre 2008

Autunno


















Autunno

Grovigli di pensieri
nelle mia mente
si susseguono
come la pioggia
di foglie ingiallite
del crepuscolare autunno.

Tappeto ocra
di un antico affanno,
abbandonato al ricordo
del passato ciclo
è l’anima che sussulta
alla memoria della
remota essenza.

Viti mature,
inebriante mosto,
trepidanti attese,
arcane metamorfosi,
sono le nuove vite
di antiche esistenze.

Gaetano GULISANO

venerdì 10 ottobre 2008

3 maggio 2005 l'inferno ( I parte)


3 Maggio 2005
l’inferno
(I parte)


Lucifero, con il suo tridente, pizzicava le persone in fila appena arrivate alle porte dell’inferno, proferendogli gli improperi più impronunciabili.
Quelle persone, a mani giunte lo pregavano chiedendo clemenza, cosa che faceva ulteriormente imbestialire il demone.
Gaetano era in fila, ma a differenza di quella moltitudine di persone, non implorava anzi, attendava con mesta pazienza il suo destino. Cosa al quanto strana perché, anche se in vita non era stato un santo, non poteva essere considerato una persona cattiva, meritevole di quel destino. Nonostante questo, Gaetano, (stupito per la presenza di Lucifero su quel pulpito, che di diritto, secondo la versione Dantesca doveva essere di “Minosse”), attendeva impassibile, ascoltando e guardando con distacco l’interrogatorio al quale il demone sottoponeva quelle persone, sicuramente ree di chissà quali nefandezze.
La sentenza che seguiva l’interrogatorio, era sempre di condanna ai supplizi più disparati e alle più bizzarre crudeltà.
-Neghi di aver ucciso persone innocenti?- Lucifero urlava alla volta di un uomo grasso, con il volto sformato dalla paura, livido per tutte le punture di insetti e per le copiose dosi di bastonate ricevute nel lungo tragitto sino a quella porta.
L’alito pestilenziale del demone, arrivava sino alle ultime persone, rendendo l’aria irrespirabile, come se in quella condizione respirare contasse ancora qualcosa.
-No! Non ho mai ucciso nessuna persona in vita mia, lo giuro.- Replicava quell’essere ormai informe, privo di ogni sembianza umana.
-Neghi di essere stato un politico?- Il demone dal suo pulpito infuocato lo incalzava
-No non lo nego!-
-Neghi di esserti impossessato del danaro che gestivi per il pubblico e, con questo esserti costruito ville e vari agi arricchendoti?
-No! Non lo nego, ma non ho mai ucciso nessuno.- Replicò, quasi sentendosi sollevato, sia per la confessione, sia perché credeva di potere scampare a quel perpetuo destino.
-Guarda,- impose il demone.
-Vedi, quelle persone?- E, sotto i suoi piedi, si aprì come una parete trasparente che lasciava intravedere la scena di un incidente con due persone riverse a terra, rispettivamente in una pozza di sangue.
-E cosa centro io?- Replicò l’uomo alzando la voce. E, subito venne colpito da una scarica di bastonate, da parte dei demoni che gli stavano intorno.
-Cosa centri tu?- Ricominciò Lucifero ancora più adirato di prima, facendo uscire fumate sulfuree dalle sue larghe nari dal viso di capro.
-Il danaro che ti sei intascato, era destinato a mezzi sanitari per la tua città, senza quei mezzi, quelle persone moriranno e tu ne sei l’artefice.-
L’uomo a quelle parole impallidì, allora Lucifero continuò:
-Che sia gettato nella fosse delle vespe.-
Al ché l’uomo urlo e svanì fra le fiamme.
Quanto fu giunto il turno di Gaetano, il demone lo guardò negli occhi e inespressivo, senza pronunciare alcunché, strinse il tridente nella pelosa mano destra, facendo stridere al contatto le lunghe e acuminate unghie, e con forza, glielo conficcò nella gamba destra.
Gaetano, urlò per il dolore e poi svenne.
Quando Gaetano riaprì gli occhi, si ritrovò riverso sull’asfalto con un forte dolore al braccio destro, tentò di alzarsi ma non vi riuscì, si guardò la gamba destra e vide che sui Jeans all’altezza del ginocchio, vi era qualcosa di un bianco accecante, allungò la mano cercando di toglierlo ma appena l’afferrò, un dolore lancinante che mai aveva provato prima gli pervase la gamba per poi diffondersi in tutto il corpo. Quel qualcosa di bianco, altro non era che il suo ginocchio uscitogli dalla gamba.
Allora, tutto gli fu chiaro, si ricordò di qualche istante prima sulla moto del suo amico Massimiliano, poi un pullman e il tremendo impatto.
Sotto la sua gamba, si allargava copiosa una chiazza di sangue, il suo amico Massimiliano non rispondeva e il freddo iniziava ad insinuarsi nel suo corpo.
Giunse un’autoambulanza, gli infermieri gli misero velocemente un telo argentato sopra per ripararlo dal freddo, ma non lo caricarono a bordo, dicendo che: al momento era disponibile solo un’autoambulanza ed il suo amico riverso a terra poco distante era più grave di lui.
Allora Gaetano chiuse gli occhi e non sentì più dolore…


Gaetano GULISANO

mercoledì 8 ottobre 2008

Vivo




Vivo

Vivo per il vigoroso e flebile
vagito di un bambino
appena affacciato
alla terrena vita,
inconsapevole
di aver iniziato
l’inevitabile viaggio
lungo i sentieri
della morte.

