venerdì 3 luglio 2009
A chi interessano i telefilm?
Qualcuno è interessato a scambiare opinioni sulle serie di telefilm vecchi o attuali?
Allora visitate questo blog:
http://telefilmsnet.blogspot.com
giovedì 2 luglio 2009
I ricordi che non posso

Cari amici blogger, dal 04 luglio alla fine di agosto, non sarò più in rete o almeno ci sarò di rado, dato che vado nei luoghi, dove la mia silloge "versi e rime sulle cime" è nata.Cosa ricorderanno di voi i miei occhi:
Il vostro volto marmoreo
avvolto nel pallore della morte?
l’immagine di pace,
il mio tormento?
Ricorderò forse lacrime,
visi di dolore?
Rammenterò la lenta litania
dell’ultimo viaggio?
Vorrei ricordare
ciò che non posso rammentare:
la tua gioia per il tuo dolore o madre,
la felicità per i tuoi spasmi;
vorrei ricordare il tuo viso padre
l’ansia per l’attesa,
le tue lacrime di felicità.
Mi tormento la mente:
avido attaccato al tuo capezzolo genitrice
mentre guardavo il tuo viso candido,
le tue sanguigne gote, il tuo sorriso,
i tuoi capelli non ancora offesi dagli anni.
Vorrei sentire i tuoi versi genitore
confondersi con i miei da infante,
le tue smorfie unirsi in un’unica faccia,
ilare delle mie stesse risa,
angosciato per i miei pianti.
Perché tormentarmi ora
dei vostri cessati affanni?
Perché se chiudo gli occhi
la prima immagine è una fredda lapide?
Perché non ricordare solo riso e carezze?
Gaetano Gulisano
martedì 30 giugno 2009
L'istante
(foto da web)L’istante
Interminabile momento
l’infrangersi dell’onda sulla rena.
Tempo procede a rilento e snerva
la rocciosa pazienza dello scoglio
che aspetta il salso abbraccio,
prorompente impeto
mette fine all’attesa.
Eterno è l’istante
di una frazione di secondo,
quanti pensieri s’aggrovigliano
per le vie della mente
in una Babele d’emozioni.
Un senso urta l’altro,
un’emozione s’affanna e l’orologio
segna ancora quell’istante.
Eppure, è solo un batter di ciglia.
Fugace è l’attimo nei meandri dell’anima
che non potrà mai fluire.
Ore, giorni, mesi, anni
l’eternità sfuma nel lasso d’un attimo.
Gaetano Gulisano
venerdì 26 giugno 2009
Rogo
Prima la Campania adesso la Sicilia!
ROGO
Come se il fantasma di “Nerone”
imperversasse sulla città
roghi nella notte ardono,
incolpando di stoltezza
i nuovi cosiddetti
“Cristiani”
per poi poterli dare in pasto
alle belve nell’arena.
Costruire sulle ceneri
una nuova città,
una città pulita,
che non emani il fetore
della finta pulizia ostentata,
che non produca il fetore
che emana chi si tappa le nari,
chi si chiude gli occhi,
chi si serra le orecchie.
Ma oggi non è Nerone
a dare alle fiamme la città
ma i nuovi cristiani
stanchi dell’indifferenza,
sapendo che la vera puzza
non viene dalla
MONNEZZA.
Gaetano GULISANO
lunedì 22 giugno 2009
Combattere
(foto da web)Combattere
Eserciti
ardiscono l’annientarti,
letti colmi di dolore
non provano più spasmo
assuefatti alla speranza
si tormentano.
Vene lacerate,
l’ematoma
prima il destro poi il sinistro,
accogli l’essenza
Ti dicono:
dopo starai meglio
non lottare,
non pregare,
non sperare,
abbandonati
e il coraggio
Perché non hai più lottato,
perché non hai più pregato,
perché non hai più sperato,
lotta ancora, strappa aghi
e la tua vittoria sarà vivere.
Gaetano Gulisano
sabato 20 giugno 2009
Versi e rime sulle cime

giovedì 18 giugno 2009
Dal Mare
Dal mare
Spruzzi di acque lontane
affliggono lo scoglio,
insultano le spiagge arse dal dolore;
l’acqua non lenisce la canicola
come acido brucia,
scioglie le speranze.
Il sale si ravviva e offende le ferite
che più non pulsano di dolore,
uno schizzo scioglie i nodi nei capelli
per poi rattrappirli ancora
nell’aspra illusione.
Non fa più paura la sera,
anime più non temono l’attesa
galleggiano per sereni lidi,
i marosi più non li oltraggiano
insperato ritorno, partenza incerta
arrivare mai.
