giovedì 26 giugno 2014

giovedì 20 febbraio 2014




"Il sogno del randagio".

Una volta ancora mi fiderò di te, 
di te 
che non accarezzi più il mio manto
e volgi lo sguardo altrove.

Una volta ancora mi fiderò di te, 
di te 
che non hai voluto ascoltare le mie pene 
legandomi stretto ad un dolore.

Una volta ancora mi fiderò di te, 
di te 
che hai lasciato che la solitudine 
si tramutasse in terrore.

Una volta ancora mi fiderò di te, 
di te 
che mi hai portato via le speranze 
lasciandomi disteso dentro la mia pena.

Una volta ancora mi fiderò di te, 
di te 
che un giorno aprirai le porte delle mie angosce 
per farmi correre felice dentro un sogno.

Gaetano Gulisano.

giovedì 16 gennaio 2014

Il sogno del cervo

(Mia scultura il legno)


Il sogno del cervo


Ora il bosco si quieta
posso dormire anch’io.

Non temo più il freddo né la fame,
Né il lupo né le volpe.
Dormono anch’essi.

Anche l’uomo riposa
Fiocchi di neve il mio vello
Ora la pace.

 Gaetano Gulisano.

giovedì 20 giugno 2013

RICORDI IN LUNGONI



RICORDI IN LUNGONI


In TV indietro tutta stava per finire sulla sigla di cacao meravigliao, trasmissione di Renzo Arbore in voga nella seconda metà degli anni ottanta, la bottiglia di cannonau sul tavolo era quasi finita, le salsicce sulla griglia dentro il caminetto erano quasi pronte, caminetto che serviva esclusivamente per arrostire, ma Gaetano, non aveva la minima voglia di apparecchiare la tavola, poiché era da solo e considerata la tarda ora, avrebbe mangiato le salsicce a scottadito senza usare né piatti né postate, ma avvolgendole dentro il pane carasau e addentandole come un latitante alla macchia.
Era stata una giornata movimentata alla stazione Carabinieri di Santa Teresa di Gallura, un paesino alla fine della Sardegna che in tempi antichi veniva chiamata “Lungoni”, qualche bracciata ancora e iniziava la Corsica se le forti correnti bocche di Bonifacio l’avessero permesso. Quel giorno, sembrava che nell’aria avessero spruzzato qualche sostanza stupefacente, la quale avesse indotto coppie a cornificarsi, conoscenti, presunti amici che litigavano per un nonnulla e, fatto storico: c’era stato pure un borseggio nella piazza del mercato.
Gaetano, giovane carabiniere siciliano appena arruolato, poco più che ventenne, destinato in servizio in quel paese, arrivato da qualche giorno era di piantone alla caserma, (servizio che iniziava alle 13 per finire alla 13 del giorno dopo), e avrebbe dovuto ricevere denunce se non fosse stato per il comandante della Stazione un uomo poco più che quarantenne il classico “padre di famiglia” con moglie e due figli poco più che bambini sempre in ordine con l’uniforme, mai un capello fuoriposto e che mai (nonostante ne avesse avuto ben donde) trascendeva nel turpiloquio, come erano soliti alcuni suoi colleghi, e che prima di metter nero su bianco, cercava sino all’inverosimile di riappacificare le parti, onde evitare ai contendenti i lunghissimi per non dire epici strascichi legali. Purtroppo, contro la stupidità, l’orgoglio e la gelosia delle persone non c’erano parole che potessero reggere e dunque quasi tutta la giornata trascorse tra denunce e liti.
In quella giornata, riuscì a sapere di tante magagne paesane non che la cosa le importasse più di tanto, ma fu comunque sorpreso di quanto potesse nascondere un paese apparentemente tranquillo come quello. Non osava neppure immaginare quali potessero essere le liti con la bella stagione e con l’avvento del turismo. Cercava di immaginare le gelosie delle mogli per le scappatelle dei mariti annoiati, anche se era sicuro che le mogli non sarebbero restate a guardare impassibili e si fossero lasciate cornificare senza rendere pan per focaccia.
Comunque, per essere appena marzo, era stata una giornata movimentata e con quei pensieri in testa cominciò ad addentare la prima salsiccia avvolta nel pane carasau reso morbido e malleabile dal succulento grasso della salsiccia, grasso che non preoccupava minimante Gaetano anche in virtù del fatto che il suo peso complessivo vestito di tutto punto superava di poco i settantacinque chili. Afferrò la bottiglia dopo aver ingurgitato l’ultimo boccone e con l’altra mano tracannò quello era rimasto dentro la bottiglia. Provò a fare zapping con il telecomando, ma le TV locali trasmettevano il TG della notte e, nonostante avesse ancora il cibo sullo stomaco cominciò a prepararsi la brandina per la notte che spettava al piantone. Aspettò ancora qualche ora tanto sapeva che i colleghi che erano fuori non l’avrebbero disturbato, in quanto avevano tutti le chiavi anche se questa era prassi non consentita, ma il comandate fingeva di non sapere pur essendo al corrente, adottando il cosiddetto: “occhio non vede cuore non duole”.
La mezzanotte era già passata da più di un quarto d’ora, dunque decise di ignorare le salsicce che non volevano rassegnarsi al proprio destino e si riproponevano continuamente e decise di andare a letto.
