giovedì 28 febbraio 2013

(foto da web)

Ricordi di “Luce”

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
versi che non riesco a ricordare
ma che non posso
dimenticare.

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
quando i versi
non erano ancora poesia
ma la poesia era già
nell’aria salmastra di maestrale

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
una baia illuminata in argentei marosi
riflessi su una bianca rena di stelle.

“… In una stanza buia e l’hai illuminata”
cerco quella luce dalla quale invano sono fuggito
sperando di ritrovarla per spegnerla ancora
mentre essa continua
ad illuminarmi
con ricordi vi vento dal sapore salmastro.

Gaetano GULISANO.

martedì 26 febbraio 2013

Scultura

(Una mia scultura in creta)



Scultura

Dal nulla m’appari
plasmata da un dolce pensiero
un colpo, poi un altro e un altro ancora,
adesso prendi forma per mutarla ancora.

Ma non eri nulla, eri essenza senz’anima
un colpo, poi un altro e un altro ancora,
mi inquieto nel mio delirio
non sei ciò che io volevo tu fossi.

I colpi si fanno più frenetici
per placarsi nell’estasi che precede la calma.
Riprendo con un colpo, poi un altro e un altro ancora,
adesso ti palesi la mia anima è la tua.
un colpo, poi un altro e un altro ancora
adesso mi appartieni.

Gaetano Gulisano


martedì 9 ottobre 2012

(foto da web)


Ricordi salmastri

Ritrovare
quello che avevo lasciato andare
Per lasciarlo viaggiare
leggero sulle ali del vento,
mentre una salmastra carezza
mi sfiora le labbra.

Otri colmi di ricordi
tentano il dissetarmi
ma il sale delle lacrime
mi gonfia la lingua
e continuo a bere
senza mai appagarmi.

Guardo un onda
succedersi all’altra,
scrutando
nella bianca spuma
e ritrovo il mio viaggio
per lasciarlo andare
tra vecchi ricordi salmastri.

Gaetano GULISANO.

lunedì 6 febbraio 2012

Sacro Fuoco

(foto da web)


Sacro fuoco.

Sacro fuoco,
m’avvicino
strappandoti una fiammella
la cingo nelle mie mani,
sento il tuo calore,
sento bruciare le mie carni
non provo dolore
ma estasi.

Gaetano Gulisano.

martedì 20 settembre 2011

Dieci,cento,mille...

Solitamente accompagno con delle immagini ciò che scrivo, poesie (o presunte tali) o racconti. Ma questa volta, non voglio allegare nessuna immagine. Avrei potuto allegare immagini dei cortei che scandivano quell'infamante slogan, oppure le foto di quei ragazzi uccisi almeno due volte: prima dall'esplosivo e poi dalla devastazione ancor più letale delle parole.
Le parole dei ben pensanti che anelano la morte nascosti da una bandiera arcobaleno.

Io, con questi pochi versi vi voglio solo ricordare e ringraziare per il vostro eroismo.



Dieci, cento, mille…

Dieci, cento, mille…
Non oso continuare.
Infamia l’infamare
bandiere d’amare,
mentre l’amore
è lacrima da versare.

Dieci cento mille…
Quanto vorrei dire,
abbracciare dieci eroi
e ripudiare piazze d’infami.

Vigliacchi
nascosti dietro altre bandiere.
Bandiere da bruciare,
bandiere da baciare
bandiere dove avvolgere
la propria vigliaccheria.

Dieci cento mile…
Nelle orecchie risuona
quell’infamia,
nella testa picchia forte
quell’orrore,
nell’anima squarcia
quell’eco di violenza.

Quella violenza di parole
dei ben pensanti
che falsamente anelano pace
che continuano ad uccidere
oltre la morte.