Gaetano Gulisano
domenica 14 giugno 2009
Giovane stelo

Giovane stelo
Ho strappato la gramigna
che ti cresceva attorno
ancora giovane stelo,
avvolgendoti con le mie mani
madide di vesciche.
Ho innaffiato la tua terra
con acqua di fonte
nata nei pascoli alpestri.
Ho vegliato insonne perché
i corvi non pungessero i tuoi frutti
lasciando che beccassero
i miei occhi.
Ora giovane quercia
il vento del nord
non può più smuovere le tue radici,
la pioggia del sud
non può offendere le tue foglie,
i corvi rispettano i tuoi rami
e non pungono i tuoi frutti.
Gaetano Gulisano
giovedì 11 giugno 2009
Estate
Estate
Fioriere colme di boccioli
lungo i viali.
Profumi convulsi,
polline ormai traghettato dal vento,
vita, cinguettio d’anime,
api ronzanti.
Nubi colme di sorrisi
placate da zefiro ormai desto
dall’oro del mattino
amante e amato
nell’imperituro amplesso.
Volteggio di sensi ad ali di rondine,
planate in assetto di riposo al volgere
la quiete.
Vermiglio il manto della sera,
sinfonie di luna.
Gaetano Gulisano
lunedì 8 giugno 2009
Mani aperte
Mani aperte
Palmi aperti ondeggiano
in un mare d’incertezza,
squassato da false verità.
Il nocchiero ride e saluta.
Pugni chiusi resistono all’onda
di acque in tempesta.
Divelte le dita,
mani in cerca d’appigli
scogli aguzzi li feriscono
stille di vermiglio, urla.
No, non è un passato
dimenticato
No, non è un presente
cieco di memoria,
ma un futuro
che non vorrà ricordi.
Gaetano Gulisano
venerdì 5 giugno 2009
Anima sospesa
Anima sospesa
Appeso ad asciugare
ai fili d’esistenze tese a spasmo,
fissato con mollette di plumbei pensieri
l’anima grondante fa pantano intorno.
No, non pulire le stille che restino a memoria;
aspetto l’alito di vento di lontani mondi
che asciughi la lordura che mi sento addosso.
Puzzo attaccatomi da troppa indifferenza,
olezzo che non offende più le nari della folla
ardisco lavare ancora e ancora lavo,
l’anima ormai asciutta resta appesa.
Gaetano Gulisano
martedì 2 giugno 2009
Dis-Armonia
(foto da web)Dis-Armonia
Violini non ancora accordati,
afoni gorgheggi,
vocalizzi senza accenti,
stecche.
Tutto il pubblico s’alza in piedi
applausi.
Il coro perso nel leggio annaspa,
inciampa e si rialza per inciampare ancora
cerca appiglio nel pentagramma
una minima una semicroma,
l’intonazione è persa.
Il direttore agita la bacchetta
l’orchestra stona,
il pubblico applaude ancora.
Gaetano Gulisano
venerdì 29 maggio 2009
"Versi e rime sulle cime" perché è nata?
Finalmente è arrivata, qualche giorno fa ha suonato il corriere e mi ha consegnato due scatole contenenti le mie copie della silloge “Versi e rime sulle cime”. Vi lascio immaginare l’emozione. Sono sicuro che la maggior parte di voi che leggeranno questo post, ben comprenderanno quello che ho provato e che provo.
La guardo, la sfoglio, sento il fruscio dei fogli, l’aria mi invade il viso, leggo il titolo e il mio nome in cima e mi sembra quasi impossibile che tutto questo si sia realizzato.
Un percorso iniziato quando ancora non ero consapevole d’averlo cominciato.
Inizierò dicendovi, quando è perché ho iniziato a scrivere poesie (o presunte tali).
Nel 2005, sono rimasto vittima di un incidente stradale che mi ha costretto per molti mesi a letto e successivamente, inchiodato ad una sedia; le mie giornate passavano con l’amore di mia moglie e dei miei cari, con il computer, questo bizzarro aggeggio che io usavo per fare solitari e giochini strani.
Non contento, mi sono fatto istallare un collegamento internet trovandomi così in rete.
Quasi per caso, qualche periodo dopo, mi è venuta tra le mani una “poesia-filastrocca” o meglio un racconto in rime in dialetto siciliano che aveva scritto una mia vecchia zia negli anni ‘30 e, che mio padre era solito recitarmi quasi per divertimento. Avendo tanto tempo libero e stufo dei soliti giochini al PC, ho iniziato a tradurla in italiano, cercando di metterla in rime per renderla più musicale e scorrevole possibile.