La mattina seguente passò in fretta e tranquilla che gli sembrò quasi d’essersi svegliato in un’altro paese. Gaetano era nella sua camera che condivideva con Salvatore un altro carabiniere neo promosso siciliano come lui ma di un’altra città, di poco più giovane di lui sia di età che di servizio che al momento era di pattuglia con un appuntato anziano di servizio.
Guardava fuori dalla finestra della sua cameretta, erano già le quattro del pomeriggio. La temperatura era ancora frizzantina nonostante il sole era ancora alto in un cielo terzo. Volgendo poi lo sguardo all’interno della cameretta, fu catturato dalla visione delle camicie accatastate dentro il suo armadio che venivano prepotentemente fuori dall’anta semiaperta e che aspettavano di essere lavate , stava per prendere la bacinella per riporvi le camicie, quando nella mente gli balenò un’idea: perche non portare il tutto in tintoria? Il dubbio successivo: dove si trovava una tintoria? Avrebbe chiesto dove si trovasse al collega che gli aveva dato il cambio nel servizio di “piantone”e poi, far lavare delle camice in tintoria non gli sarebbe costato mica una fortuna?Archiviati i dubbi, prese le camicie e una divisa e dopo aver messo tutto alla rinfusa in un sacchetto di plastica, scese le scale ed andò in ufficio dove il carabiniere scelto che gli aveva dato il cambio stava mettendo a posto delle pratiche. esordì alle spalle del collega facendolo sobbalzare. < Su santu chi ta fattu> imprecò Tore nella classica espressione dialettale sarda alla volta di Gaetano, che non poté fare a meno di esplodere in grassa risata. Appena Gaetano riuscì a riprendersi dall’ilarità, chiese a Tore dove fosse una tintoria ed egli, ancora chinato a raccogliere i fogli che gli erano caduti per terra nel sobbalzo, gli indico dove fosse. Gaetano ringrazio ancora con un ghigno che gli si stampava sul volto ed uscì.
Appena fuori, aprì la sua ritmo 60 bianca solo in origine, perché ormai definirla bianca era al quanto azzardato, dato che ormai erano parecchie settimane che quell’auto non vedeva una goccia d’acqua. Lanciò il fagotto con gli indumenti sporchi nel sedile passeggero e si diresse dove Tore gli aveva indicato.
Appena arrivato, parcheggio proprio d’avanti alla saracinesca della tintoria. In alto capeggiava un’insegna con scritto: “Lavanderia La splendor” in principio appena lesse quella scritta pensò che l’ideatore dell’insegna non brillasse per originalità, ma poi lui stesso non trovò un nome più appropriato e si trovò a sorridere da solo di se stesso per quel suo pensiero. Appena volse lo sguardo all’interno della tintoria attraverso la vetrina, notò una pila di camice ed altri indumenti puliti adagiati alla rifusa su di un tavolo ed una ragazza mora con dei lunghi capelli ricci raccolti da una fascia azzurra intenta a stirare alcune camice che rideva divertita come se qualche evento le avesse appena provocato quell’ilarità. Dato che di tanto in tanto questa guardava verso di lui, o almeno così le parve, questi ebbe il dubbio che fosse lui l’oggetto di tale ilarità.
Titubò qualche istante prima di entrare all’interno, ma poi pensò di non avere altre alternative oltre quella della bacinella nel bagno della caserma, alternativa che non lo allettava per nulla. Quindi decise di entrare comunque. Aveva appena aperto la porta del negozio ed aveva appena finito di dire buon giorno, ma non fece a tempo ad udire la risposta proveniente dall’interno, quando uno stridio di pneumatici lo fece trasalire, si girò repentinamente all’indirizzo di quel rumore e dive il pulmino 850 dei carabinieri con all’interno Salvatore.
gridò questi dal pulmino così era solito chiamare Gaetano, proseguì Salvatore, Gaetano restò interdetto a quella richiesta fattagli con voce severa e con il volto scuro, mentre l’appuntato che stava seduto al posto passeggero infagottato nell’uniforme sempre più stretta e con i bottoni della giacca che stavano per esplodere era imperturbabile mentre compilava l’ordine di servizio, come se tutto quello che gli stesse attorno non lo riguardasse. rispose Gaetano, e mentre lo diceva, appoggiò una mano sulla maniglia della porta per entrare, mentre con l’altra teneva il fagotto con gli indumenti sporchi. Era riuscito a stento ad aprire uno spiraglio della porta e dall’interno si udiva una radio che suonava “notte prima degli esami” di Antonello Venditti , che veniva interrotto ad intervalli dal melanconico sbuffare della caldaia del ferro da stiro che la ragazza mora faceva andare sue giù lungo l’asse da stiro con movimenti monotoni e quasi annoiati, mentre intonava la canzone che mandavano alla radio. Gaetano non fece in tempo a mettere piede all’interno della tintoria che stavolta l’appuntato, chiamandolo con il cognome gli urlò: Il tono era quello severo che non accettava né repliche né