Gaetano Gulisano.


venerdì 24 giugno 2011

Estate 1983

(foto da web)

Estate 1983


Erano quasi vent’anni che Gaetano non tornava più a Catania, e forse ne sarebbero passati altrettanti, se non fosse stato per risolvere alcune grane per un’eredità di un’immobile che non era riuscito a risolvere, nonostante avesse incaricato un legale. Il comandante dell’aereo, con una voce gracchiante prima in inglese, poi in tedesco ed in fine un italiano ancora più incomprensibile delle prime due lingue sconosciute, aveva annunciato che stava iniziando l’avvicinamento all’aeroporto Fontanarossa di Catania. Gaetano quasi istintivamente allungo la testa verso il finestrino per cercare di scorge al suolo, ma ancora erano troppo in alto e si vedeva solo il bianco delle nuvole. Ma quello che cercava di vedere Gaetano, se lo portava dentro e nonostante continuasse fissare il bianco delle nuvole, riusciva a vedere l’azzurro del mare, la sabbia dorata e i due enormi fanali che capeggiavano al lido CLED. Lo stabilimento balneare sul lungo mare di Catania, dove aveva passato i momenti più belli che riuscisse a ricordare, non tanto per la bellezza di quei momenti in se ma forse, perché all’epoca, non aveva ancora compiuto i vent’anni, non aveva ancora prestato servizio militare, (perché ancora nell’83 era obbligatorio il servizio di leva.) e naturalmente, ogni problema in quegl’anni veniva rimandato a dopo il servizio di leva la cosiddetta Naja. Quello stabilimento era particolare già dal nome infatti “CLED” erano le iniziali dei figli del proprietario un avvocato del foro di Catania,un tipo al quanto bizzarro ma non una cattiva persona. Ma la cosa che rendeva veramente speciale quegli anni arano gli amici: c’era Orazio, senza ombra di dubbio il classico amico del cuore. Abitava nell’appartamento sopra quello di Gaetano, praticamente se non si può dire che erano nati assieme senza ombra di dubbio quei due erano cresciuti insieme. Poi c’era Maurizio, lui abitava in una via vicina, una strada senza sbocco dove le automobili che transitavano erano solo quelli dei residenti e naturalmente, tutti noi ragazzini della zona ci eravamo appropriati di quella via facendola diventare il nostro campo da calcio personale.
Gaetano, fu ridestato da quei pensieri dallo gracchiare dell’altoparlante sopra il sedile che, annunciava di allacciare le cinture di sicurezza e di chiudere i il tavolinetto situato nella poltrona del passeggero anteriore. Quest’ultima indicazione, non destò nessuna preoccupazione anche perche a causa di un incidente in moto occorsogli anni prima, era rimasto con la gamba destra totalmente anchilosata in estensione e a causa di questo, a bordo dell’aeromobile occupava il primo posto quindi non aveva nessuna poltrona davanti.
Non passò molto tempo che la discesa iniziò a farsi sentire anche nello stomaco di Gaetano, per ovviare a quel lieve senso di fastidio che la discesa gli procurava, volse lo sguardo fuori dal finestrino. Le nubi bianche cominciavano a diradarsi per lasciare il posto alla vetta imbiancata dell’Etna. Nonostante fosse già luglio inoltrato, la neve occupava un insolitamente un ampio costone del vulcano. Man mano che si scendeva si intravedeva la bianca spuma delle onde del mare infrangersi sulla bionda rena ed eccoli lì, come due carabinieri di guardia alla caserma i due fari del lido CLED. L’atterraggio era imminente ma mentre la pancia dell’aeromobile di apprestava a sorvolare la spiaggia, nella mente di Gaetano il tempo iniziava a tornare repentinamente indietro per fermarsi all’83. Gaetano, ormai con i suoi pensieri non era più su quell’aereo ma a cavalcioni del sedile posteriore di una vespa 50 special comunemente chiamato vespino. Il vespino del suo inseparabile amico Orazio. Era una domenica ed entrambi non lavoravano; come al solito Orazio era andato a svegliare Gaetano che non riusciva mai ad essere puntuale nonostante i vari richiami di sua madre che lo riprendeva spesso per la sua scarsa propensione alla puntualità. Orazio era ormai abituato ai puntuali ritardi e non ci faceva più caso. Poco Dopo, con Orazio alla guida e Gaetano sul sellino posteriore si trovarono a zigzagare tra gli automobilisti in coda che istericamente strombazzavano tra il sudore e le imprecazione lungo il viale Kennedy, il viale del lungomare di Catania dove si trovavano i vari stabilimenti balneari e tra questi il famoso lido CLED. Solitamente, all’interno del parcheggio del lido i due ragazzi trovavano l’avvocato (il proprietario del lido) che controllava, come se questi fosse preoccupato perché ancora non fossero arrivati. Ma la cosa che rese particolare quell’anno, fu il torneo di “tamburelli” una specie di “beach volley” con i tamburelli. Gaetano non era per nulla bravo a giocare con i tamburelli, come d'altronde non lo era neppure a calcio; infatti quando si organizzava qualche partita in strada, veniva puntualmente schiaffato in porta, non perché fosse un bravo portiere ma perché quello era l’unico ruolo dove poteva apportare meno danni, almeno sino a quando un avversario non riusciva a fare un tiro nella porta dove era stato piazzato Gaetano e puntualmente faceva goal.
Gaetano, consapevole di non essere un campione e anche in virtù del fatto che si trattava di un doppio misto, si iscrisse al torneo con una ragazza molto carina, ma come gioco faceva apparire Gaetano un gran campione di Tamburelli. Tra i mille difetti di Gaetano un pregio glielo riconoscevano tutti: lo spirito. Naturalmente arrivò ultimo al torneo ma sapendo di non avere speranze, ogni partita era un continuo spettacolo comico inscenato dalla sua consapevole goffaggine e dalla tecnica di gioco non del tutto impeccabile.
Dopo qualche partita si sparse la voce e negli incontri successivi, quando giocava Gaetano vi era un folto pubblico con tifo da stadio e con relativi striscioni. Alla fine del torneo, gli venne assegnata la “targa simpatia” per lo spettacolo cabarettistico che inscenava ad ogni incontro. Talvolta effettuando il servizio prima che l’arbitro fischiasse o esultando ad un punto subito come se fosse stato lui a segnarlo, suscitando l’ilarità del folto pubblico presente per l’occasione. Naturalmente, per la consegna della targa influì moltissimo la pressione sugli organizzatori dell’amico Orazio.
Continuarono quella serata a bordo della vespa di Orazio prima in piazza Umberto davanti ai chioschi brindando con un dissetante bicchiere si selz limone e sale per finire la serata viaggiando per la città senza meta, sopra la mitica ed indimenticabile vespa50 special.
Uno scossone fece sobbalzare Gaetano ridestandolo dai suoi pensieri, il comandante dell’aeromobile informava i passeggeri che erano atterrati a Catania in perfetto orario, che la temperatura esterna era di circa ventotto gradi centigradi ed augurava una Buona permanenza.
Gaetano appena messo i piedi a terra per un istante si guardò in giro sperando di scorgere Orazio con la sua vespa 50 special, poi tornò alla realtà chiamò un taxi e si diresse verso il suo albergo.