Vivo per l’affannoso percorso
di chi l’oltrepassa
per cominciare
la fine di un incerto
inizio.

Vivo per imparare a morire
gioendo di vivere
la terrena vita.


Gaetano GULISANO

domenica 5 ottobre 2008

Occhi











OCCHI

Occhi inerti di povere vittime
del guerresco terrore,
svuotati dall’innocenza
della linda anima.

Occhi spenti di vili carnefici
colmi del maligno
germe dell’ira,
che come gramigna
ha imputridito
l’essenza dell’anima.

Occhi roventi di baldi difensori
infuocati dalla fiamma
della vendetta,
che al pari
di un’ardente fuoco
illuminandoli,
li brucia nel folle vortice
della violenza.

Guardo negli occhi
il folle germe della violenza
e lo vedo in tutti i dittatori.
Folli occhi spenti senz’anima.


Gaetano GULISANO

venerdì 3 ottobre 2008

Vagabondi







Vagabondi

Vagando nell’assordante
silenzio delle tue entità,
accompagnato delle
mie solitudini,
bevo dagli otri
della tua essenza.

Il dolce nettare
mutato in malsano sale,
la vera essenza
in venefico tosco,
l’inebriante vita in
triste morte.

Fiore di vita ,
non perdere i tuoi dolci
e vellutati petali,
seme di gioia,
attecchisci nel
nel mio sopito animo,
frutto d’amore nutrimi
col tuo succoso senso.


Gaetano GULISANO

mercoledì 1 ottobre 2008

Il tormento del poeta











Il tormento del poeta


Muse,
tacete al mio senno,
non fatemi narrare
ciò ch’io vo’ narrare,
offritemi l’oblio,
rendetemi folle o stolto,
fatemi sguazzare
nelle calme acque
dell’inconsapevolezza.

Anima,
non ascoltare
le livide menzogne,
quelle falsità
che la realtà t’adduce,
la fallace vita
che l’insania
della reale esistenza
ora si palesa.

Mente, non pensare,
cuore non amare,
vita non vivere,
verità diventa bugia,
Uomo cessa d’esser uomo.


Gaetano GULISANO

Viva lo sballo

Oggi, sul blog della scrittrice Barbara Garlaschelli http://barbara-garlaschelli.splinder.com/post/18572342#comment è pubblicato il mio racconto "Viva lo sballo", per la sua iniziativa "Belle Storie".
Un racconto che vuole sensibilizzare giovani e non, su quanto possa essere micidiale la droga e la cultura dello sballo in genere.

lunedì 29 settembre 2008

Il Viaggio




Il Viaggio


Ti condurrò
la, dove il tuo senno
non osa guidarti.

Esploreremo le vie
che conducono
alla vivida luce,
lasciandoci alle spalle
i sentieri di
brune tenebre.

Navigheremo
sulla nave
dei nostri sensi,
fluttuando sul mare
dell’anima.

Infine, approderemo
nel sicuro porto
del nostro amore,
aspettando la limpida
e lucente sera.


Gaetano GULISANO

sabato 27 settembre 2008

Il volo della rondine

Mi domando, cosa pensano le rondini del genere umano, quando nella loro migrazione attraversando il canale di Sicilia, vedono le carrette del mare navigare alla volta di Pantelleria?
E, quando giunte a destinazione nel profondo sud, vedono le atrocità di quei dittatori, di quale solo gli uomini sono capaci, come se lo spiegano ?
E in fine, quando in primavere ritornano nelle nostre città e, vedono la nostra indifferente normalità, come la spiegano ai loro pulcini?
Ma, poi rifletto e sono sicuro che le rondini, in quanto simpatiche bestioline non si pongono queste domande.

Ma noi, noi esseri pensanti ce le poniamo?

Il volo della rondine

Come una rondine
volo verso l’estremo sud,
guardo con i miei pensieri
e vedo immense distese,
di folgorante vita.

Come una rondine
nell’immenso sud,
rivedo il remoto
ed accogliente nido.

Come una rondine
volo verso l’assolato sud,
e vedo povere
anime dannate,
colpevoli solo d’amare la vita,
agitarsi nei furiosi flutti,
dell’impetuoso mare
della vana speranza.

Come una rondine
volerò a sud,
e con i miei pensieri,
vedrò malvagi tiranni
ed immense distese
di immani rovine.