contestazioni. Gaetano cercò di non incrociare lo sguardo e senza esitare uscì dal negozio e si diresse verso la sua auto per ritornare in caserma, sempre con il suo fagotto al seguitò e pensò subito che avrebbe dovuto lavarsi le camice. Prima di entrare in macchina non poté fare a meno di volgere l’ultimo sguardo all’interno della tintoria e, gli sembrò che la ragazza mora avesse capito la gravità della situazione, anche se neppure lui stesso aveva la più pallida idea del perché di tanto mistero e serietà, figuriamoci se poteva averne cognizione la ragazza, ma a Gaetano gli parve che il sorriso si fosse tramutato in uno sguardo corrucciato. Abbandono quei pensieri, entrò nella macchina e si diresse verso la caserma, rimuginando cosa potesse essere accaduto di tanto grave che richiedesse tanta solennità.
Appena parcheggiò la macchina davanti la caserma, non fece in tempo a suonare il campanello che Tore aveva già aperto la porta. Gaetano ancora prima di entrare con il volto teso chiese: <è successo qualcosa di grave?> Tore non rispose, anche perché non avrebbe comunque fatto in tempo che dall’ufficio del comandate si udì:
rispose Tore guardando fisso Gaetano e dicendogli a bassa voce di non preoccuparsi che non era successo nulla di grave. Davanti alla porta del comandante, Gaetano accennò a bussare ma prima che le nocche battessero contro lo stipite della porta, dall’ufficio si udì la voce del comandante: Una peculiarità del comandate, era proprio quella di dare del “lei” ai suoi sottoposti quando bisognava comunicare qualcosa di serio o quando gli doveva dare la classica “lavata di testa”.
Prima che il comandate potesse cominciare a parlare,Gaetano esordì:
< Non ti preoccupare , devi andare in servizio provvisorio a monte Limbara> rispose il comandante con tono rassicurante e con un sorriso come a cercare di rassicurarlo, poi continuò:
< Indubbiamente non è Las Vegas, anzi è un cucuzzolo dove andrai a fare vigilanza ai ponti radio, ma non durerà più di tre mesi. Il fatto che vedi tante facce scure è per ché vai a sostituire l’appuntato Pischedda che ha avuto un grave incidente, tutti qui in caserma lo conosciamo e gli siamo molto affezionati, dato che ha prestato servizio qui a Santa Teresa e cosa ancora più importante devi essere a monte Limbara per le sette e dato che sono quasi le cinque devi fare in fretta. Dunque vai a prepararti la valigia e poi passa in ufficio> e dopo aver pronunciato quelle ultime parole, inforcò gli occhiali e cominciò a compilare il foglio di viaggio e tutte le pratiche per quel momentaneo e repentino trasferimento. Gaetano era interdetto da quella notizia e restò immobile a fissare il maresciallo che scriveva, sino a quando l’uomo distolse lo sguardo dal foglio che stava scrivendo per dare un occhiataccia al giovane carabiniere pietrificato come se avesse appena incrociato lo sguardo della terrificante gorgone Medusa. Gaetano capì immediatamente ed esordì: ed usci dall’ufficio.
Gaetano aveva messo nel cofano della sua ritmo la valigia con le divise e con pochi effetti personali. Il fagotto con le camicie sporche era ancora sul sedile del passeggero, aveva appena ingranato la retromarcia, quando dal finestrino del guidatore sentì battere sul vetro era il maresciallo abbasso il finestrino ed esordì: Il comandante lo guardò dritto negli occhi dicendo: < ascolta: non è una punizione, anche perché in poche settimane non avresti neppure avuto il tempo di combinare casini, ma dovevo scegliere tra te e Salvatore ed è stata una scelta casuale, quando tornerai avrai modo di dimostrare se sei un casinista oppure no. Adesso vai che è tardi e sii prudente.> Dopo aver pronunciato quelle parole, entrò incaserma.
Gaetano abbandonò dolcemente la frizione e l’automobile prese la marcia. Mentre percorreva la via Nazionale per lasciarsi alle spalle il paese, pensò che il comandante nonostante stesse parlando seriamente gli aveva dato del “tu” cosa al quanto inconsueta. Considerò che forse non era il caso di deluderlo.
Era quasi arrivato all’uscita del paese, sapeva che per raggiungere la compagnia Carabinieri di Tempio Pausania ci sarebbe voluto almeno un’ora sempre se avesse rispettato i limiti di velocità ed erano quasi le sei. Il crocevia che gli avrebbe fatto lasciare il paese si avvicinava sempre più. Proseguendo dritto, avrebbe preso la strada per Tempio Pausania, mentre girando a sinistra quella per Palau. In un attimo volse lo sguardo al fagotto e pensò alla consegna fallita, come in trance con un gesto automatico inserì la freccia per svoltare a sinistra ed imboccò la strada per Palau, per poi proseguire per il porto e ritornare verso il centro del paese ed in seguito fermarsi davanti alla saracinesca della tintoria. Prima di scendere dalla macchina e consegnare le camicie sporche, ebbe la conferma che sarebbe stato molto difficile se non impossibili non deludere il Maresciallo…