Gaetano GULISANO.

domenica 19 giugno 2011

Bastardino?

(foto da web)


Bastardino?

Ti ho amato e mi hai tradito per la calda stagione,
ti ho perdonato ai primi freddi e mi hai bastonato,
ti ho morso per la rabbia che ho provato
per non essere riuscito a farmi amare
e mi hai ucciso.

Ti ringrazio solo
per non avermi abbandonato
ai margini di un autostrada
in balia della fame e della vergogna.

Ma se dovessi rinascere
non importa quante bastonate
riuscirai a darmi,
continuerei ad amarti
perché io sono cane mentre tu sei uomo.

Gaetano Gulisano.



venerdì 8 aprile 2011

Bla,bla,bla...

(foto da web)
Da chi prendere l'esempio da quelli in aula o da quelli in piazza? Dal "civile" scontro in aula o dalla violenza in piazza? L'unica cosa che mi viene da pensare è: che tra l'aula e la piazza l'unica differenza è l'abbigliamento. I parlamentari vestono in giacca e cravatta mentre i manifestanti in Jeans e felpa.
Allora chi sono i cattivi? Ma naturalmente le forze dell'ordine, che se manganellano sono i cattivi e se non lo fanno sono incompetenti. in qualsiasi caso da punire. 



Bla,bla, bla…

Vociare il senso dell’insensato,
idee offese da ideologie
in falsità violente.

I buoni o i cattivi
confusi in unico grido,
turpiloquio denso
di(s)senso forsennato.

L’offeso e l’offensore
due facce, la stessa idea
“Parlamento…”
Bla,bla,bla.

Gaetano GULISANO




venerdì 1 aprile 2011

Primavera

(foto da web)


Primavera

Germogli attendono
sopra pensieri a ciondolo,
aliti di vita errando
spiegano ali di cera
in cerca di sole.