Gaetano GULISANO

martedì 23 settembre 2008

Voglia di Vita


Voglia di vita


Guerrieri
che la guerra aborre,
senz’arme combattono
sovrumane forze.

Alleati,
solo all’umano senno
lottano senza muover
membra.

In un letto,
inermi e mai stanchi
di adorare la vita,
lottano contro
la letale crudeltà
dell’indifferenza.

Al capezzale,
mogli, mariti, padri,
madri e figli,
ricaricano le munizioni
della flebile speranza.

La “sla” l’implacabile nemico,
la ricerca l’unica arma,
l’amore per la vita
il campo di battaglia,
l’indifferenza
l’immane sconfitta.


Gaetano GULISANO

sabato 20 settembre 2008

Importante "sla": UN PUGNO ALLO STOMACO"

http://imuliniavento.splinder.com/
Nessuno, osa o vuole parlare della "sla". Una malattia per la quale non esistono cure. Ma non voglio parlare di questo, perché Piera nel suo blog lo ha fatto in maniera esaustiva.
Vorrei, poter sensibilizzare le coscienze di chi non fa abbastanza per aiutare la ricerca. La ricerca è l'unica arma per sconfiggerla. E, se non ci sono cure, vuol dire che non si fa abbastanza e, non per demerito dei ricercatori che, operano in condizioni precarie, ma io credo per i scarsi finanziamenti che a questa si danno.
Inoltre, credo che le famiglie e gli ammalati, siano lasciati soli alle proprie angosce, proprio da quelle persone che, dicono di volerli aiutare (Le Istituzioni). Ed altro argomento, non meno importante e fastidioso, in quanto in se odioso è il fatto che nessuno vuole affrontare il cosiddetto "accanimento terapeutico".
Chi, dei più credenti, in coscienza, se la sente di condannare PierGiorgio Welbi o il suo medico? Io NO.
Indubbiamente, per la nostra costituzione è un reato, perché "la vita non è un bene disponibile" e, come tale non possiamo decidere di porvi fine.
Ma io, ho provato cosa vuol dire stare disteso "e non immobilizzato" in un letto di ospedale, dove per quattro mesi, ho svolto tutte le funzioni che l'essere umano svolge senza mai alzarmi. Vi assicuro che non è una bella esperienza. Dunque non riesco ad immaginare quale atrocità debba essere quella della quale stiamo parlando.
Una lode a Piera.
Gaetano.

giovedì 18 settembre 2008

LUCIDA MENTE


LUCIDA MENTE

Lucida mente,
dentro un corpo inerme,
un fisico che non e più un fisico,
muscoli inermi nervi inerti.

Lucida mente,
reclama il senso della non vita,
esigi che ti sia accordata
la non morte,
mentre sei obbligata a patire
quella morte atroce
che è l’obbligo di vivere
in un inutile contenitore.

Lucida mente,
che con vigore combatti
con le sole armi
della tua volontà di vivere,
di vivere una dignitosa vita,
di morire una decorosa morte.

Lucida mente,
cessa quelle atroci sofferenze,
concedi quella dignità di uomo,
oscurati, stacca quella spina,
che i miei pari nel nome
di una falsa umanità
si ostinano a non strappare

Buon Dio,
infondi lucidità in quelle menti
che in nome della
tua misericordia
ora negano la vera
carità.

Lucida mente,
dona tu quella dignità di uomo
che gli uomini negano.

Gaetano GULISANO

martedì 16 settembre 2008

VIA FANI







Cosa è il terrorismo?
Quale terrorismo, quello di destra? Quello di sinistra? Quello islamico? Quello internazionale?
No, io credo (forse sbagliando), che al terrorismo non si possa dare nessuna di queste definizioni.
L'unica definizione che riesco a dare è: efferati crimini, commessi da vigliacchi criminali, che inconsciamente, vergognandosi del loro essere violenti, mascherano ed accettano la loro barbarie, nascondendosi, dietro degli ideali che loro stessi sono consapevoli di non avere.
Questo è ciò che io credo sia il terrorismo!
VIA FANI

Giovani protestano invocando
un mondo migliore,
giovani protestano
contro la guerra
inneggiando alla pace.

Giovani protestano
imbracciando mitra e pistole
per darci un mondo di pace
per darci un mondo migliore.

Giovani protestano
uccidendo altri giovani,
per darci un mondo di pace
per darci un mondo migliore.

Giovani protestano
rapendo Aldo Moro,
barbaramente uccidendo
la sua scorta in via Fani,
per darci un mondo di pace
per darci un mondo migliore.

Giovani protestano
uccidendo Aldo Moro
e lasciandolo in via Caetani,
per darci un mondo di pace
per darci un mondo migliore.

La violenza mascherata da ideale
è la fertile madre di ogni male.