Gaetano GULISANO

(Il presente racconto è frutto della fantasia dell’autore, il riferimento a nomi, persone o luoghi e da ritenersi puramente casuale.)

giovedì 21 marzo 2013

"L'attesa" Videopoesia

video



Ho cercato di interpretare una mia poesia, realizzando questo video.
Di seguito posto la poesia per chi volesse leggerla.



L’attesa

Domani,
quanto sei lontano domani?
Se ancora nei miei pensieri
ammiro le tue dolci e soavi
fattezze toccandoti nel sogno
come se fossi ancora adesso,
accarezzandoti nel mio senno
come se fossi già futuro,
baciandoti le labbra
agognando il nostro primo
incontro, mentre attendo
l’irraggiungibile domani.

Generale domani,
cavalca con il tuo crudele esercito,
con la tua orda di spietati guerrieri.
Generale domani, non aver pietà
delle armate del generale oggi
che con coraggioso ardore
oppongono ferrea resistenza,
perché il loro nome
non è più domani?
Ma adesso è già: ieri.

Perché
ancora non sento
il trombettiere suonare
la ritirata dello sconfitto
generale ieri?

Perché
non odo le grida dei vinti
che implorano pietà
alle armate di domani,
che imperterriti avanzano
per farmi incontrare
le sue dolci labbra
alle mie frementi?

Domani,
quanto lontano sei
ancora domani.
Tu, dolce creatura
dimmi che gemi
alla stessa mia maniera,
nella sì tanto crudele attesa
per gli innamorati.

Svegliati,
pagano e divino Febo,
cocchiere dell’arcano carro
che porta il sole,
frusta gli ultraterreni destrieri
che galoppino veloci nella notte,
e che il generale domani trionfi
per fami trionfare domani
sulle sue dolci labbra.