Andirivieni d’ore
a segnare il tempo
inseguono speranze,
bisbiglio di vita
confonde
parole stanche
appoggiate al vento.

Implodono schegge di brezza
conficcandosi nell’anima
profumano i sensi
di nuova vita.

Gaetano Gulisano.



sabato 19 marzo 2011

Rena Bianca

(foto da web)
Rena Bianca è la spiaggia di Santa Teresa di Gallura e “Municca” è la fascia di terra e macchia mediterranea che padroneggia e sorveglia questa stupenda opera della natura



Rena Bianca

Ascolto il vento
che lontano dai miei sensi
agita l’anima.
Percossa la bianca rena
i marosi accoglie.
“Municca” eterno scoglio
vigila il dolce tormento
del perpetuo andare.

Vedo i miei ricordi,
davanti una torre saracena
ultimo stendardo
dei miei pensieri
mentre
una salmastra carezza
si confonde col sapore
della mia lacrima.

Gaetano GULISANO

giovedì 17 marzo 2011

Tricolore

Chissà se saranno solo i leghisti a non festeggiare oggi?

(foto da web)

Tricolore

Per chi come me
ha visto ogni mattina sventolare
quel "telo" tricolore,
per chi come me
ogni pomeriggio ha visto ammainare
quel "telo" tricolore,
per chi non ha mai visto
ne sventolare ne ammainare
quel "telo" tricolore
ma lo porta cucito dentro il cuore.

Per chi come me si commuove :
<<…l’Italia chiamò sì…>>
per chi come me non trattiene le lacrime:
<<…Ho mia patria sì bella e perduta…>>
Per chi ha dato la sua vita
inconsapevole d’essere un eroe
ma pienamente cosciente
d’essere italiano.

Ma non per quelli che oggi
si stingeranno attorno a quel “telo”
dicendo d’amarlo,
dicendo di difenderlo,
gli stessi infami che hanno urlato:
dieci,cento, mille Nassiria
Eppure, anche quelli sono italiani.

Gaetano GULISANO.



domenica 23 gennaio 2011

Gelo



Gelo

Tutto tace
in un’assordante
silenzioso baccano
di vita.

Sotto cristalli
apparentemente statici,
pulsa il cuore dell’inverno
liberando sordi vagiti di gioia.

Immobile e frenetico
il gelo mi scalda l’anima,
invitandomi a percorrere
il suo sentiero per perdermi
nella sua bellezza e ritrovare la vita.

Gaetano GULISANO

mercoledì 12 gennaio 2011

Epifania sui monti



Epifania sui monti

Gelidi diamanti
depositati a spaglio
brillano sotto una luna
che si atteggia a sole.

Cristalli di freddo tepore
illuminano sentieri
imbrogliando la sera
vestendola da giorno.

Sfavillano fuochi
tormentati dal vento,
alimentati da vecchi ricordi
da dimenticare,
controllati da risa e da vin brulé
per salutar la notte.

Gaetano GULISANO.

mercoledì 17 novembre 2010

sculture in legno


Era da tempo che mi frullava nella testa l’idea di scolpire il legno.

Dunque, qualche tempo fa, (senza successo) ho cercato di frequentare qualche corso di base per la scultura in legno senza riuscirvi. Ho anche cercato qualche libro che trattasse l'argomento ma trovando solo dei testi che non facevano al caso mio. Allora, ho deciso di comprare una tavola di legno (non so neppure che legno ho comprato, naturalmente non era legno "impiallacciato" ), tre sgorbie da legno: una a "V", una a U e una dritta e mi sono accanito martoriando la povera tavola.
Questo è il risultato.
Per quanto brutta o bella, lascio a voi giudicare; è davvero un emozione vedere la metamorfosi che una tavola di legno prima bel levigata, poi inizia a sfilacciarsi martoriata dalle sferzate per poi pian piano prendere forma e tornare liscia pronta per farsi accarezzare.

Dal nulla tutto appare,
il nulla è solo illusione che nulla sia
mentre tutto è nulla e nulla è tutto.”

Gaetano Gulisano

giovedì 14 ottobre 2010

Danza d'autunno

(foto da web)

L'autunno in montagna è uno spettacolo unico.
E' veramente affascinante assistere alla metamorfosi del bosco.
Quel luogo sempre uguale ma in continuo cambiamento.