(per non dimenticare quel triste 16 marzo del1978
e tutte le altre tristi date come Bologna ecc... )



Gaetano GULISANO

domenica 14 settembre 2008

BIMBI

Quale forza è più grande ed invincibile, se non quella dell'innocenza che gli occhi dei bimbi sanno sprigionare?
Quale emozione è più forte, se non quella che la limpidità e la genuinità delle loro domande riescono a destare?
Quale insegnamento è più importante se non quello che i bimbi da inconsapevoli maestri riescono a darci?
I miei due nipotini Matteo e Noemi, mi hanno fatto conoscere quella forza e quell'emozione.
Io come un attento allievo continuerò ad apprendere i loro insegnamenti.
“BIMBI”

Interrogativi e
ingenui occhi
mi scrutano,
lasciando trasparire
tutta la purezza
della loro
netta anima.

Gioiosi sguardi
mi invitano
ad infantili giochi,
svaghi che credevo
persi nei meandri
più reconditi
della mia
sopita anima.

Come un paziente allievo,
ascolto la vostra anima
che attraverso
i vostri gai occhi,
al pari d’un vecchio
e saggio maestro,
mi infondono
la conoscenza
della vera innocenza.

Gioiosamente
turbato da tanta
schietta semplicità,
per la prima volta
mi trovo a scoprire
la vera essenza della vita.

(Ai miei due nipotini Matteo e Noemi)

Gaetano GULISANO

giovedì 11 settembre 2008

Prigionieri







"PRIGIONIERI"

Ignari prigionieri
di evanescenti gabbie,
trasciniamo inconsapevoli
la nostra quotidianità,
il peso dei nostri affanni.

Involontari detenuti del fato,
durante l’interminabile ora d’aria
che ci è concessa,
sperperiamo le nostre vite
in inutili angosce.

Ingannati
dalle nostre stesse esistenze,
imbrogliati
dai nostri stessi vezzi,
illusi
dalla nostra fallace volontà.

Mentre potremmo vivere
una vita libera
dalle nostre prigioni,
se solo riuscissimo
ad Amarla.

Gaetano GULISANO

lunedì 30 giugno 2008

Vacanza

Cari amici blogger, se vi capitasse di passare per questo blog e, leggendo ciò che scrivo vi verrà voglia di postare un commento fatelo pure, anzi vi invito a farlo; ma fino a settembre non aspettatevi risposte, perché da oggi e sino alla fine di Agosto, non avrò la disponibilità di internet, in quanto vado al fresco e come si vede dalla foto non in galera.
Mi mancheranno le belle poesie di Cristina bove, di Eleonora Ruffo Giordani, di Glò, di Bit, i racconti di Renzo Montagnoli, Barbara Garlaschelli, i noire di Enrico Gregori e, l’impegno sociale nei suoi post di Milva e tanti altri che giornalmente leggo.
Un saluto a tutti.
Gaetano.

Le scale o l'ascensore?


Questo racconto per partecipare al gioco narrativo ordito da Barbara Garlaschelli & Enrico Gregori su di un brano a tema
http://barbara-garlaschelli.splinder.com/
Questa volta la parola chiave suggerita da Cristina Bove è "Ascensore".
“Le scale o l’ascensore?”