Da lì, nella mia mente, si è insinuata l’idea di scrivere poesie (o presunte tali.)
Ma la poesia, è soprattutto emozione, lo scarabocchio che l’anima del poeta lascia sul foglio. Dunque, cosa mi ha dato e continua a darmi forti emozioni? A questa domanda senza esitazioni mi sono risposto: “la montagna e come l’ho conosciuta.”
Nel 1997, mi trovavo a Venezia e conobbi una ragazza molto dolce e carina, (colei che è successivamente sarebbe diventata mia moglie) dopo una breve frequentazione, quello stesso anno, mi invitò a trascorrere una giornata in montagna, precisamente a Canale d’Agordo ( in origine il nome era: Forno di Canale) , un paese in provincia di Belluno.
Appena arrivati, lo spettacolo era mozzafiato, lei cominciò a raccontarmi delle vacanze che aveva trascorso in quel paese durante la sua infanzia, ogni angolo, ogni vicolo le ricordava qualcosa, ogni pietra, ogni tabjà (costruzioni in legno utilizzati per il ricovero di attrezzi e animali) erano fonte d’emozioni.
Allora, ancora non capivo, ma iniziavo ad avvertire un emozione nuova, strana ma gradevole. Più guardavo quelle rocce e più mi sentivo avvolto da quella natura, non riuscivo a capire perché un senso incontrollabile di commozione mi prendeva ogni qualvolta guardavo quei monti. In seguito, capii che la montagna, non è luogo fisico, dove si può andare o venir via; la vera montagna: è una filosofia di vita, un pianeta misterioso di immane bellezza, un universo parallelo che si palesa solo a chi chiudendo i sensi che comunemente si usano come: udito, vista, tatto e olfatto e aprendo l’anima, per sentire odori, per vedere splendori, per toccare la vera essenza dei monti e per sentire la voce della natura, riesce a percepire la vera montagna.
Queste sensazioni, le avevo provate, quando ancora non avevo pensato di sedermi davanti a un PC per scriverle, ma l’incidente e la “poesia-filastrocca” della mia vecchia zia, mi hanno fatto riflettere e durante una vacanza estiva in Canale d’Agordo, ancora costretto tra sedia e stampelle, con il mio fido portatile sempre al seguito, ho deciso di imprimerle in questa silloge di racconti e poesie ispirate e ispiratemi da quell’universo parallelo che solitamente le persone chiamano Montagna.
Naturalmente, senza l’aiuto di Renzo Montagnoli, che ne ha curato l’introduzione, Gordiano Lupi l’editore della casa editrice “Ilfoglioletterario” e Fabrizio Manini, responsabile della casa editrice per gli Autori contemporanei di Poesie, sarebbero rimaste solo emozioni che avrei condiviso con la mia amata moglie e gli amici che giornalmente mi stanno vicini.
Questo è il motivo per il quale è nata questa raccolta, che vuole essere più un condividere emozioni che altro.
Chi fosse intenzionato all'acquisto, può inviare una mail al mio idirizzo di posta elettronica: gaetano.gu@gmail.com
oppure direttamente nel sito dell'editore:
www.ilfoglioletterario.it
domenica 24 maggio 2009
Versi e rime sulle cime

E' imminente l'uscita del mio primo (e spero non ultimo) libro.
Una raccolta di racconti e poesie ispirate ed ispiratemi dalle meravigliose montagne venete.
Per saperne di più, cliccate sull'immagine.
Non l'ho ancora ricevuto, quando lo riceverò dall'editore, condividerò con voi le mie emozioni raccontandovi cosa mi ha spinto a scriverlo.
sabato 23 maggio 2009
Cassetti chiusi
Cassetti chiusi
Ho aperto cassetti grippati dal tempo,
non li avevo lubrificati e l’odore
del legno bruciato sfregando
mi ha punto l’anima
senza offendermi le nari.
Memorie arrugginite
si scrostano dalla salsedine che opprime
la mia mente, lasciando respirare i miei
sensi, abbandonandomi alla visione della mia vita.
Non chiuderò più quei cassetti,
non serberò più ricordi per dimenticarli,
non amerò il disprezzo di antichi rancori e non
disprezzerò l’amore delle nuove gioie
nascoste nell’ombra di cassetti chiusi.
Gaetano GULISANO
mercoledì 20 maggio 2009
L'ultimo re del Metropolitan
(foto da web)L’ultimo Re del Metropolitan
Il sordo trambusto
delle poltrone nella sala,
il muto crepitio dei
fogli sui leggii,
l’assordante accordarsi
degli strumenti,
i curiosi binocoli
dai lussuosi palchi .