Gaetano Gulisano.


giovedì 14 marzo 2013

Cala grande in Santa Teresa di Gallura (speriamo presto e con il vostro aiuto) patrimonio dell'umanità

Vorrei ricordare a scanso di equivoci che la petizione è totalmente Gratuita


(foto da web)

Cala Grande è una località sita in Santa Teresa di Gallura, un paese stupendo della Sardegna.
Gli abitanti del luogo, stanno cercando si far diventare questa località patrimonio dell’umanità.
Per far ciò, occorre che l’umanità sia sensibile verso questa natura, sensibilizzandosi per far andar in porto la petizione.
Potrei parlarvi di questo posto, tramite le sensazioni che ho potuto provare seduto sopra uno scoglio ad ammirare il mare che, con il suo andirivieni mi cullava carezzandomi il viso con la sua salmastra carezza.
Oppure postare delle foto (come ho fatto); ma nulla di tutto questo rende né giustizia né verità al suo reale splendore.
Solo trovandosi in quel luogo si può realmente capire quanto sia importante questa(battaglia).


mercoledì 6 marzo 2013

Liquidi pensieri

(foto da web)


Liquidi pensieri

Stammi accanto senza parlare,
fammi sentire i tuoi pensieri
mentre sfiorano i miei.

Stammi accanto senza guardarmi
perché in un tuo sguardo
troverei i miei occhi.

Occhi colmi di liquidi pensieri
inermi e desiderosi
di immergersi
una volta ancora.

Gaetano GULISANO.



giovedì 28 febbraio 2013

(foto da web)

Ricordi di “Luce”

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
versi che non riesco a ricordare
ma che non posso
dimenticare.

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
quando i versi
non erano ancora poesia
ma la poesia era già
nell’aria salmastra di maestrale

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
una baia illuminata in argentei marosi
riflessi su una bianca rena di stelle.

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
cerco quella luce dalla quale invano sono fuggito
sperando di ritrovarla per spegnerla ancora
mentre essa continua
ad illuminarmi
con ricordi vi vento dal sapore salmastro.

Gaetano GULISANO.

martedì 26 febbraio 2013

Scultura

(Una mia scultura in creta)



Scultura

Dal nulla m’appari
plasmata da un dolce pensiero
un colpo, poi un altro e un altro ancora,
adesso prendi forma per mutarla ancora.

Ma non eri nulla, eri essenza senz’anima
un colpo, poi un altro e un altro ancora,
mi inquieto nel mio delirio
non sei ciò che io volevo tu fossi.

I colpi si fanno più frenetici
per placarsi nell’estasi che precede la calma.
Riprendo con un colpo, poi un altro e un altro ancora,
adesso ti palesi la mia anima è la tua.
un colpo, poi un altro e un altro ancora
adesso mi appartieni.

Gaetano Gulisano


martedì 9 ottobre 2012

(foto da web)


Ricordi salmastri

Ritrovare
quello che avevo lasciato andare
Per lasciarlo viaggiare
leggero sulle ali del vento,
mentre una salmastra carezza
mi sfiora le labbra.

Otri colmi di ricordi
tentano il dissetarmi
ma il sale delle lacrime
mi gonfia la lingua
e continuo a bere
senza mai appagarmi.

Guardo un onda
succedersi all’altra,
scrutando
nella bianca spuma
e ritrovo il mio viaggio
per lasciarlo andare
tra vecchi ricordi salmastri.

Gaetano GULISANO.

lunedì 6 febbraio 2012

Sacro Fuoco

(foto da web)


Sacro fuoco.

Sacro fuoco,
m’avvicino
strappandoti una fiammella
la cingo nelle mie mani,
sento il tuo calore,
sento bruciare le mie carni
non provo dolore
ma estasi.

Gaetano Gulisano.

martedì 20 settembre 2011

Dieci,cento,mille...

Solitamente accompagno con delle immagini ciò che scrivo, poesie (o presunte tali) o racconti. Ma questa volta, non voglio allegare nessuna immagine. Avrei potuto allegare immagini dei cortei che scandivano quell'infamante slogan, oppure le foto di quei ragazzi uccisi almeno due volte: prima dall'esplosivo e poi dalla devastazione ancor più letale delle parole.
Le parole dei ben pensanti che anelano la morte nascosti da una bandiera arcobaleno.