Il sole era ancora alto nel cielo e l’afa di luglio era insopportabile, il vento che veniva dal mare, portava solo il caldo e la sabbia del deserto Africano che dalla Sicilia, non è poi così lontano. Giovanni, impiegato alle poste del paese, seduto sulla sedia a rotelle, che ormai da cinque anni era la sua perpetua tortura, stava rientrando a casa, grondate di sudore sia per l’afa sia per la calura, ma soprattutto, per il continuo saliscendi dai marciapiedi, a causa della mancanza di rampe per i disabili e ad ogni saliscendi, lanciava maledizioni nuove all’assessore comunale che avrebbe dovuto farle installare, il quale, abitava nel suo stesso palazzo.
Finalmente, dopo circa un’ ora di maledizioni, arrivato all’ingresso del palazzo, si avvia verso l’ascensore, che naturalmente funzionava a singhiozzo, come la maggior parte dei servizi di quel paese e, quel giorno, il singhiozzo era perpetuo, con l’odiosa scritta sulla porta metallica arrugginita: “FUORI SERVIZIO” .
Armatosi di pazienza, dopo le imprecazioni di rito e le maledizioni all’assessore che, fra l’altro era anche l’amministratore condominiale dello stabile, Giovanni, bussò alla porta di Salvatore, suo amico e condomino al piano terra, il quale ogni volta che l’ascensore non funzionava, cosa che accadeva spesso, armandosi di pazienza ed imprecando anch’esso contro l’amministratore, lo accompagnava al terzo piano dove risiedeva.
-Grazie mille Salvatore, entra ti offro qualcosa di fresco- disse Giovanni mentre infilava la chiave nella toppa.
-Ti ringrazio, ma vado al piano di sopra da quel gran cornuto dell’amministratore a cantargliene quattro- disse Salvatore.
-Ciao Salvatore e salutami sua moglie- disse con un ghigno sarcastico, ghigno subito ricambiato da Salvatore.
L’amministratore, cornuto lo era sul serio ed anche tirchio, per quel motivo la moglie si era trovata vari amanti.
L’essere cornuto, dato che ne era al corrente, in caso contrario sarebbe stato l’unico nel paese a non esserlo, gli stava bene, perché risparmiava denaro e fatica.
Dopo circa un’ ora che Giovanni era in casa, sentì suonare il campanello della porta con ripetuta insistenza.
Andando ad aprire la porta, comparve Salvatore al quanto scosso e con la fronte imperlata di sudore.
-Entra Salvatore, cosa è successo?-
- Giovanni, l’amministratore ha avuto un incidente la settimana scorsa ed ha perso l’uso delle gambe, oggi, tornerà a casa. -
- Ecco perché sono giorni che non si fa vedere- replicò Giovanni.
Mentre i due commentavano sconvolti la notizia, si sentì la sirena dell’autoambulanza che accompagnava l’amministratore a casa.
Affacciatisi sul pianerottolo, videro l’amministratore seduto sopra la sedia a rotelle portato a braccia dagli infermieri, che imprecavano contro l’amministratore (ignari di chi fosse l’amministratore di quel palazzo). Appena giunto a poca distanza dai due che lo guardavano con stupore, l’amministratore, come colto da improvvisa furia iniziò a gridare contro Giovanni:
-Sarai contento adesso, che sono storpio come te?-
Giovanni, anche se risentito non volle rispondere, ed insieme a Salvatore, rientrò in casa.
Qualche giorno dopo, tramite l’interessamento dell’amministratore che era anche assessore al comune, nel palazzo, iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’ascensore, con l’adeguamento per le sedie a rotelle, a spese del comune, cosa al quanto insolita per uno stabile privato..
Sia Giovanni che Salvatore, anche se contenti per i lavori che, procedevano con una celerità fuori dalla norma, si domandavano perché non erano stati cambiati i cavi d’acciaio che avevano più di cinquant’anni e, piuttosto che un adeguamento, il comune non aveva provveduto ad un nuovo ascensore?
Ultimati i lavori nel giro di pochi giorni, l’ascensore funzionava regolarmente, anche se con dei rumori sospetti e sinistri, tanto che spesso Salvatore si offriva volontariamente di accompagnare Giovanni per le scale, in quanto diffidava dell’ascensore, mentre l’amministratore, fiero del suo ascensore lo utilizzava come se ne fosse il legittimo proprietario.
Un giorno, mentre Salvatore si trovava nell’appartamento di Giovanni, ed i due amici si rinfrescavano la gola con una granita ai gelsi neri, nella tromba delle scale, si udì un rumore assordante. Salvatore temendo un terremoto, prese in braccio Giovanni e si precipitò fuori nelle scale, ma appena fuori, ancora con Giovanni in braccio, vide i cavi spezzati dell’ascensore, l’ascensore con i vetri rotti, le grate in metallo arrugginito vicino al vecchio portone d’ingresso e le porte in legno frantumate in mille schegge sull’atrio.
Corse subito a mettere Giovanni sulla sedia a rotelle e, si precipitò giù per le scale con un cupo presentimento nel cuore.
Appena al piano terra, vide una chiazza di sangue che usciva da quel che restava dell’ascensore, che si allargava sempre più.
Nel frattempo, si era radunata una folla di curiosi, accorsi per il forte boato provocato dall’ascensore impattato al suolo.
Salvatore, spostando legni e lamiere, vide il corpo ormai cadavere dell’amministratore.
Dopo qualche mese, mentre Salvatore e Giovanni, si gustavano una limonata, al bar della piazza centrale, dal telegiornale Regionale, giungeva la notizia che erano stati inquisiti e rinviati a giudizio alcuni assessori comunali per peculato, corruzione ed altri reati contro la pubblica amministrazione e conseguente sequestro di beni mobili e immobili.
Senza tanta sorpresa, i due amici, appresero che fra queste brave persone, vi era anche il nome del loro estinto amministratore di condominio, nonché assessore al comune.
-Così ladro e tirchio che ha risparmiato sulla propria vita, ecco perché non aveva fatto cambiare i cavi dell’ascensore, per finire di costruirsi la villa al mare- disse Giovanni.
-Adesso, chissà se avrà preso l’ascensore per salire al paradiso o scendere all’inferno?- replicò Salvatore.
-Non saprei, ma quell’ascensore non è mai fuori servizio-
-Hai perfettamente ragione Giovanni.-
-Salvatore, sai cosa penso?
Che il vero dubbio, non è essere o non essere, ma le scale o l’ascensore?

Gaetano GULISANO

sabato 28 giugno 2008

Sogno



“Sogno?”

Sporto dal varco
della mia anima
guardo immagini
senza contorni,
forme offuscate
da una nebbia di pensieri.

Sogno di sognare
questa reale realtà,
stando sveglio
in un sonno cosciente.

Sogno di svegliarmi
dal mio torpore,
dando il contorno
alle nostre
appannate vite,
dissolvendo
quella fitta nebbia.