Il rumoroso silenzio
della platea,
lo sguardo attento
dei sfarzosi palchi,
il triplice picchiettio
della bacchetta,
l’orchestra che
s’anima come d’incanto.
Il sipario che s’alza
come portato dal vento,
la scena si materializza
come per magia,
e appare il re:
Big Luciano.
Altre poltrone
saranno in tumulto in platea,
altri fogli rumoreggeranno
su quei leggii,
altri binocoli scruteranno
dai lussuosi palchi,
ma Big Luciano
resterà in loggione.
Gaetano GULISANO
lunedì 18 maggio 2009
A te!

A te che da sette anni
dividi il mio letto,
il mio pranzo, la mia cena,
le mie gioie, i miei dolori.
A te, meta della mia ricerca,
anima separata nella notte dei tempi
e ritrovata nelle acque
della laguna
in una romantica Venezia.
A te che un mattino di maggio
hai deciso di essere mia moglie
a te: buon anniversario
“AMORE MIO!”
Tuo Marito Gaetano.
venerdì 15 maggio 2009
Nostalgia

Nostalgia
Aggiogato
alla tua bellezza
mia Trinacria,
catene irreali
mi stringono i polsi
fino a farmi scoppiare le vene,
facendomi pulsare di
dolce e bramato dolore.
Lontano
dal tuo sembiante
ho scolpita a fuoco
la tua effige dentro l’anima,
quale beatitudine
fu di Prometeo al confronto.
Desio
che la famelica malvagità dell’aquila
mi squarci ancora il petto
nel suo imperituro banchetto
col mio ormai cianotico fegato,
se la rupe del lontano Caucaso
fosse tramutata nell’aguzza pietra
del faraglione di Acitrezza.
Gaetano GULISANO
martedì 12 maggio 2009
Legge 194
E' da poco passato l'8 marzo, la festa della donna , domenica scorsa era la festa della mamma. La mamma, questa parola dall'alto significato, quante angosce può provare una mamma? L'angoscia per un figlio quando bimbo si ammala, quando adolescente rientra tardi la sera, quando le comunicano che è stato vittima di un'incedente, quando lo vede piangere per un amore non corrisposto e ancora, quanta gioa nel vederlo crescere, nel vedere una parte del proprio padre, del proprio nonno e di se stessa; quanto "dolce" dolore in una stanza d'ospedale e quanta emozione nello stringere una parte di se fra le braccia. Tutte queste emozioni, queste angosce, questi dolori, non sono nulla paragonati alla sofferenza della più inumana e atroce rinuncia che una donna consapevolmente si trova a fare.
Dunque, non osate giudicarla!
Legge 194
Insultata
per secoli da deboli uomini,
temuta e bruciata nelle piazze
da potenti senza scrupoli
nel nome di un falso Dio.
Oltraggiata
per quel tuo essere superiore,
per avere quel dono
che solo il vero Dio infonde
nell’essere capace
di generare vita.
Offesa
nel buio d’una sala d’ospedale
con infamanti incriminazioni,
mentre insensibile al dolore
di quelle ferite perché il cuore,
l’anima, veniva straziata
per una vita mai nata,
per il latte mai poppato.
Ingiuriata
mentre con la morte nel cuore
ti chiedevi
quale vita avresti dato
a chi della vita non poteva gioire?
Ancora oggi
uomini stolti ti chiamano
omicida, infanticida,
mettendoti alla pari
di vili criminali.
Gaetano GULISANO
giovedì 7 maggio 2009
Ri-Torno
(foto da web: Odisseo e Tiresia nel regno dei morti - Vaso greco del IV secolo a.C)Ri-Torno
Mi agito
fra lo smeraldo
che fluttua nei miei
dall’ira di Posidone.
Mi perdo,
annaspando nel ventre
ceruleo dei ricordi
cercando uno scoglio
dove collidere
infrangendo il mio legno,
per trovare fine e salvezza.
Non ti darò ascolto
saggio Tiresia,
sfiderò i tuoi vaticini,
mi perderò nell’oblio;
cieco a miei pensieri,
sordo alle mie brame
più non mi imporrai
l’ignoto errare.
Gaetano GULISANO
domenica 3 maggio 2009
4° anniversario da dimenticare

3 Maggio 2005
Insolita nebbiosa
giornata di maggio,
il solito lavoro
e lo stesso viaggio.
Insolito pullman
sulla carreggiata
una dura e brusca
folle sterzata.
La mente si annebbia
dopo quel grande salto,
i nostri corpi distesi
su quel rosso asfalto.
Le nostre certezze,
i nostri progetti ,
su quel rosso asfalto
ora si son rotti.