Danza d’autunno

Colori d’ocra echeggiano nel bosco
ora che il verde ha ceduto il passo
stanco d’un sole impertinente.

A breve la brina accarezzerà
foglie stanche al suolo,
coccolerà aghi di pini al vento,
segnando il tempo al sottobosco.

L’attesa è finita,
comincia la danza d’autunno:
funghi riposeranno
sotto un tappeto di foglie morte,
mentre aspetteranno
il gelido calore della bianca coltre.

Gaetano Gulisano.




sabato 25 settembre 2010

Vita

(foto da web)


Vita

Ti ho visto sorridente
mentre spavalda
spiccavi il volo,
finché il vento di maestrale
percuoteva i marosi.

Ti ho visto eccitata,
le forti ali dischiuse
all’impetuosa brezza
mentre la salsedine
ti accarezzava il viso.

Ti rivedo ancora
seduto sui miei ricordi
mentre mi preparo
una volta ancora
ad abbracciarti
vita .

Gaetano GULISANO



martedì 21 settembre 2010

Sciame di parole

(foto da web)



Sciame di parole

Volano in sciame frasi leggere
prive del loro senso,
ragliando parole non scritte
lette in disarmonia.

Baccano silenzioso
frasi infrante contro pareti
dell’anima.

Spingono e pungono
frasi mai dette
rimbombando nella mente.

Pagine vuote
senza più parole
sfrigolio di fogli
raggrinziti dall’oblio.

Gaetano GULISANO





venerdì 17 settembre 2010

(Essere)umano



(Essere)umano

Bell’animale
(essere)umano
Che dell’intelletto hai dono.

Ma chi ti ha dato tal strenna?
colui che t’ha creato
o colui che tu hai creato?

Colui al quale
addossi ogni responsabilità
per poter vigliacco discolparti
d’ogni tua nefandezza.

Tanto non è il tuo essere
ma ultra terrena volontà.

(Essere)umano bestia
furbescamente stupida
dotata d’intelletto .
Gaetano Gulisano




martedì 8 giugno 2010

Rose





Finalmente anche nel mio giardino sono “esplose” le rose.
Sembra quasi impossibile che dei rami rinsecchiti in inverno possano diventare un armonia di poesia e colore.

 
Rose

Oggi sento il tuo profumo vita,
delicatezza di petali di rosa
e asperità di spine aguzze.

Oggi vedo il tuo colore vita,
foglie verdi di giocosa speranza
germinati in nuovi boccioli.

Ricordi ormai lontani
le gelate e la grandine,
oggi il sole come un febbricitante
amante cinge i tuo vellutati petali.

Gaetano Gulisano.



giovedì 3 giugno 2010

Il santo tafferuglio atto II

(foto da web)


ATTO II SCENA I

(Studio del Narratore)

NARRATORE:-

…S’incamminò sconfitto il generale pensando alla disfatta clericale,
con passo lento e con fare mesto, quel luogo or più santo non gli appare.
Guardando il nuovo mondo dei defunti pianeti, cieli, mari e monti,
vangando senza meta ebbe certezza che tutto esiste senza umana forza.

Vagando sconsolato a capo chino vedendo un ombra arrestò il cammino,
però non distingueva la figura curioso superò una radura.
Come fu sopra a un alto promontorio riconoscendolo gridò: “viva Vittorio”.

Il re dal canto suo fu esultante salutandolo con fare riverente,
gli chiese: “oh prode generale, perché non vai al santo casale?”
La Marmora ripensando alla disfatta, disse: “re, siamo trapassati
gli onori sono ormai tempi andati e noi, tapini siam, siamo dannati.”

Vittorio, al quale non sfuggiva nulla,
intese l’accaduto malaffare, disse: “se Pietro con te è stato irriverente,
vuol dir che tu sei stato impertinente!”
Giurando e spergiurando il generale, diceva: “io sono netto per nulla gli mancai rispetto,
anzi, mi presentai con un sorriso ma fuori mi buttò dal paradiso.”

Vittorio nel sentirlo favellare disse: “oh prode generale, ora son qua su non t’avvilire
se in terra la mia arte oratoria era entrata a forza nella storia,
ti dico che nella santa residenza San Pietro non farà più resistenza.
E adesso basta più non aspettare oh mio caro valoroso bersagliere,
se la marcia vogliamo cominciare la strada ora mi devi indicare.”