Mi sveglio e non riesco
a dissolvere quella
fitta nebbia,
non riesco a ridare
il contorno alle forme,
non riesco a distinguere
il reale sogno
dalla sognata realtà.

Gaetano GULISANO



venerdì 27 giugno 2008

Fluttuanti pensieri


“Fluttuanti pensieri”

Fluttuanti pensieri
vagano nelle
paludi dell’anima,
avvolti dal sinistro
stridio del vento.

Tentando invano di sfuggire
ai propri infausti ricordi,
tra quelle nebbie
di arcani sensi
disperati cercano
l’anelato oblio.

Fumanti draghi,
orribili mostri,
arcane fiere,
fra quei fumanti e
nauseabondi pantani,
prendono malvagiamente
forma.

Ed ancora ti aspetterò
dolce pensiero
che amabilmente mi sorriderai,
che con veemenza
scaccerai quelle orride chimere,
che sapientemente
trasformerai
quell’orrendo Tartaro
nei campi elisi,
dove sereni i miei pensieri,
dolcemente fluttueranno.

Gaetano GULISANO

mercoledì 25 giugno 2008

GAETANO: Trinacria

GAETANO: Trinacria

Madre



“Madre”

Vedo ancora
terribili mostri
che nel buio
prendono forma,
e tu, temibile
condottiera
sempre pronta
a sconfiggerli.

Vedo ancora
avanzare livide armate,
pronte a rapirmi
dal tuo caldo abbraccio,
pronte a straziare
la mia innocente anima,
pronte a strapparmi
il mio palpitante cuore,
e tu, come i temibili uomini
del re Leonida,
eri il mio forte
e robusto scudo.

Ora che sconfitte
quelle livide armate,
ed altre maligne flotte
cercheranno di rapire
quel che resta della
mia innocente anima,
il ricordo del tuo sorriso
sarà il mio forte
e possente scudo.


Gaetano GULISANO

lunedì 23 giugno 2008

Amore mio














“AMORE MIO”

Camminavo nell’oscurità
scambiandola per vivida luce,
annaspavo in fangose paludi
confondendole per netti lidi.

Ora innanzi a questa corvina chioma
l’oscurità mi appare tenebra,
il puzzo di quelle fangose paludi
mi offende le nari.

Ora innanzi a questi grandi occhi
cessa la mia cecità,
vedo il livore della mia passata,
vuota e inutile vita.

Ora innanzi a te amore mio
risorgo alla vera vita,
non più una solitaria e vuota esistenza
ma una vita piena di noi.

(A mia moglie Annabella)


Gaetano GULISANO

Nuova Vita


“Nuova Vita”

Ulivi carichi
dei loro verdi frutti,
pazienti aspettano
aggrappate al
vecchio albero,
la terra oppressa
da sterili erbacce,
trepidante attende
il forte aratro,
il seme sepolto
nella fertile terra,
ansioso attende
la fresca acqua.

Io come quei vecchi ulivi
trepidante ti attendo,
io come quella nuda terra
impaziente ti aspetto,
io come quell’ansioso seme,
irrequieto indugio.

Per dissetami felice
alla fonte del tuo amore,
e poter germogliare
a nuova vita.

Gaetano GULISANO

sabato 21 giugno 2008

Trebbiatura


“Trebbiatura”

Dorate spighe
fluttuano al vento,
come il ballo
di soavi fanciulle.

Pregne dei loro
farinacei frutti
nella loro trepidante
danza,
d’esser raccolte
con impazienza attendono.

Come se queste
con arcana
consapevolezza,
attendessero
quel’infausto mostro,
che con veemenza
le strapperà alla terra.

Continueranno felici
nella loro danza,
perché dalla loro fine
continuerà la vita.

Gaetano GULISANO

mercoledì 18 giugno 2008

Mio Padre

“Mio Padre”

Ho ammirato un uomo
per la sua forza,
ho amato quell’uomo
per la sua dolcezza,
l’ho stimato per la sua
intelligenza.

Ho combattuto quell’uomo
per la mia stoltezza,
per non aver compreso
quanto l’amavo,
per non aver
capito quanto mi amava.

L’ho ancora venerato,
per come sbeffeggiava
il suo morbo,
per come lo combatteva,
per il suo modo di amare la vita.

Ho amato quell’uomo
in tutte le sue versioni
e sempre continuerò ad amare
mio padre.


Gaetano GULISANO

martedì 17 giugno 2008

L'anima del poeta




“L’anima del poeta”

Brulli paesaggi nella mia mente
prendono impetuosamente forma,
si delineano come astuti predoni
dietro le dune del deserto.

Soggiogato dai miei pensieri,
mi lascio trasportare sulle
veementi onde delle mie angosce,
depredato dei miei sogni
da brutali e selvaggi pirati,
incarcerato nel mio essere
da astuti e maligni aguzzini.

Guardo dentro la tua anima
e vedo quei deserti diventare
folte e rigogliose foreste,
quelle onde impetuose diventare
calmi e rassicuranti dondoli,
quei brutali carcerieri
saggi e fidi consiglieri.