Oh mio compagno
di mille avventure
se adesso
siam vittime di
queste torture,
vorrei che il tuo senno
potesse capire
che altre vite
possiamo ghermire.
La nostra esistenza
è stata rapita
per essere resa
a una nuova vita.
Una vita terrena
Di sogni novelli
ora non più amici
ma veri fratelli.
(A Riccio Massimiliano,
fraterno amico di mille avventure
e di una sventura)
Gaetano GULISANO
venerdì 1 maggio 2009
Portella della ginestra
L'incisione sulla pietra:
“IL MIO CUORE DOPO TANTI ANNI E’ A PORTELLA DENTRO LE PIETRE E DENTRO IL SANGUE DEI COMPAGNI UCCISI”
Forse, per qualcuno il nome “Portella della ginestra”, può non significare nulla, ma sono sicuro che per molti, ha un forte e doloroso significato. Consiglio a tutti quelli che si trovassero a passare in questo mio spazio di visitare il blog di Natàlia Castaldi, dove è ben espresso con una sua splendida, intensa e commovente poesia, il vero significato di “Portella della ginestra, una località in provincia di Palermo e di ciò che vi accadde.
“Non esiste assassino peggiore, di chi uccide le stesse persone una seconda volta infangandone la memoria."
(Dimenticare o non ricordare è come premere il grilletti delle Lupare)
sabato 25 aprile 2009
Il senso della vita
Il senso della vita
Quando
il profumo della zagara
non si confondeva con l’acre odore
dell’ ammorbata modernità,
che oggi: appesta l’aria
con la sua indifferente
noncuranza.
Quando
i pergolati carichi di gelsomini
spargevano il loro dolce profumo
percepibile con la sola vista,
inebriando i sensi,
donando una percezione di serenità,
colmando di sole l’anima,
avvicendati oggi: da rabbia
e parabole satellitari.
Quando
la parola amore non era solo
il completamento di una frase
da scrivere in una poesia,
in una canzone, il contorno
di un chiaro di luna
o ancora la rifinitura di una scena
da recitare in un teatro
fingendo ardente trasporto,
oggi sostituita:
dai video in rete del “branco”
o nella sporcizia di vicoli nascosti
per l’immane vergogna.
Quando
regalare un fiore non era fuori moda
e il donarlo dava più emozione
che riceverlo:
ogni emozione, ogni sentimento,
ogni passione ogni senso
aveva un senso.
Quando
ritorneremo a sentire
il profumo della zagara,
quando riusciremo a vedere
il candido colore dei gelsomini,
quando saremo capaci di pronunciare
con la voce dell’anima la parola amore,
quando arriveremo a gioire
per aver donato un fiore:
allora ritroveremo
il vero senso della vita.
Gaetano GULISANO
lunedì 20 aprile 2009
Mostri
Mostri
Mostri immani umanizzati
dalla sporcizia nelle recondite
baracche di lamiera e tumori
celate nelle cupe foreste
dell’umana malvagità.
Vicoli maleodoranti
carichi di rifiuti
del moderno benessere,
dell’oscura malvagità,
parte vincolante
e inseparabile metà
sua gemella:fittizia bontà.
Anime che hanno abbandonato
speranza di purgatori,
corpi che hanno abbandonato
speranze di trovare un’anima
appestati delle loro stesse
incolpevoli e consce violenze.
Gaetano GULISANO
martedì 14 aprile 2009
Vittima
Vittima
Vittima,
chi si prenderà cura di te
se non la tua solitudine,
se non il tuo dolore,
se non la tua rabbia?
Vittima,
chi difenderà le tue ragioni
se non il tuo orgoglio
calpestato e affogato
nella più putrida
e nera fanghiglia?
Vittima,
ti chiameranno
bugiarda provocatrice,
metteranno in dubbio persino
il tuo esser vittima
e tu stessa dubiterai
d’esser vittima, perché
i tuoi difensori ti guarderanno
con lo stesso sguardo
dei tuoi vili aguzzini
e ti tacceranno come rea
e tu, allora crederai d’esserlo.
Vittima,
cessa il sentirti rea,
riprenditi il tuo orgoglio
e nettalo nella vera ragione,
esci dalla prigione della solitudine,
tramuta il dolore in forza
e riprendi la tua vita
a chi voleva togliertela.
Gaetano GULISANO
giovedì 9 aprile 2009
Sciacalli

Inoltre, orde di… Non so come o cosa definirli, vengono comunemente chiamati “Sciacalli”. Ma perché oltraggiare questi animali che fanno quello che fanno per loro natura e per sfamarsi? Li chiamerò “bipedi” per il semplice fatto che si muovono su due “zampe”; non voglio dire gambe per non associarli al genere umano.