Io, con questi pochi versi vi voglio solo ricordare e ringraziare per il vostro eroismo.



Dieci, cento, mille…

Dieci, cento, mille…
Non oso continuare.
Infamia l’infamare
bandiere d’amare,
mentre l’amore
è lacrima da versare.

Dieci cento mille…
Quanto vorrei dire,
abbracciare dieci eroi
e ripudiare piazze d’infami.

Vigliacchi
nascosti dietro altre bandiere.
Bandiere da bruciare,
bandiere da baciare
bandiere dove avvolgere
la propria vigliaccheria.

Dieci cento mile…
Nelle orecchie risuona
quell’infamia,
nella testa picchia forte
quell’orrore,
nell’anima squarcia
quell’eco di violenza.

Quella violenza di parole
dei ben pensanti
che falsamente anelano pace
che continuano ad uccidere
oltre la morte.

Gaetano Gulisano.


venerdì 24 giugno 2011

Estate 1983

(foto da web)

Estate 1983


Erano quasi vent’anni che Gaetano non tornava più a Catania, e forse ne sarebbero passati altrettanti, se non fosse stato per risolvere alcune grane per un’eredità di un’immobile che non era riuscito a risolvere, nonostante avesse incaricato un legale. Il comandante dell’aereo, con una voce gracchiante prima in inglese, poi in tedesco ed in fine un italiano ancora più incomprensibile delle prime due lingue sconosciute, aveva annunciato che stava iniziando l’avvicinamento all’aeroporto Fontanarossa di Catania. Gaetano quasi istintivamente allungo la testa verso il finestrino per cercare di scorge al suolo, ma ancora erano troppo in alto e si vedeva solo il bianco delle nuvole. Ma quello che cercava di vedere Gaetano, se lo portava dentro e nonostante continuasse fissare il bianco delle nuvole, riusciva a vedere l’azzurro del mare, la sabbia dorata e i due enormi fanali che capeggiavano al lido CLED. Lo stabilimento balneare sul lungo mare di Catania, dove aveva passato i momenti più belli che riuscisse a ricordare, non tanto per la bellezza di quei momenti in se ma forse, perché all’epoca, non aveva ancora compiuto i vent’anni, non aveva ancora prestato servizio militare, (perché ancora nell’83 era obbligatorio il servizio di leva.) e naturalmente, ogni problema in quegl’anni veniva rimandato a dopo il servizio di leva la cosiddetta Naja. Quello stabilimento era particolare già dal nome infatti “CLED” erano le iniziali dei figli del proprietario un avvocato del foro di Catania,un tipo al quanto bizzarro ma non una cattiva persona. Ma la cosa che rendeva veramente speciale quegli anni arano gli amici: c’era Orazio, senza ombra di dubbio il classico amico del cuore. Abitava nell’appartamento sopra quello di Gaetano, praticamente se non si può dire che erano nati assieme senza ombra di dubbio quei due erano cresciuti insieme. Poi c’era Maurizio, lui abitava in una via vicina, una strada senza sbocco dove le automobili che transitavano erano solo quelli dei residenti e naturalmente, tutti noi ragazzini della zona ci eravamo appropriati di quella via facendola diventare il nostro campo da calcio personale.
Gaetano, fu ridestato da quei pensieri dallo gracchiare dell’altoparlante sopra il sedile che, annunciava di allacciare le cinture di sicurezza e di chiudere i il tavolinetto situato nella poltrona del passeggero anteriore. Quest’ultima indicazione, non destò nessuna preoccupazione anche perche a causa di un incidente in moto occorsogli anni prima, era rimasto con la gamba destra totalmente anchilosata in estensione e a causa di questo, a bordo dell’aeromobile occupava il primo posto quindi non aveva nessuna poltrona davanti.