Penso all’influsso della tua vita
e non ho più paura
dell’irruenza della morte,
penso alla violenza della morte
e vedo l’anima immortale
del poeta che calma la sbeffeggia.

Gaetano GULISANO

lunedì 16 giugno 2008

Martiri dell'estate







“Martiri dell'estate”

Gli alberi, si sono già spogliati
del bruno colore dell’inverno,
vestendosi del verde manto
della primavera.

Il polline, inonda l’aria,
trasportando starnuti e nuovi sogni
lungo le vie,
imbiancandole come una calda
nevicata estiva.

Le menti, viaggeranno
per caldi ed esotici luoghi
dalle bianche spiagge,
per freschi ed imponenti
paesaggi montuosi,
per calmi ed assolati laghi,
per la nuova e tanto
attesa estate.

E ancora una volta,
sentirò il disperato guaire
di quegli animali,
vittime delle vacanze
e di quei bastardi senza scrupoli,
che indifferenti li abbandoneranno.


Gaetano GULISANO

sabato 14 giugno 2008

La dignità



L'Italia, nella sua costituzione ripudia la Guerra ecc... ecc...
Allora, perché a Molfetta, a Torino, a Porto Marghera, a Mineo…
ed in tante altre parti d'Italia, si continua a morire come nei campi di battaglia?
perché uomini e donne sono costretti a combattere una guerra che non vogliono combattere?
perché si deve morire di lavoro?
perché si deve morire per avere un lavoro?
l'Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro!?
“LA DIGNITA’”

Oggi ho perso la dignità
perché ho abbandonato
un mio fratello
alle sue angosce.

Oggi ho perso la dignità
perché l’ho lasciato solo
con le sue incertezze.

Oggi ho perso la dignità
Perché gli ho detto
che la precarietà sul lavoro
sarebbe stata flessibilità.

Oggi ho perso la dignità
perché gli ho fatto credere
che avrebbe potuto vivere
da uomo libero,
libero dall’angoscia
di perdere il lavoro.

Oggi ho perso la dignità
perché un mio fratello ha temuto
di non poter più dare ai suoi cari
la dignità.

Oggi ho perso la dignità
Perché un mio fratello si è ucciso
credendo di aver perso
la dignità.

( A Luigi Roca che si è tolto la vita dopo aver perso il lavoro e che con queste parole
ha salutato per sempre sua moglie:
"Ho perso il lavoro e con quello la dignità. Scusami")

Gaetano GULISANO

venerdì 13 giugno 2008

Vero Amore











Vero Amore

Scruto assopito
l’immensità del cielo
e penso al miracolo della vita,
al germoglio che dentro
il grembo materno
pazientemente sboccia.

Osservo incantato
l’imponenza delle montagne
e penso al vigore,
alla veemenza, al fervore
di quei genitori
che cureranno
quel tenero germoglio,
difendendolo
da ogni orribile drago.

Guardo rapito
l’incessante scorrere
del fiume e penso a
quel dono divino,
che con un semplice vagito,
un singolo sguardo,
un flebile suono,
è capace di ridestare
immani e sopite emozioni.

Fisso meravigliato
l’intensità del fuoco, e vedo
quell’amore tanto grande,
quell’amore tanto puro,
quell’amore vero Amore.

Gaetano Gulisano

mercoledì 11 giugno 2008

Gelsi Bianchi




“Gelsi Bianchi”

Gelsi bianchi giacciono
sparsi su un letto di foglie,
calpestati dal tempo,
ripudiati dal proprio albero,
punti da uccelli,
che non osano più volare.

Guardo inerte quell’albero
e triste osservo quei
frutti inariditi,
spogliati del loro succoso nettare,
macchiati nel loro candido manto,
offesi da chi,
non ha saputo cogliere
la loro invitante fragranza.

Quell’albero che era mio,
quell’albero ormai spoglio
dei suoi succosi frutti,
ma sempre verde dei
miei gai ricordi.

Quell’albero che nessuna
ascia potrà mai abbattere,
che nessuna sega potrai mai tagliare,
che nessun uragano potrà mai sradicare.

Quell’albero che rigoglioso
dentro la mia anima,
continuerà a fiorire
dolci e succosi gelsi bianchi.


Gaetano GULISANO

martedì 10 giugno 2008

Terra


“Terra”

Alberi piegati
dalla veemenza di Eolo,
rocce scavate
dalla mano di Chrono,
genti forgiate
dallo scaltro Prometeo.

Profumi dei frutti
dell’impetuoso Posidone,
eterei colori dell’immenso Urano,
eternamente sorretto
da Atlante titano,
Fertile imponenza
della madre Gea.

Questo è il mondo
che salendo sul monte Olimpo,
chiedendo clemenza
al possente Zeus
vorrei poter vedere.

E infine dall’Ade,
dopo aver onorato
la regina Persefone
o sui campi Elisi
o dal buio Tartaro
continuerei a bearmi.