La Marmora gli indicò la via, marciando come Cadorna a porta Pia,
attraversarono quel luogo divino fino ad arrivare al santo mattino.
Giunti vicino al luogo agognato La Mamora si tenne un passo arretrato,
Vittorio nel vederlo ancor temere disse: “allora questo è il prode generale?
Forse perché non sono incoronato e sono re ormai trapassato,
credi che un portinaio pure se santo contro il re Vittorio possa osar tanto?”

La Marmora, sentendo re Vittorio severo favellar al suo cospetto
disse: “mio re, con tutto il mio rispetto e con l’amore che vi porto in petto,
quel santo portinaio pescatore non sente nessun bravo oratore,
ora vedrete come si comporta e senza indugiar ci metterà alla porta.”

Vittorio, senza farsi intimidire guardò ove dovea pronto bussare,
dal sommo porticato si vedea un lungo e bianco spago floreale.
Tirò il canapo con forza e decisione e San Pietro fu subito la dietro al portone,
guardò curioso dal santo spioncino per vedere chi bussava al mattino.

Riconobbe subito Vittorio Emanuele accompagnato dallo stolto generale,
ma prima che il santo potesse parlare il re incominciò a favellare:
“In questo luogo mi sono affrettato da un mio caro amico accompagnato
perché ormai son uomo trapassato.
In terra re il mio trono ho onorato e adesso umilmente al creatore
il paradiso chiedo con fervore.”

San Pietro, nel sentir quei ragionamenti disse:
“ma non fosti tu che chiudesti i suoi conventi
e ai suoi fedeli servitori li spogliasti di tutti i tesori?
Perciò l’alto con te è contrariato, come pretendi d’essere accettato?
E presentarti qui con quel sorriso, chiedendo per te e per altri il paradiso?”

Il re nel sentir quelle parole,
senza per nulla farsi scoraggiare, disse: “Pietro, stammi bene a sentire,
perché dell’altro tu devi sapere: i conventi e i luoghi santi
che aiutar dovevano le genti, erano templi per i prepotenti.

Dunque, se all’onnipotente io gli mancai rispetto,
 crederete alla parola di un reale, fu certamente contro il mio bramare.”
“Sta bene”, disse il santo portinaio:
“ma che colpa aveva il papa pio IX che lo buttasti giù dal santo trono?
E ogni rifiutar a lui fu vano e lo chiudesti dentro il vaticano?
E poi, tu per niente indugiasti, sul trono maledetto ti adagiasti?
Ed ora, come puoi tu bramare che in paradiso io ti faccia entrare?”

Il re alle parole a lui profferte e senza per niente farsi sgomentare,
subito pronto fu nel replicare:
“Mio caro amico ti voglio confessare, che il papa essendo re ha gran potere
e il potere si sa, fa travisare gli obblighi del santo creatore.
Il popolo vedendo le ricchezze che la chiesa continuava ad ammassare,
a gran voce mi chiedeva con fervore o Roma o morte nostro salvatore.

Perciò, di cosa vengo io accusato se re dal popolo io ero acclamato.
Ho dato a quella gente maltrattata la giusta libertà a lungo agognata.
Allora, non creder ch’io sia petulante, se nuovamente con tutto il rispetto,
ti chiedo con ansia l’eterno letto.”

San Pietro, nel sentirlo favellare disse:
“oh mio caro reale, tu cicerone fosti, e son convinto
che chi chiunque altro né uscirebbe vinto,
ma fino a quando io sono il portiere
in paradiso a voi non vi fo entrare;
ma vi prometto che io vo sentire quello che Pio IX avrà da dire
e come ei saprà a me parlare per potersi al suo cospetto discolpare.”

Vittorio nel sentir quella promessa, chiese se libertà gli sia concessa,
di visitare la santa regione pur restando fuori dal sommo portone.
San Pietro disse: “tutto vi è accordato, ma quando il papa sarà trapassato, tutti in questo luogo tornerete e in attesa qui mi troverete;
che udir io vo con ansia e ardore di come ei si sappia discolpare.”

I due amici presero a viaggiare salutando il santo clericale,
vagando per quel luogo misterioso,
pensando al papa e al santo riposo…

Gaetano Gulisano.

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