Non passò molto tempo che la discesa iniziò a farsi sentire anche nello stomaco di Gaetano, per ovviare a quel lieve senso di fastidio che la discesa gli procurava, volse lo sguardo fuori dal finestrino. Le nubi bianche cominciavano a diradarsi per lasciare il posto alla vetta imbiancata dell’Etna. Nonostante fosse già luglio inoltrato, la neve occupava un insolitamente un ampio costone del vulcano. Man mano che si scendeva si intravedeva la bianca spuma delle onde del mare infrangersi sulla bionda rena ed eccoli lì, come due carabinieri di guardia alla caserma i due fari del lido CLED. L’atterraggio era imminente ma mentre la pancia dell’aeromobile di apprestava a sorvolare la spiaggia, nella mente di Gaetano il tempo iniziava a tornare repentinamente indietro per fermarsi all’83. Gaetano, ormai con i suoi pensieri non era più su quell’aereo ma a cavalcioni del sedile posteriore di una vespa 50 special comunemente chiamato vespino. Il vespino del suo inseparabile amico Orazio. Era una domenica ed entrambi non lavoravano; come al solito Orazio era andato a svegliare Gaetano che non riusciva mai ad essere puntuale nonostante i vari richiami di sua madre che lo riprendeva spesso per la sua scarsa propensione alla puntualità. Orazio era ormai abituato ai puntuali ritardi e non ci faceva più caso. Poco Dopo, con Orazio alla guida e Gaetano sul sellino posteriore si trovarono a zigzagare tra gli automobilisti in coda che istericamente strombazzavano tra il sudore e le imprecazione lungo il viale Kennedy, il viale del lungomare di Catania dove si trovavano i vari stabilimenti balneari e tra questi il famoso lido CLED. Solitamente, all’interno del parcheggio del lido i due ragazzi trovavano l’avvocato (il proprietario del lido) che controllava, come se questi fosse preoccupato perché ancora non fossero arrivati. Ma la cosa che rese particolare quell’anno, fu il torneo di “tamburelli” una specie di “beach volley” con i tamburelli. Gaetano non era per nulla bravo a giocare con i tamburelli, come d'altronde non lo era neppure a calcio; infatti quando si organizzava qualche partita in strada, veniva puntualmente schiaffato in porta, non perché fosse un bravo portiere ma perché quello era l’unico ruolo dove poteva apportare meno danni, almeno sino a quando un avversario non riusciva a fare un tiro nella porta dove era stato piazzato Gaetano e puntualmente faceva goal.
Gaetano, consapevole di non essere un campione e anche in virtù del fatto che si trattava di un doppio misto, si iscrisse al torneo con una ragazza molto carina, ma come gioco faceva apparire Gaetano un gran campione di Tamburelli. Tra i mille difetti di Gaetano un pregio glielo riconoscevano tutti: lo spirito. Naturalmente arrivò ultimo al torneo ma sapendo di non avere speranze, ogni partita era un continuo spettacolo comico inscenato dalla sua consapevole goffaggine e dalla tecnica di gioco non del tutto impeccabile.
Dopo qualche partita si sparse la voce e negli incontri successivi, quando giocava Gaetano vi era un folto pubblico con tifo da stadio e con relativi striscioni. Alla fine del torneo, gli venne assegnata la “targa simpatia” per lo spettacolo cabarettistico che inscenava ad ogni incontro. Talvolta effettuando il servizio prima che l’arbitro fischiasse o esultando ad un punto subito come se fosse stato lui a segnarlo, suscitando l’ilarità del folto pubblico presente per l’occasione. Naturalmente, per la consegna della targa influì moltissimo la pressione sugli organizzatori dell’amico Orazio.
Continuarono quella serata a bordo della vespa di Orazio prima in piazza Umberto davanti ai chioschi brindando con un dissetante bicchiere si selz limone e sale per finire la serata viaggiando per la città senza meta, sopra la mitica ed indimenticabile vespa50 special.
Uno scossone fece sobbalzare Gaetano ridestandolo dai suoi pensieri, il comandante dell’aeromobile informava i passeggeri che erano atterrati a Catania in perfetto orario, che la temperatura esterna era di circa ventotto gradi centigradi ed augurava una Buona permanenza.
Gaetano appena messo i piedi a terra per un istante si guardò in giro sperando di scorgere Orazio con la sua vespa 50 special, poi tornò alla realtà chiamò un taxi e si diresse verso il suo albergo.

Gaetano GULISANO.

domenica 19 giugno 2011

Bastardino?

(foto da web)


Bastardino?

Ti ho amato e mi hai tradito per la calda stagione,
ti ho perdonato ai primi freddi e mi hai bastonato,
ti ho morso per la rabbia che ho provato
per non essere riuscito a farmi amare
e mi hai ucciso.

Ti ringrazio solo
per non avermi abbandonato
ai margini di un autostrada
in balia della fame e della vergogna.