Gaetano GULISANO

domenica 8 giugno 2008

Musica


"MUSICA”

Leggera come
una calma carezza
soave al pari di una
dolce brezza
è la sonante nota
che l’aere accarezza.

Sia il nobile violino
che l’abbia concepita
o dal febbrile liuto
sia questa rapita
o figliata ancora
dall’umano strumento
nell’anima infonde
un dolce turbamento.

Così le note lente
fluttuano danzando
formando un gioviale
e allegro girotondo.

Quanta beltà rimanda
quell’armonia di suoni
che come amanti ondeggiano
stringendosi vicini.

Da questi eterei toni
l’alma cinger si lascia
come l’infante avvolgersi
vuol nella linda fascia.

Quale possente nume
possa aver tanto lume
Per poter dar l’essenza
a questa dolce danza.

Ne creatura arcana
ne nume ne è il creatore
di questi dolci suoni
che arrivan fino cuore.

Le intense emozioni
che destan questi suoni
altro esse non sono
che umane creazioni.

Questa soave danza
di dolci i vibrazioni
gli umani la noman
musica, ossia
l’arte dei suoni.


Gaetano GULISANO

venerdì 6 giugno 2008

Il Treno













“IL TRENO”

Giorni trascorrono frettolosi
mentre io fermo,
in questo mio stato di
inconsapevole torpore,
li scruto, come la corsa
folle di un treno.

Giorni di immane ansia,
giorni di trepida attesa,
giorni di inquieta speranza.

Speranza sempre più flebile
speranza sempre più fioca,
speranza sempre più sommessa,
di riuscire a fermare
e prendere quel folle treno.

Giorni in cui le passate gioie,
le trascorse ilarità,
le vissute spensieratezze,
nella mia mente si annebbiano.

Come un lontano sogno mai sognato,
come un passato mai passato,
come una vita mai vissuta.

Ma poi, con il mio bagaglio di ricordi,
di speranza e di fede,
mi ridesto da quel folle torpore.

Mi ritrovo passeggero
senza biglietto su quel folle treno,
allora, ringraziando quell’arcano
controllore, pago in silenzio
la mia ammenda.


Gaetano GULISANO

Vita


“VIVERE”

Vivere,
in questo folle mondo
senza mai esser vissuti.

Esistere,
nei nostri arcani sogni
senza mai essere esistiti.

Essere,
le persone che crediamo
senza mai esserlo stati.

Morire,
sperando in una nuova vita
che non sia più morta
dell’a prima vita.

Perire,
temendo l’ignoto di
un mondo oscuro,
restando attaccati
alla nostra esistenza.

Spegnersi,
come la fiammella
di una candela,
cercando l’ultimo
residuo di cera,
per brillare ancora
un istante di fioca luce.

Morire senza mai esser vissuti
è come vivere senza mai essere nati


Gaetano GULISANO

giovedì 5 giugno 2008

I Vecchi





“I VECCHI”

Sorgenti di ricordi senza meta errano
ad esili bastoni appoggiati vanno.

Incurvati dal peso di antiche memorie
fra la nostra indifferenza
inosservati passano.

La nostra storia in essi vi è riposta,
chi siamo stati è quello saremo,
ad ogni domanda
hanno sempre una risposta.

Perché, allora tanto stolti siamo
e a lor cospetto sì ingrati ci mostriamo?
Dopo che liberati da quel tiranno infame
or delle pace noi non gli diamo speme.

Povere anime che ci scrutan tristi
e quasi infastiditi siamo noi da questi
per i loro consigli e i loro buffi gesti.

Poveri vecchi ancora oltraggiati
Pur della dignità li abbiamo noi privati,
dopo una vita di duro lavoro
arriva la più grande delusione,
neghiamo a loro la giusta pensione.

Di offenderli ancor paghi noi non siamo
come degli appestati li trattiamo
dandogli ancor tanti supplizi
chiudendoli in dorati ospizi.

Nonostante questi immani insulti
che a i nostri vecchi
profferiamo oh stolti,
nell’abbracciar quei corpi sì vermigli
con amore questi ancor
ci noman “Figli”.



Gaetano GULISANO

Speranza di Vita


“SPERANZA di VITA”

Nonostante i potenti
cercheranno di avere ragione
sui deboli,
Sole domani splendi.

Nonostante i malvagi
Brameranno la ragione sui giusti,
Febo impugna le redini
dei tuoi destrieri.

Nonostante domani
in Tibet i diritti umani
saranno vilmente calpestati,
giorno sostituisciti alla notte.

Nonostante in Africa domani
la parola futuro
continuerà ad essere
un’inutile parola senza senso
vita scambiati alla morte.

Fino a quando daremo speranza alla vita
ci sarà sempre una vita di speranza.

La speranza, non potrà mai essere
oscurata dalla notte fino a quando
il divino Febo, non permetterà
all’incauto Fetonte di bruciare la terra.



Gaetano GULISANO


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