Dunque, questi (per fortuna pochissimi) “cosi”, si aggirano fra le macerie depredando quello che trovano.
Di questo ho veramente ORRORE.
Ma per fortuna, sono solo pochissimi e la maggioranza è composta da quei pompieri e esseri umani tutti che, con le lacrime agli occhi gioiscono per aver salvato una vita, che senza sosta scavano con le mani e con i denti.
Arrivano schivi, correndo follemente
con la rabbiosa bava che gli riga la bocca,
digrignando i denti marci
del putridume della loro anima.
Da lì a poco azzanneranno e si azzanneranno
dove la morte non può più provocare dolore,
dove la morte prova pietà per l’immane sofferenza,
dove la morte terrorizzata dalla loro presenza
abbandonerà il passo all’atroce saccheggio,
dove la morte con tutto il suo grande dolore
non potrà mai uguagliare l’orrore de:
Gaetano GULISANO
sabato 4 aprile 2009
Mandorli in fiore
Mandorli in fiore
Aliti di nuova vita,
rinascita nei mandorli in fiore
che inebriano l’aria
di rinnovato profumo,
che estasiano i sensi
con i loro candidi colori.
Sciolta la neve
tramuta in limpida essenza
metamorfosi dell’essere,
come d’Ovidio il poema
specchiata nella chiara rinascita,
non come Narciso perito
al suo delirio,
ma gaia al mutamento.
Cinguettio delizioso
ed assordante del risveglio,
ronzio fragoroso e armonico
del dolce tuo nettare,
nitidi fiori carichi di polline
frutti gustosi dei mandorli in fiore.
Gaetano GULISANO
giovedì 2 aprile 2009
La nera signora
La nera signora
Nera signora dalle scure vesti,
che negli animi più arditi
paurosi tormenti desti.
Tetra sovrana di tenebrosi mondi,
che con la tua lucente falce
tanto tormento infondi.
Perché or non m’appari
che da pari a pari,
con te cupa signora
parlare io vogli’ora.
Ella come in un sogno
nella sua nera veste
che svolazzava come
le vele alle tempeste,
m’apparve dunque lesta
e senz’esitare,
in un eterno attimo
incominciò a parlare.
Perché or tu mi invochi
con sì veemente ardore,
se ancor di questo di luogo
son tante le tue ore?
Morte io qui ti invoco
perché vo' in conoscenza,
qual è la tua cagione per
tanta sofferenza.
Oh quale ardir tu osi umano
al mio cospetto,
che a me ti volgi
senza mostrar alcun rispetto.
Senza la morte oh stolto
alla vita voi umani,
altro non dareste che
sofferenze immani.
Pensa a quei tanti anziani
che mi tendon le mani,
e che con supplice voce
invocano la pace.
Pensai in quell’istante quale fu
la cagione per fare
inconsapevole di me un istrione.
Riflettei allora svelto al
mio tormento,
quel saggio favellare mi
fu d’insegnamento.
Se nella fredda terra
ora tu madre giaci,
e provo gran dolenza
per la tua mancanza,
ora ne son sicuro
che la tua cruda sorte
adesso è alleviata nelle
braccia della morte.
(A mia madre e a tutti quei malati terminali di incurabili morbi, che nella morte trovano la giusta pace)
Gaetano GULISANO
martedì 31 marzo 2009
La zattera del mio tempo

Scorrono lenti i miei pensieri
passeggeri clandestini
sopra la zattera della mia età,
trasportati dal nocchiero
senza tempo, pagato
con oboli d’esistenza.
rollo sui flutti
dell’impetuoso fiume dei ricordi,
che senza pietà
percuote il misero natante,
fa sussultare il flebile gondoliere
e mi trovo solo, timoniere
nella zattera del mio tempo.
In balia delle mie inseparabili
ed inevitabili Moire,
arcane tessitrici che filano
lo spago della mia essenza.
Scruto l’orizzonte,
sperando di non vedere
la temuta e inevitabile Atropo,
che corrucciata nella sua scura veste
apre le lame delle sue affilate cesoie
che attende il mio fato.
Gaetano GULISANO
venerdì 27 marzo 2009
Pensieri
Pensieri confusi
tra i spinosi rovi della mente,
che invadono il sentiero
intricato della vita
che feriscono l’anima
nell’arrampicata
alla vetta dei sensi.
Sempre alla ricerca d’una
ristoratrice oasi nel deserto
infuocato delle nostre idee,
martellati dalla cocente canicola
delle nostre ossessioni,
accecati dalle tempeste della
fine sabbia dei nostri stolti dubbi.