Ma se dovessi rinascere
non importa quante bastonate
riuscirai a darmi,
continuerei ad amarti
perché io sono cane mentre tu sei uomo.

Gaetano Gulisano.



venerdì 8 aprile 2011

Bla,bla,bla...

(foto da web)
Da chi prendere l'esempio da quelli in aula o da quelli in piazza? Dal "civile" scontro in aula o dalla violenza in piazza? L'unica cosa che mi viene da pensare è: che tra l'aula e la piazza l'unica differenza è l'abbigliamento. I parlamentari vestono in giacca e cravatta mentre i manifestanti in Jeans e felpa.
Allora chi sono i cattivi? Ma naturalmente le forze dell'ordine, che se manganellano sono i cattivi e se non lo fanno sono incompetenti. in qualsiasi caso da punire. 



Bla,bla, bla…

Vociare il senso dell’insensato,
idee offese da ideologie
in falsità violente.

I buoni o i cattivi
confusi in unico grido,
turpiloquio denso
di(s)senso forsennato.

L’offeso e l’offensore
due facce, la stessa idea
“Parlamento…”
Bla,bla,bla.

Gaetano GULISANO




venerdì 1 aprile 2011

Primavera

(foto da web)


Primavera

Germogli attendono
sopra pensieri a ciondolo,
aliti di vita errando
spiegano ali di cera
in cerca di sole.

Andirivieni d’ore
a segnare il tempo
inseguono speranze,
bisbiglio di vita
confonde
parole stanche
appoggiate al vento.

Implodono schegge di brezza
conficcandosi nell’anima
profumano i sensi
di nuova vita.

Gaetano Gulisano.



sabato 19 marzo 2011

Rena Bianca

(foto da web)
Rena Bianca è la spiaggia di Santa Teresa di Gallura e “Municca” è la fascia di terra e macchia mediterranea che padroneggia e sorveglia questa stupenda opera della natura



Rena Bianca

Ascolto il vento
che lontano dai miei sensi
agita l’anima.
Percossa la bianca rena
i marosi accoglie.
“Municca” eterno scoglio
vigila il dolce tormento
del perpetuo andare.

Vedo i miei ricordi,
davanti una torre saracena
ultimo stendardo
dei miei pensieri
mentre
una salmastra carezza
si confonde col sapore
della mia lacrima.

Gaetano GULISANO

giovedì 17 marzo 2011

Tricolore

Chissà se saranno solo i leghisti a non festeggiare oggi?

(foto da web)

Tricolore

Per chi come me
ha visto ogni mattina sventolare
quel "telo" tricolore,
per chi come me
ogni pomeriggio ha visto ammainare
quel "telo" tricolore,
per chi non ha mai visto
ne sventolare ne ammainare
quel "telo" tricolore
ma lo porta cucito dentro il cuore.

Per chi come me si commuove :
<<…l’Italia chiamò sì…>>
per chi come me non trattiene le lacrime:
<<…Ho mia patria sì bella e perduta…>>
Per chi ha dato la sua vita
inconsapevole d’essere un eroe
ma pienamente cosciente
d’essere italiano.

Ma non per quelli che oggi
si stingeranno attorno a quel “telo”
dicendo d’amarlo,
dicendo di difenderlo,
gli stessi infami che hanno urlato:
dieci,cento, mille Nassiria
Eppure, anche quelli sono italiani.

Gaetano GULISANO.



domenica 23 gennaio 2011

Gelo



Gelo

Tutto tace
in un’assordante
silenzioso baccano
di vita.

Sotto cristalli
apparentemente statici,
pulsa il cuore dell’inverno
liberando sordi vagiti di gioia.

Immobile e frenetico
il gelo mi scalda l’anima,
invitandomi a percorrere
il suo sentiero per perdermi
nella sua bellezza e ritrovare la vita.

Gaetano GULISANO

mercoledì 12 gennaio 2011

Epifania sui monti



Epifania sui monti

Gelidi diamanti
depositati a spaglio
brillano sotto una luna
che si atteggia a sole.

Cristalli di freddo tepore
illuminano sentieri
imbrogliando la sera
vestendola da giorno.

Sfavillano fuochi
tormentati dal vento,
alimentati da vecchi ricordi
da dimenticare,
controllati da risa e da vin brulé
per salutar la notte.

Gaetano GULISANO.