Questuanti di pace,
mentre belligeranti
ai nostri stessi pensieri,
ai nostri stessi sensi,
alla nostra stessa anima:
abbandoniamo l’agevole sentiero
dal mite clima che
dolcemente ci conduce
alla nostra coscienza.
Gaetano GULISANO
martedì 24 marzo 2009
La Gondola
(foto da web)Lo sciabordio dell’acqua
nei canali di Venezia,
antiche mura cinte
da un fluido abbraccio,
due cuori lenti passano
come una musica romantica,
la scia dei sogni di due innamorati
che si tengono per l’anima
galleggia sulle calme acque
della laguna.
Antico legno scricchiolante
che confondi i tuoi cigolii
con le soavi ed eteree
note della laguna,
accompagnata dalla voga
fai fremere la forcola
ad ogni tuo sussulto
e un dolce canto
si sprigiona nell’aria.
Sogno d’incanto
interrotto dall’afono e stonato
canto della sgraziata modernità,
una vogata e poi un’altra
e mi cullo ancora nell’oblio
di un’antica e leggera gondola.
Gaetano GULISANO
sabato 21 marzo 2009
Bucaneve
(foto da web)Bucaneve
Indomabile vigore
d’inevitabile fato,
delicato urlo
d'irresistibile gioia,
tenue essenza
d'un inerme seme.
Sotto una coltre
di gelida e candida neve,
inflessibile con inaspettata
veemenza, spingi il tuo esile
stelo come un’orda
d’inferociti guerrieri.
Vincendo la gelida morsa
a favore d'un flebile tepore,
diventando ardente fuoco
per generare rinascita,
spandendo profumo
per inebriare la vita.
Gaetano GULISANO
giovedì 19 marzo 2009
Ai miei papà

Ai miei papà
Quanta sicurezza mi davano
le tue forti braccia,
quanta fiducia mi davano
i tuoi calmi discorsi,
quanta gioia mi davano
i tuoi favolosi racconti.
Quanti inutili regali ogni
19 marzo:
dopobarba
che non avresti mai usato,
sigarette
che non avresti mai fumato.
Quanta rabbia ho provavo
quando mi hai lasciato
per quel mondo ultraterreno
che ti avrebbe reso la pace,
ti avrebbe tolto gli affanni
di quel terribile morbo
che oltraggiava il tuo
essere uomo.
Quanta gioia ho provato
nel ritrovarti nel mio amato
suocero,
quanto rimpianto ancora provo
per non averlo mai chiamato
papà.
Simile a te per l’ingegno,
per l’arte,
per l’inventiva
e per il suo amore.
Quanto dolore ho provato
quando anche questi
mi ha lasciato,
per cessare gli affanni
di altro atroce morbo.
Quale triste gioia
nel sapervi entrambi
a dibattere dei vostri ingegni.
in gioiosi ed arcani mondi.
Papà Francesco
e papà Paolo
buon 19 marzo.
Gaetano GULISANO
sabato 14 marzo 2009
Parole
(foto da web)Parole
Parole,
viaggiano trasportate
dall’aereo dei sensi, nel cielo
della mia mente
andando a collidere
sulla catena montuosa
della mia anima.
Parole,
superstiti al disastro aereo:
cannibali per sopravvivenza
affamati di sapere,
assetati di conoscenza,
bramanti di sognata vita.
Parole,
sopravvissute all’indifferenza
dell’essere solo parole,
dell’essere solo fiato,
partorite da sterili pensieri
senza pensieri.
Parole,
generate dalla feconda anima
accoppiatasi col prolifero cuore,
partite per un lungo viaggio
finito in un bianco foglio
dove inizia:
“POESIA”.
Gaetano GULISANO
martedì 10 marzo 2009
L'attesa

Domani,
quanto sei lontano domani?
Se ancora nei miei pensieri
ammiro le tue dolci e soavi
fattezze toccandoti nel sogno
come se fossi ancora adesso,
accarezzandoti nel mio senno
come se fossi già futuro,
baciandoti le labbra
agognando il nostro primo
incontro, mentre attendo
l’irraggiungibile domani.
Generale domani,
cavalca con il tuo crudele esercito,
con la tua orda di spietati guerrieri.
Generale domani, non aver pietà
delle armate del generale oggi
che con coraggioso ardore
oppongono ferrea resistenza,
perché il loro nome
non è più domani?
Ma adesso è già: ieri.
Perché
ancora non sento
il trombettiere suonare
la ritirata dello sconfitto
generale ieri?
Perché
non odo le grida dei vinti
che implorano pietà
alle armate di domani,
che imperterriti avanzano
per farmi incontrare
le sue dolci labbra
alle mie frementi?
Domani,
quanto lontano sei
ancora domani.
Tu, dolce creatura
dimmi che gemi
alla stessa mia maniera,
nella sì tanto crudele attesa
per gli innamorati.
Svegliati,
pagano e divino Febo,
cocchiere dell’arcano carro
che porta il sole,
frusta gli ultraterreni destrieri
che galoppino veloci nella notte,
e che il generale domani trionfi
per fami trionfare domani
sulle sue dolci labbra.
Gaetano GULISANO
domenica 8 marzo 2009
Festa della Donna
(foto da web)giovedì 5 marzo 2009
Venezia
(foto da web)Venezia
Fluido senso salmastro
che in un perpetuo abbraccio
cingi secoli d’arte
nell’arcano andirivieni
di lente maree.
Muri bruni di invecchiati palazzi
che nel loro sgretolarsi
hanno fermato lo scorrere
di remote epoche.
Fondamenta inverdite
dalle avvinghiate alghe
che resistendo ai flutti
del tempo,
rammentano le nozze
con l’amata laguna.
Laguna,
fida sposa che non demordi
dall’imperituro amplesso,
mai sazia dei baci
dell’amato tuo sposo
che in quelle brune
mura trova il riparo.
Donata dal mare
nel tuo dolce incanto
in un galleggiante talamo
di calmi flutti,
bianca strenna
è l’argentea luna
che stende un calmo vello,
ammantandoti
in un casto sembiante,
mentre come un’orchestra
di dotti musici:
lo sciabordio delle onde suona
la dolce la nenia dell’amore.
Gaetano GULISANO
lunedì 2 marzo 2009
Mare Audiopoesia (esperimento)
Ho voluto provare ad interpretare una mia poesia, leggendola, aggiungendo musica e immagini, così come io la sento. Naturalmente, non sono né un attore né un interprete. Dunque, posto ugualmente di seguito la poesia, in maniera tale da poterla leggere.
Mare
Ascolto
il lento sciabordio delle onde
che dolcemente
accarezza lo scoglio,
cingendolo in un
amoroso abbraccio
offrendogli la chiara spuma.
Sento
il salso tepore
arrivarmi alle nari
pungendomi i sensi
in un groviglio
di turbinose emozioni,
che agitano i miei pensieri
fra i flutti impetuosi
dell’anima.
Marinaio
sulla zattera dei desideri
squassata dai marosi
della tua inquietudine,
naufrago nel ventre
del tuo orgoglio,
approdo nelle tue
dorate spiagge
madide ancora
del tuo calmo fragore.
Gaetano GULISANO
giovedì 26 febbraio 2009
Amarti
Amarti:
mentre il sole
con il suo caldo abbraccio
cinge il cielo in un
vermiglio manto,
colorando di nuovo il mondo,
togliendomi il respiro,
respirandomi di te
intanto che lento
mi abbandono al suo volere.
Amarti:
quando “Febo” ormai lontano
si inabissa con i suoi destrieri
nella purpurea calma del
cocente mare,
finché lasciato il posto
alla sua pallida sorella “Selene”,
ti rischiara in una scura notte
illuminando la tua essenza
dove dolcemente mi perdo.
Amarti:
dove la notte finisce
finendomi nei tuoi fluidi sguardi,
conducendoti all’oblio
per non obliarti con oboli d’amore,
dove il soave abbraccio dell’aurora
ci troverà abbracciati
ad aspettare,
il fragoroso scalpitare
dei nervosi destrieri
del divino “Febo”.
Gaetano GULISANO
(A mia moglie Annabella)
lunedì 23 febbraio 2009
Amico
Quante e quante cose si potrebbero dire sull'amicizia... Così tante che potrebbero quasi risultare tutte banali, proprio per il fatto che non lo sono per niente.
Amico
Amico,
che dentro un sorriso
spegni ogni mia pena,
lenendomi dai miei pensieri,
dandomi l’oblio nell’ilarità
della tua amicizia.
Amico,
che hai pianto sulla mia spalla
versando le mie stesse lacrime,
ridendo al mio essere istrione
appropriandoti dei miei sorrisi,
sperando le mie stesse speranze
realizzandole in reali sogni.
Amico,
moltitudine d’emozioni
che come gli impetuosi flutti
nella tempestosa notte
cingono le scogliere,
così la tua amicizia
nell’anima mia s’avvinghia
in un affettuoso abbraccio.
Gaetano GULISANO





















